Io sono un poliziotto…

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Il Corriere della Sera ha pubblicato una bella lettera di un poliziotto che ha partecipato in divisa agli scontri del 14 dicembre. La pubblico perché è giusto darle spazio politico e perché è anche molto bella, secondo me. Però poi rispondo, in fondo, al modo mio.

IO SONO UN POLIZIOTTO…

Io sono un poliziotto del Reparto mobile. Io c’ero martedì scorso. Ero a piazza del Popolo. A piazzale Flaminio. Ero sui mezzi a correre dove c’era bisogno. Ero ad ascoltare la radio, le richieste di aiuto dei colleghi in difficoltà. Ho letto i giornali. I gruppi di Facebook e i commenti su internet. La lettera di Saviano e gli editoriali di prestigiose firme e i commenti di gente normale. Vorrei poter dire che cosa si prova quando si è in piazza. Vorrei non dover leggere (tutte le volte) che i poliziotti scendono con l’animosità di chi si trova un nemico davanti. Noi non abbiamo nemici precostituiti. Noi non abbiamo nessuna voglia di menare le mani nè tantomeno di regolare dei conti. E quando leggo certe cose mi domando sempre: ma davvero c’è qualcuno che pensa che chi esce per lavorare lo faccia con la speranza di dover fare a botte? Noi lo sappiamo che oltre all’incolumità fisica rischiamo un avviso di garanzia o un’indagine interna nel caso si sbagli. La maggior parte di noi è sposata ed ha figli. Vi immaginate cosa prova quando gli dicono “è un atto dovuto. Nomina un avvocato”. Io non dico che noi non sbagliamo mai. Sbagliamo. Io sbaglio. Ma vorrei con tutto il cuore che chi è chiamato, giustamente, a giudicare i nostri errori vivesse una giornata insieme a noi. Perchè quando senti urlare per radio “ci stanno massacrando” e riconosci la voce di uno dei tuoi amici ti vengono i brividi. Perchè nel cuore di tutti noi c’è il pensiero di poter essere quel finanziere solo a cui tolgono il casco. E perchè è un attimo che qualcuno ti salga sulla testa e ti spenga per sempre. Alla violenza non ci si abitua mai. Ricordatevi di Filippo Raciti. E’ morto per un colpo, che gli ha distrutto il fegato. Non per un colpo di pistola. Un sampietrino, un colpo di spranga, una molotov… possono uccidere. O lasciare segni che non passeranno mai. Sono un uomo come tanti. E faccio il poliziotto. Non sono il poliziotto migliore che ci sia. Forse ho colpito gente che non lo meritva. Ma io mi sono voltato a guardare piazza del Popolo dopo averla liberata dai manifestanti. E ho visto le carcasse delle auto bruciate, le vetrine infrante, la strada devastata, i monumenti imbrattati. E già sapevo che qualcuno avrebbe detto… “ma la polizia perchè ha permesso tutto questo?” O anche “è successo perchè i poliziotti hanno provocato”. E sentivo il numero dei poliziotti feriti che saliva. Per me dietro ad ogni ferito c’è un nome e un volto. 57 feriti è statistica. 57 uomini sono 57 storie. Voi avete tutto il diritto di guardare al nostro lavoro con spirito e senso critico. Non mi voglio sottrarre alle valutazioni sulle mie azioni. Ma vorrei non venisse consentito a nessuno di giudicare il mio animo. Internet è pieno dei volti di manifestanti che raccontano di aver subito violenze da parte nostra. Alcuni hanno del sangue. Su internet non trovate i nostri volti. Le nostre ferite non le ostentiamo. Noi. Che non siamo diversi da “voi”. Che non odiamo ma possiamo avere paura. Che non vorremmo dover colpire ma a volte dobbiamo farlo. Che mercoledì 22 saremo ancora in piazza. E sui mezzi che ci portano ore prima sui luoghi più caldi ci diremo che mancano tre giorni a Natale. E che… al ritorno… speriamo di essere tutti e di non dover pensare che c’è un collega a cui far visita in ospedale. Ora dovrei mettere un nome. Ma vi ho scritto cosa faccio, non chi sono. Per questo mi firmo..

Un poliziotto

La lettera è molto bella, dicevo, e dando per scontato che chi l’ha scritta sia davvero un poliziotto, magari i poliziotti fossero tutti in grado di avere di questi sentimenti e simili proprietà di scrittura e di narrazione. Il punto è che se decidi di prendere uno stipendio come tutore dell’ordine già devi mettere in conto che puoi trovarti a tu per tu con un rapinatore armato che ti spara addosso (cosa che mi pare più pericolosa di fare da contenimento a una marcia politica, di solito pacifica). Se però lo fai in Italia, Paese ricco di tristezze politiche e ambiguità pesantissime (gli infiltrati, le bombe nelle stazioni e nei treni, la classe politica corrotta che sappiamo) tu alla fine rappresenti sempre lo STATO. Quello Stato lì, e se hai il fegato di volerlo rappresentare nella sua componente del braccio armato, non è che poi ti puoi lamentare del fatto che molto spesso il tuo lavoro ti espone alla violenza, alla paura, allo scontro fisico. O sbaglio?

