Per la prima volta, con la Fiom

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Beh magari non ve l’aspettavate. Dopotutto, mi definisco “socialdemocratico”. Ma secondo me l’accordo proposto da Marchionne non si può accettare, in Italia nel 2011. Quindi, se fossi operaio io voterei no. Il referendum si è tenuto, lo scrutinio si sta tenendo in questi minuti mentre scrivo. Penso vinceranno i Sì, per via del potere ricattatorio di un padrone che dice: “O così, o chiudo la fabbrica”. Ma il numero di “NO” sarà comunque molto importante, anche in caso che questi perdano.

Uno dei motivi del mio “NO” è spiegato da questo bell’articolo di una riformista del PSI di Nencini, non propriamente una bolscevica, insomma.

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28 pensieri su “Per la prima volta, con la Fiom

  1. vegetarian

    io credo che nell’Italia di oggi, nella situazione oscena del nostro mondo del lavoro, di fronte al dictat di Marchionne e a un paese che ha scelto che il proprio piano di sviluppo industriale è l’abbassamento del costo del lavoro e dei diritti dei lavoratori chiunque abbia a cuore la giustizia sociale non possa che essere con la FIOM.
    Sono felice che lo sia anche tu Sciltia 🙂

  2. Vegetarian e penso si possa già dire che il risultato è storico. Se anche fra poche ore il voto degli impiegati, come assai probabile, rovescerà questo momentaneo 52,4% dei NO, alla fine sarà un risultato molto inferiore per i Sì a quello che tutti si aspettavano. E’ un ottimo segnale in ogni caso.

  3. lukino (moltitudini)

    Si potrebbe dar luogo a una deriva direi “semantica” e sui referenti delle parole che usiamo.
    Perchè uno potrebbe dire che proprio perchè ti definisci socialdemocratico non trovi accettabile il piano Marchionne.

  4. considerando che i no all’accordo sono al 46%, ben lontano dal tasso di sindacalizzazione della FIOM, si capisce quanto sia stato libero questo voto!

  5. che è come dire, visto che sotto il fascismo si sono formate anche le bande partigiane che erano contrarie al governo, vuol dire che il fascismo era una democrazia…

  6. @topometallo!!! non è una conclusione che può conseguire da quanto scrivo e ancor meno da quanto penso.
    Traduco: visto che gli iscritti alla FIOM (unico sindacato orientato per il no a differenza di tutti gli altri) sono meno del 46% allora diventa evidente che i no vengono anche da lavoratori non iscritti alla FIOM o iscritti ad altri sindacati. Diventa altrettanto evidente che il 54% dei sì è espressione di un voto sotto scacco, insomma un voto per niente libero, quindi un non voto! Chiaro adesso? 😉

  7. aaaah sorry, colpa mia, sono un po’ ipersensibilizzato sull’argomento in queste ore 😉
    l’avevo intesa “se han votato il no molti di più degli iscritti FIOM allora era un referendum libero”
    certo che anche tu… ammetti che si poteva fraintendere? 🙂

  8. Carlo

    scusatemi, io non vorrei essere un guastafeste ma vorrei sapere se conoscete il mondo delle fabbriche.

    Io lavoro in un azienda che fa treni, piuttosto grossa.
    Non sono un operaio.

    Per farla breve i cinesi ci stanno mangiando vivi.

    Quello che noi offriamo a 10 loro lo offrono a 1.
    Il loro lavoro fa schifo e non puoi fidarti di loro (ogni pezzo di un treno deve seguire delle specifiche di qualità che ha le dimensioni di un giallo mondadori, noi le rispettiamo, loro se ne fregano) ma a un decimo dei prezzi di mercato vuoi metterti a fare lo schizzinoso ?

    Riescono a fare questi prezzi perché la manodopera costa poco, ma anche perché il governo Cinese gli ripiana i debiti, a loro non interessa avere un profitto ma conquistare quote di mercato. Quando uno dei loro concorrenti sta per fallire comprano la fabbrica, la trasferiscono in Cina e licenziano gli operai europei.
    Il nostro proprietario sta investendo un sacco di soldi per farci diventare più bravi (non potremo mai batterli sui prezzi, l’unica è cercare di batterli sulla qualità)

    Nuovi managers, nuovi macchinari, nuove competenze (per dire hanno assunto un ingegnere incollatore, se voglio sapere qual’è la meglio colla per una staffa omega da appiccicare a un cassone aria lui lo sa)

    Tutto questo costa, il punto non detto ma implicito è che di rispetto del contratto nazionale non se ne parla più, non è che ci siano stati referendum o altro. O cosi o la bancarotta.

