Le parole che lui non ti ha detto

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Ho letto questa bella letterina a Donna Fanalia, con la sua risposta, e ho postato un mio commento, che ribadisco qui:

Molte donne, invece, considerano SOLO le parole che i loro uomini NON dicono. Nemmeno quelle che dicono, che ancora ancora un senso lo avrebbero, per capire cosa prova un uomo: gli fai l’analisi testuale e via. No. Pensate a quello che secondo voi sarebbe giusto sentirsi dire, ma che il vostro uomo non vi ha detto. E su quella falsa partenza (perché bellemie, alla fine lui è lui e non è te, ma questo varrebbe anche all’interno di una storia lesbica) costruite delle fantasmagoriche teorie di dramma & disperazione, in modo da potervi finalmente lamentare con lui: non mi ami, non mi pensi, non mi pensi abbastanza, non mi pensi sempre, non mi pensi sempre e non mi pensi abbastanza e non mi pensi quando voglio io che mi pensi, ossia proprio quando non mi pensi. Poco importa che magari lui sta intanto facendo le carte per il mutuo del nuovo appartamento dove andrete a convivere, o che abbia appena spedito gli inviti al matrimonio, o stia facendo con voi le pratiche per adottare tre figli: quelli son fatti, cosa vuoi che contino? Le parole che non ha detto, concentratevi solo su quelle.

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5 pensieri su “Le parole che lui non ti ha detto

  1. Michele

    Non mi pronuncio su quello che penso delle donne…
    Pur amandole con tutto me stesso.

    Guardando il mondo lesbo a volte mi chiedo come fanno a stare insieme senza scannarsi a vicenda… ( al dire il vero a volte se lo chiedono pure loro )…

    Domanda indiscreta:
    La reazione che hai dato mi sembra più uno sfogo dato che leggendo la letterina a donna fanalina alla fine gli avrei dato ragione, la parola ti amo esce troppo spesso dalla bocca ragazzi e ragazze senza capirne il vero significato …..

  2. Meursault

    Senza capirne il vero significato? E quale sarebbe di grazia?

    Brutta letteratura, pessimo cinema, televisione e tradizione orale hanno creato la perfetta illusione che l’amore inizi quando inizia il sacrificio. Non solo, contraddittoriamente si devono superare le iniziali prerogative per arrivare ad una condizione che faccia convivere la spinta passionale data innegabilmente dalla novità e dallo sperimentare, e l’afflato sentimentale dato dalla stabilità e dalla conoscenza. Pura illusione, ça va sans dire.
    La spinta verso l’ “amore” nasce molto dal modello socialmente imposto e interiorizzato.
    Attraversiamo l’infanzia vessati dall’illusione (indotta da fiabe, maestri, genitori e catechisti) che ad un certo punto ci affacceremo alla vita con la gioia di trovare qualcuno che rappresenta tutto quello che c’è di meglio per noi (o una gran parte). Ma è possibile? Esiste la persona ideale, sovrapponibile ai nostri ideali? Realisticamente: No.
    E nemmeno la vogliamo, in realtà. E’ solo un pretesto per giustificare la grande discriminazione (la discriminazione sociale per eccellenza) della “scelta”. Da qui interrogativi insoluti: Perché la maggior parte della popolazione non fa che pensare ossessivamente all’amore mentre, interrogata sul profondo perché lo si desideri, non è capace di formulare logiche risposte sulle proprie intenzioni? E l’amore non è una sorta di ricerca egoistica di uno specchio distorto che appaghi i nostri bisogni (mi vengono in mente le liste del ragazzo/a papabile: bellezza, intelligenza, acume, posizione sociale)? Si rispettano davvero gli altri quando si passano allo scanner del sentimento, analisi che non fa che aumentare il cumulo dei rifiutati? Valutare un partner possibile è come leggere le etichette dei cibi in scatola per fare la scelta che più ci aggrada? I/le fidanzati/e sono cereali? Parrebbe. Persino per chi ancora cerca di conciliare aspetto fisico ed affinità elettiva. Perché? Perché crescere è faticoso, invece rimanere gioiosamente e scioccamente frivoli (in questo i gay eccellono), continuando a formulare teoremi brillanti che colleghino con proporzionalità diretta fette di cuore con fette di cu.o è un comodo rifugio reazionario benedetto dall’industria della distrazione. E’ pericoloso un ometto frustrato e prostrato che si pensa in difetto perchè non ha principi e principesse al suo fianco? No è solo un infelice mansueto. L’amore distrae perché non esiste. Ed è la sua inconsistenza la chiave dell’impegno. Così come dio, l’illusione regina, anche l’amore chiede un impegno vitalizio e costante per essere scovato, ammirato, curato, raccolto e consacrato. Ma non funziona. Chi ha smesso di mettersi le dita nel naso in pubblico sarà, più o meno manifestamente, concorde. L’amore (del cuore) è quel sentimento che fa formicolare le gonadi e inumidire la natura femminile. E’ la novità. In quanto tale deve avere nozioni di mistero e volontà di scoperta per essere e rimanere interessante. Nozioni e volontà cercate lungamente con certosino e malfidente impegno. Impegno volto alla ricerca del fattore fisico (con diversi gradi di pretesa). Perché da sempre si legge un gran ciaccolare su quanto è importante l’anima, il cuore e altre amenità in rima; però poi, immancabilmente, la voglia di profondità slitta su una superficie non uniforme. Piccole imperfezioni si perdonano, con quelle medie si convive, le grandi impongono al rapporto una ridefinizione obbligata. Si rimette il cuore nel petto e le mani servono a suggellare un altro patto: “Beh potremmo diventare ottimi amici”.
    Si desta e ritorna preponderante un interrogativo: quanto il sentimento batte un bel faccino, o l’ideale che si cerca? E nel caso si trovi un compromesso, quanto si ricorre alla fantasia per colmare le mancanze fisiche di chi ci dà “molto di più” di un bel sembiante? La bellezza, intesa come spinta ed attrazione sessuale, o la si ha accanto o, in mancanza d’altro, la si ha in testa?
    Storia vecchia come il cucco: amore che diventa tenera amicizia asessuata e quindi cessa di essere amore. Cessa di essere forza obnubilante per diventare quieta e stantia conoscenza. Ma allora perché l’uomo infervorato della sciagurata rubrica è così degno di biasimo? Ha solo seguito un impulso, magari in uno slancio passionale seguito al lancio delle mutande. Colette diceva che “ti amo è un’indecenza da letto”. Aveva ragione.
    Il resto è appoggio, divisione delle spese, sicurezza economica, giaciglio dove celebrare il miracolo della vita che è gran parte compimento dell’isteria femminile. Va da se che le donne cerchino l’amore più profondo, dove per profondità si intende il lato del contratto dove apporre la firma. In questo gli uomini sono più sinceri da sempre, perché da sempre sono padroni e non hanno l’obbligo di servire e sorridere che hanno le schiave.
    Concludo per chi è esausto. “Perché ti stupisci dell’aridità del mondo – scrisse Fromm – quando sei parte del sistema? Tu che celi agli altri il tuo amore, la tua confidenza e la cortesia nella speranza di trovare qualcuno a cui dare tutto in esclusiva. Credi di meritare qualcuno che decodifichi il tuo mondo e intanto ti muovi guardingo e sprezzante. Non sai che quel qualcuno che non troverai è in mezzo a quelli che ignori. Il tuo amore non vale niente se non è per tutti”.
    Saluti

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