Aggiungo inoltre: un agente in divisa e a maggior ragione in borghese non dovrebbe “sbagliare”, come sostiene la lettera. Perché dietro a quello “sbagliare” si celano purtroppo spesso reati e comportamenti da Vopos. Violenze inutili, soprusi, abusi, terrorismo in divisa. Le conosciamo a memoria le immagini di Genova 2001 e alcune anche di Roma 2010. Un uomo in divisa che picchia per errore un cittadino inerme forse può anche capitare, e già non dovrebbe, ma soprattutto bisogna vedere come picchia. Se è una manganellata data in punti non vitali, nella confusione di uno scontro, è un conto. Ma se è una serie di manganellate date con tutta la forza possibile sulla testa di un ragazzo a terra, direi che il criminale ha la divisa, in quei casi. Ricordiamoci sempre che a parità di reato, è molto più grave se lo commette un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni, che non anche la stessa persona quando è un privato cittadino.

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10 pensieri su “Io sono un poliziotto…

  1. iwasadoledadstoyboy

    Il post è interessante, come sempre. Personalmente, però, non credo che la lettera sia bella. Ciò che si chiede in più ad un poliziotto rispetto ad un manifestante violento è il rispetto della legalità e la professionalità. Ciò che nella lettera si definisce uno sbaglio (e che tu implicitamente ammetti) è, nella maggior parte dei casi, un reato e, quando non lo è, il frutto di una scarsa preparazione del singolo o di chi lo ha mandato lì (i dirigenti tutti, non la politica) senza prevedere adeguatamente ciò che sarebbe successo. Se un finanziere resta solo, senza casco e con la pistola in mano è sicuramente un errore suo o dei suoi compagni di squadra o dei suoi dirigenti. Professionalmente è un errore non ammissibile. La solfa del buon padre di famiglia che prende mazzate e muore per la patria è anacronistica: non siamo più arruolati a forza nell’esercito di cadorna e fucilati come ‘vili’ se non usciamo dalla trincea, né tanto meno ragazzini in servizio di leva. E’ un lavoro. Di mer@@ come tanti altri, ma pur sempre un lavoro. E credo che sia sempre meglio che raccogliere patate per venti ore al giorno nella piana di Gela

  2. pixidust

    @iwasadoledadstoyboy: non ho capito il tuo commento. Scrivi: “Ciò che si chiede in più ad un poliziotto rispetto ad un manifestante violento è il rispetto della legalità e la professionalità. Ciò che nella lettera si definisce uno sbaglio (e che tu implicitamente ammetti) è, nella maggior parte dei casi, un reato ..”
    No: e’ un reato anche tirare i sanpietrini, o imbrattare i monumenti o picchiare gli altri, non e’ che siccome uno sta facendo una manifestazione allora li e’ permesso tutto, neanche se si assume (come fate voi) che siamo in un regime e quindi siamo giustificati alla violenza. Comuqne quello che si fa e’ un reato! LA legge la si viola comunque. Poi, come nel caso del poliziotto che commette un errore, sara’ qualcun altro che giudichera’ se c’era giustificazione o meno, se e come dovra’ pagare.

  3. Iwas, beh ma io sono d’accordo con te, in sostanza. Ho solo aggiunto che anche all’interno di una struttura militare che rappresenta in divisa lo Stato è possibile che il singolo individuo commetta un errore, ma ciò che dici tu lo penso anche io, incluso il fatto che spesso quegli “sbagli” sono in realtà dei reati commessi dal singolo poliziotto o peggio dal loro drappello intero.

  4. Pixi, ma è ovvio che sono reati in tutti e due i fronti (il tiro della pietra, la manganellata data gratuitamente al cittadino che non c’entra un tubo). Solo che un reato commesso da un semplice cittadino ha un peso X, ma il reato commesso da un pubblico ufficiale ha un peso Y assai superiore. Perché il cittadino rappresenta solo se stesso, mentre il poliziotto in divisa rappresenta se stesso e lo Stato, quindi anche te e me. Se si comporta male quando è ex cathedra, ossia in divisa e nello svolgimento delle sue funzioni, la cosa è più grave rispetto a quando si comporta male mentre è non al lavoro, da privato cittadino.

  5. Io aborro la violenza, salvo i casi di legittima difesa. I violenti che se la prendono con innocenti indifesi vanno puniti, e se sono in divisa questo è ancora più grave. ma vorrei vedere certe anime belle che sono sempre e comunque contro i poliziotti trovarsi a dover affrontare una carica di ultras, blac bloc,ordinovisti furiosi e riuscirea tenere la testa a posto.

  6. Rainbow, d’altro canto, se non sei in grado di tenere la “testa a posto” quando sei nell’esercizio delle tue normali funzioni lavorative, è bene per te e tutti che tu faccia il salumiere, o il postino, o l’addetto di call center, ma non il poliziotto.

  7. Concordo!Intendevo solo dire che è facile criticare, meno facile distinguere i casi dove c’è un chiaro comportamento criminale delle forze dell’ordine (casi Sandri, Cucchi, Aldrovandi, caserma Diaz) e casi, come il caso Giuliani, che rientrano nella legittima difesa, o comunque non si possono assimilare ai primi.così come l’infame Gasparri non sa distinguere fra un pacifico, comune dimostrante e un black block. (e anche Gasparri sarebbe meglio impiegato come spazzino)

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