    Questo spiega perché alle 15 e 17 di un sabato mattina io sia appena tornato dal lavoro dopo sei ore di straordinari non pagati. O perché io lavori dalle 7 e 30 del mattino alle 8 e 30 di sera con una pausa pranzo che è mangiare un panino leggendo le e-mails (ufficialmente ne lavoro 8). Come tutti i miei colleghi. Il mio ingegnere di qualità per le vacanze di natale è andato con la famiglia a sciare a Chamonix, una settimana fa l’ho chiamato per dirgli : già che sei li vai a dare un occhiata alla Alpverre che dovrebbero aver iniziato a produrre i vetri del Porteur Polyvalent. L’ha fatto.

    E questo è normale, in ogni azienda italiana, e non perché i padroni sono cattivi, ma perché siamo nel pieno di una delle peggiori crisi della storia industriale di questo paese. Ci stiamo deindustrializzando, e le aziende stanno su perché senza tanto clamore le ore lavorate sono aumentate di un buon 40 % senza alcuna contropartita in cambio.

    Per Fiat mirafiori il punto è lo stesso, solo il concorrente è la fabbrica brasiliana di Fiat.

    Non è che i referendum, le manifestazioni o altro possono cambiare questo stato di cose.

    Ci vorrebbe una politica industriale, un regime di sgravi fiscali, incentivi alla ricerca e agli investimenti.

    I tedeschi stanno superando bene la crisi perché hanno fatto questo. Noi no, i vertici Fiat no, lo so e sono gli operai a pagare, ma tutto il paese non l’ha fatto. E adesso paghiamo pegno.

  9. Bravo Carlo, dici bene: “ci vorrebbe una politica industriale, un regime di sgravi fiscali, incentivi alla ricerca e agli investimenti”. Tutte cose che questo governo non vuole o non sa immaginare né mettere in pratica.

    Dal mio punto di vista di teorico e non di operaio, tagliando i diritti e aumentando l’orario di lavoro a parità di salario se non addirittura tagliando il salario, non è una soluzione. Perché se si prende questa via, non c’è alcun limite, caro Carlo. Prima o poi si potrà dire che nelle miniere di carbone tutto sommato avere i bambini operai, con quei corpi così più sottili e quelle mani così prensili, è meglio che avere dei corpaccioni di grossi e grassi operai adulti. La riduzione di ore di tempo libero lungo un giorno e lungo la settimana impediscono al lavoratore di ricrearsi, di curare la sua famiglia, di stare coi figli, di curare i suoi hobby, di leggere un libro e di guardare un film al cinema. Vale a dire, si deumanizza il lavoratore trasformandolo in una macchinetta che ha un solo orizzonte: quello del suo lavoro, per il quale si immola mente e corpo al massimo. Non può funzionare così, nel XXI secolo in Europa. Come dicevi tu, non possiamo concorrere con i cinesi sui prezzi, ma possiamo sulla qualità. Le ditte di trasporto pubblico europeo e americano dovrebbero essere obbligate a sostenere le ditte di produzione pezzi europee e americane, ma non tramite politiche protezionistiche, bensì avendo l’obbligo di legge di acquistare SOLO prodotti che soddisfano un certo standard di qualità bello alto.

  10. Carlo

    sulla prima parte sarei anche d’accordo se vedessi cos’è la mia vita privata ti metteresti a piangere. Il problema è che è meglio essere un lavoratore deumanizzato che un disoccupato, ti assicuro che ho provato entrambi.

    Poi le regole ci sono già in questo senso, basta rispettarle, bisogna anche vedere se il cliente ha voglia di vederle rispettate (se un cinese ti offre per dire dei finestrini a 1 euro l’uno, normalmente ne costano 10, tu hai veramente voglia di vedere se putacaso si frantumano in lame taglienti se c’è un incidente ferroviario ?)

