Lega sconfitta a Adro

Standard

Nel 2010 la Sinistra e la Democrazia non hanno avuto grandi vittorie, in Italia. Pochi giorni fa, in quel fortino leghista di Adro (Brescia), si è registrata una vittoria di caratura nazionale, alzando la voce sulla blasfema opposizione di un simbolo di partito su mura e suppellettili di una scuola della Repubblica Italiana. Una cosa che non vedevamo dai tempi del Fascismo, che alla fine è dovuta esser condannata perfino da quella grande esperta di etica pubblica, istruzione e cose repubblicane che è la ministra Gelmini (sì, colei che per passare l’esame da avvocato cambiò regione, e se la Padania fosse esistita, sarebbe andata all’estero per barare). Sarebbe bello riuscire a farla diventare una vittoria di caratura storica, se da lì partisse una nuova idea di PD (senza la cricca degli eterni dirigenti digrignanti dei fassinodalemaveltroni) e una nuova idea di coalizione. Il video dell’intervento del mio piddino favorito, alias Pippone Civati, lo trovate nel blog di quel para troll di Filippo Filippini da Coccaglio, già etichettato da questi Anelli come reo di partitolatria verso il PD (una malattia seria, se considerate che è verso questo PD di oggi). Complimenti a tutti: organizzatori, marciatori, politici, cittadini, adrensi, e perfino para troll.

In memoria di Norman, dottorando suicida

Standard

Come suppongo anche a voi altri, mi ha molto colpito il suicidio di Norman Zarcone, collega 27enne di dottorato. Mi ha colpito perché più che essere un suicidio, mi è parso un omicidio di Stato, al pari di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi, solo ottenuto non per il tramite di poliziotti criminali invasati, ma per il tramite di quel muro di gomma italico su cui tutto rimbalza. Mi ha colpito perché se a 27 anni decidi di buttarti dal settimo piano della tua facoltà, significa che hai esaurito anche le belle speranze e le belle bandiere. Mi ha colpito perché ho pensato ai figli di Norman, che non ci saranno. Ai genitori di Norman, che rimangono amputati in questa fantastica Italia. Mi ha colpito perché è un fratello di generazione, di aspettative e perfino membro del Club dei nomi buffi, addirittura in rima col mio. E quindi ho pensato alle ragazze (o ai ragazzi) che Norman non bacerà, ai libri che non leggerà, ai post che non scriverà, agli articoli che non ricercherà, ai libri che non pubblicherà, alle scoperte che non farà, alle persone che non vedrà, ai viaggi che non compirà, agli studenti che non avrà. E a quanto abbiamo perso tutti, in Italia, con quel volo dal settimo piano.

Sentimenti di dolore e confusione. Descritti molto bene da Giuseppe Provenzano su L’Unità.

Sul burqa ci dividiamo fra progressisti che han vissuto in società multiculturali e progressisti rimasti sempre in Italia

Standard

Ho notato una cosa interessante. Sul divieto di burqa, naturalmente, a Sinistra ci dividiamo. Fin qui, direte voi, nulla di nuovo. Ok. La cosa interessante infatti è un’altra. Noi progressisti sul divieto di burqa ci dividiamo fra chi è vissuto alcuni anni in una qualunque società occidentale multiculturale (Germania, Canada, Olanda, UK, ecc.) che abbiamo cambiato il punto di vista iniziale e ci diciamo oggi favorevoli a difendere la laicità delle nostre società occidentali contro qualunque integralismo, e quei progessisti rimasti per lo più in Italia, dove ancor’oggi alcuni temi non si sono proprio posti, perché la minoranza islamica è molto contenuta. Di conseguenza, questi ultimi ritengono di difendere il burqa come esempio di rispetto della libertà di religione (non sapendo che il burqa non è un indumento religioso, ma appartenente a una tradizione di certe società islamiche), oppure come rispetto della libertà d’espressione. Ma noi sappiamo che la libertà d’espressione non è una libertà assoluta. La Costituzione e la Legge stabiliscono dei limiti alla libertà d’espressione, che possiamo grossolanamente riassumere in “tutto ciò che lede un diritto altrui”, come, per esempio, il diritto a non essere diffamato, il diritto a non essere calunniato ma perfino il diritto a non ascoltare bestemmie se sei credente, che forse è perfino un fatto eccessivo (io sono per la libertà di bestemmia, non trovando una bestemmia troppo gravosa per le orecchie di un credente, ma naturalmente altri la penseranno diversamente). La libertà d’espressione del potere, oltretutto, finisce lì dove inizia il diritto al dissenso verbale del popolo, un altro fatto che per molti progressisti italiani non è per nulla chiaro (vedasi il caso Schifani alla festa di Torino). Ma restiamo sul pezzo.

Per dire: io so che una donna islamica che voglia fare la maestra (o la prof, o qualunque altro mestiere statale) deve rispettare un sufficientemente ampio e vago codice di abbigliamento. Come non può andare a lavorare nuda se per caso ama praticare il nudismo, ugualmente non può andare coperta da un burqa (e non solo perché lo stabilisce il Codice Civile, ma anche per ragioni di buon senso: il rispetto di un canone stabilito dalla cultura dominante che, in questo caso, chiede agli impiegati statali di non andare al lavoro nudi né coperti integralmente in modo da nascondere il volto). I più bacchettoni aggiungeranno: “E non può andare al lavoro in minigonna, per rispettare un senso di decenza”. Io su questo dissento, naturalmente, perché non vengo disturbato in nessun modo dalla vista di una maestra in minigonna, e così immagino i bambini, che sono di certo meno maliziosi di me.