    Il punto è che per il momento è in atto un enorme travaso di ricchezza dal Primo Mondo al Terzo in una specie di Teoria dei vasi comunicanti economica. Prima o poi arriveremo a livello, nel frattempo sono cazzi per tutti.

    Gli strumenti per correggere la cosa ci sono anche ma ci vorranno decenni perché entrino a regime (i tedeschi hanno mostruosamente aumentato la loro produttività negli anni 90, ora un operaio tedesco costa una volta e mezza un operaio italiano ma produce merci per un valore doppio).

  11. Sì il punto è che l’operaio tedesco ha un salario anche molto più alto di un pari grado italiano e quindi in questo tempo di crisi è stato possibile abbassargli un po’ lo stipendio senza generare una rivolta. Ma in Italia che facciamo? Prima alziamo le ore di lavoro e poi abbassiamo gli stipendi, che son già al limite di sopravvivenza?

  12. per un altro aspetto della riflessione ti rimando al mio ultimo post: http://www.francescaromanacapone.it/archives/700
    per il resto, dico solo che la battaglia fiat ha un altissimo valore anche simbolico ed è il primo passo per una guerra di confindustria, appoggiata dal governo, alla contrattazione nazionale.
    parcellizzare i contratti ha un unico esito: rendere sempre più forti i più protetti e abbandonare i più contrattualmente deboli. alla lunga, però, ci rimettono tutti a riportare il mercato del lavoro indietro di cento anni.

  13. Carlo

    Sciltian:

    è quello che sta avvenendo

    io ho almeno ho la consolazione che so che il plusvalore del mio lavoro va in un nuovo impianto di verniciatura e in un centro di ricerca e sviluppo

  14. pixidust

    scusate l’ignoranza, e state sicuri che non ho intenzione di fare polemica ma solo di capirci qualche cosa (sono rimasta un po’ fuori dal mondo in queste cose per motivi che non ha senso spiegare qui)…. ma quali sarebbero questi diritti degli operai che verrebbero lesi? il fatto che le pause sono piu’ brevi di 10 minuti? il fatto che devono fare molte piu’ ore di straordinario obbligatorio? Bah… sara’, io non faccio l’operaia fortunatamente per me, ma *data la situazione attuale* (vedi quello che scrive Carlo) e visto che l’alternativa e’ che la Fiat chiuda i battenti e se ne vada, non mi sembra che ci si perda poi granche’! E se non sbaglio adesso dovrebbero arrivare investimenti e, al contrario di quello che dice Anelli (o forse non ho capito) i soldi in busta paga dovrebbero aumentare, anche se di poco, ma non diminuire.
    Insomma, c’e’ proprio qualche cosa che non capisco: perche’ tanto accanimento a rifiutare qualunque accordo in una situazione critica come questa? Come diceva il grande Heinlein, non c’e’ nulla come i pasti gratis: qualche compromesso bisogna farlo anche se non e’ esattamente quello che si voleva o si riteneva giusto in assoluto.
    Chi mi aiuta a capire meglio?

  15. Pixi, uno dei sacrifici chiesti lo trovi nel link del post e riguarda la possibilità di assistere un parente handicappato da parte del lavoratore. Per il resto trovi sui media nazionali l’elenco dei sacrifici richiesti agli operai (e non agli impiegati, per altro) che non è riducibile alle pause più corte di 10 minuti, ovviamente.

  16. Filippo, vuoi dire che Daniela Mignogna non ha letto l’accordo prima di scriverne? A me non pare proprio. O forse ti riferivi a Francesca Romana Capone? Secondo me se lo è letto pure lei, prima di scriverne.

  17. Per quanto riguarda le schede sull’accordo, secondo me la migliore è quella fatta dalla Fim-Cisl:

    Però nel suo piccolo è ben fatta anche quella di Virgilio:

    http://notizie.virgilio.it/notizie/economia/soldi/2011/01_gennaio/15/fiat_che_cosa_cambia_a_mirafiori_con_il_nuovo_accordo_-_scheda,27879474.html

  18. Carlo

    anelli non per difendere la mia categoria ma i sacrifici agli impiegati non vengono chiesti formalmente perché non c’è nessun bisogno di ufficializzare la cosa

  19. Enzo

    Mi sembra che ciò che scrive Carlo rappresenti bene il problema che ha l’Italia e il suo sistenma industriale. La risposta che è venuta dalla FIOM è inadeguata ad affrontare lo scenario riassunto efficacemente da Carlo. La FIOM ha messo sul tavolo del negoziato con la FIAT “diritti indisponibili”. E’ chiaro che una trattativa con questa impostazione non può che avere un esito negativo che, quindi, non porta a nessuna possibilità di accordo. Ma la domanda è: i “diritti indisponibili” di cui si è fatta paladina la FIOM sono veramente tali?
    Un diritto indisponibile è tale quando attiene ad aspetti universali dell’individuo, ma se si guardano i contenuti dell’accordo nessuno dei punti riguarda questa dimensione. Non vi rientra il pagamento dei giorni di malattia che è il risultato di un negoziato tra le parti, non vi rienta una diversa articolazione dell’orario, non vi appartiene la mancata possibilità di rappresentanza della FIOM che si autoesclude dal negoziato e dalla firma lasciando alle altre RSA, oltre che la tutela dei lavoratori, la gestione dei rapporti con l’azienda. Non vi appartiene nemmeno la nascita della RSA che avviene sulla base dello statuto dei lavoratori. Infine non vi rientra la clausola di responsabilità perchè è coerente con ciò che accade in tanti dei paesi democratici. Insomma è utile e serve alla difesa dei lavoratori rispondere a ciò che descrive Carlo con una politica sindacale che continua a fare riferimento ad un mondo economico industriale che non esiste più?

  20. Opinabile classificazione, a parte il fatto che mi piacerebbe sapere quali sono allora i diritti per i quali battersi (uguaglianza, fratellanza e libertà? la ricerca della felicità? la proibizione di violenze fisiche sul lavoratore? l’abolizione dello jus primae noctis?)
    Per dirne una la “diversa articolazione dell’orario” interviene e pesantemente in quelli che tu chiami “aspetti universali” visto che incide sulla gestione della vita personale dell’individuo.

  21. Enzo

    @ topmetallo Se seguo il tuo ragionamento ogni norma contenuta in un contratto o in una legge sarebbe “indisponibile” e quindi non modificabile. Per stare all’esempio dell’articolazione dell’orario di lavoro: certo che incide sulla gestione della vita delle persone ma questo avviene all’interno della quantità massima di orario di lavoro (questo sì un diritto indisponibile). Per spiegarmi meglio: è ledere un diritto articolare l’orario su quatro giorni invece che su cinque? Quello che ho cercato di dire è che i “diritti indisponibili” di cui la FIOM si è fatta paladina sono in realtà materia negoziabile perchè appartengono alla gestione collettiva dei rapporti di lavoro. Allora torno ai problemi sollevati da Carlo: si possono affrontare con un sistema di relazioni industriali e una legislazione ferma agli anni settanta? Non è forse che anche questa, secondo me, arretratezza ha contribuito a bloccare il paese?

  22. Comprendo l’obiezione, ma sempre per restare nell’esempio, “quantità massima di orario di lavoro” prevede anche, ad esempio le 200 e passa ore di “straordinario obbligatorio” dell’accordo di mirafiori, e non la distrubuzione su quattro giorni anziché su cinque. Quindi ritengo che sì, con quest’accordo si vanno a toccare comunque “diritti intoccabili”

  23. Il punto nodale della faccenda è esattamente il sistema industriale, il magma normativo, il gap culturale dell’imprenditoria,l’inerzia dell’industria automobilistica e l’inadeguatezza della politica industriale e dopo tutto questo siamo ancora in grado di parlare e dare addosso agli operai? Ottimo risultato, davvero un anovità questo meccanismo che accende la guerra tra poveri! Che cosa sia intenzionato a chiedere il governo in tema di investimenti non è dato sapere! Che direzione vuole prendere l’industra automobilistica mi pare si evinca dalla produzione di SUV!!! Bene, davvero una innovazione notevole per uscire dalla crisi, solo un genio poteva pensarci!!! Salutiamo l’innovatore Marchionne.

  24. I SUV li vanno a vendere in America, Antonio.

    Obama vuole una maggiore efficienza dei motori che gli americani non sanno fare. FIAT si’, come Marchionne sa bene – MultiAir docet – e i SUV per l’America verranno assemblati in Italia.

    Chiamalo stupido.

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