Cmqe, io so questa cosa della maestra che non può scafandrarsi col burqa, anche perché mi sono trovato a leggere di questo problema sui giornali canadesi, con la minoranza musulmana che sosteneva essere un suo diritto conservare l’abbigliamento della loro tradizione anche all’estero, anche quando si veste la fascia dell’impiegato statale, e il resto della società canadese (di destra, centro e sinistra) che sosteneva il contrario.

In Italia un problema del genere non si è ancora posto, che io sappia. Si parla di recente di una mamma in burqa che andava a prendere i figli a scuola nel suo scafandro. Le altre mamme hanno raccolto le firme perché spaventava i loro figli. La questione qui è meno rilevante di quella di cui parlavo io, perché la mamma sotto al burqa non rappresenta lo Stato, mentre quella che vuol fare la maestra o la professoressa, sì. Per quanto mi riguarda, sapete già come la penso.

Un intervento che va verso ciò che dico, è venuto pochi minuti fa da Meursault, facendo la tara alle espressioni troppo generali tipo “gli islamici” che come sappiamo è un’entità astratta che non esiste in modo omogeneo e qualificabile:

Chi fa fumose discettazione sulla libertà d’espressione non conosce l’Islam e nemmeno gli islamici. Sono i soliti volterriani da sussidiario che Voltaire avrebbe seppellito con un aforisma.
Non c’è donna che scelga il burka, se c’è quella donna è fortemente condizionata da una realtà persecutoria che deve avere un freno dettato dall’identità collettiva di un luogo che si offre di accogliere ma non di soccombere. Vivo in Germania da più di un anno e vedere decine di donne col burka è quotidianità. Vincendo la loro diffidenza sono riuscito ad avvicinare ventenni che stavano iniziando a considerare l’opzione di passare dal velo al niqab. Ho chiesto perché e, anche nelle più convinte e ferventi, la risposta è stata il rispetto verso una presenza maschile ingombrante che si preferisce tenere quieta con questo lascito che, seppur doloroso, evita ripercussioni violente.
E non si parla della violenza presunta, dal solito solonico relativismo zoppo, ma di percosse e mutilazione fisica.
Cosa sapete esattamente dell’organizzazione collettiva islamica? Cosa sapete dell’identità e delle regole dei cosiddetti quartieri islamici? Sapete qualcosa in merito al controllo delle donne che è compito di qualunque maschio che si fa vice del parentame maschile momentaneamente assente? Io vi consiglio di approfondire la questione vis à vis e non solo sui fondi dell’ Unità, tenendo sempre presente che la democrazia, lontano dall’essere vittima di sindromi autoimmuni, ha il dovere di difendere se stessa persino da chi ne distorce il senso teorico non avendo presente che essa nasce come organizzazione volta al benessere individuale della collettività, e non è il sonaglino di chi si gingilla con un banale nichilismo che tifa per le macerie.

Tutto ciò per dire cosa? Che nel giro di 10 anni, con un inusuale ritardo rispetto al nostro solito, noi progressisti italiani potremo confrontarci con problemi tipo quelli che Olanda, Canada eccetera hanno già affrontato. Sarete in molti a cambiare opinione, cari compagni. Perché alla fine, la difesa della laicità, dei diritti individuali, sono più importanti di ogni altra cosa. E ve ne renderete conto.

E’ chiaro che su un tema del genere, Vendola dovrà parlare in modo chiaro, se vuole prendere i voti di queste due sinistre. Nulla potrà esser peggio di un traccheggiamento fra le due posizioni.

Le deportazioni su base etnica contro gli zingari sono un abominio da Anni Quaranta

Standard

Che tempi, tocca fare dei post su delle cose così ovvie e banali.

La politica di Sarkozy contro gli zingari è uno schifio. E’ assolutamente razzista e fa benissimo la UE a rampognare più che può. Si punisce chi commette un reato, non tutti i familiari di chi ha commesso un reato. Credo ce l’abbia insegnato la Rivoluzione Francese, ma probabilmente Sarkozy non se lo ricorda. Berlusconi e Borghezio sono alleati naturali di una destra xenofoba che pensa di risolvere la questione zingari con le deportazioni di massa su base etnica. Ci fate schifo.

Detto ciò, è chiaro che non ci si può fermare alla condanna. I campi nomadi devono essere ben organizzati, offrire i servizi essenziali. I Comuni e le Province devono provvedere dei pullmini che portino i minorenni zingari alla scuola dell’obbligo, statale e pubblica, dove non sarebbe male avere anche un mediatore culturale zigano per aiutare gli altri insegnanti e gli stessi studenti.

Gli zingari stanziali devono aderire al concetto che nelle nostre società si lavora per campare, e che chi ruba finisce in galera. Gli zingari non stanziali, devono cambiare residenza ogni tot mesi, su base volontaria, naturalmente. Ma una volta che ti sei definito “zingaro zingaro”, cioè non stanziale, significa che ogni tot mesi ti stabilisci altrove, così come vuole la tua tradizione. Chi invece preferisce rimanere stanziale va via via portato nelle graduatorie per gli alloggi popolari, perché nei campi ci dovrebbero vivere solo per poco tempo gli zingari zingari.

PD, l’ultimo spenga la luce

Standard

Prima di tutti se ne andarono i rutelliani, e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi se ne andarono i numerari dell’Opus Dei, e fui contento perché mi davano fastidio.

Poi non furono fatti entrare Di Pietro e Beppe Grillo, e tutti nel PD dissero che erano populisti e troppo critici.

Poi se ne andarono i liberali e i repubblicani, e fui contento perché la sapevano troppo lunga.

Poi se ne andarono un po’ di popolari, e fui contento, perché mi stavano antipatici.

Poi minacciò di andarsene Veltroni, e stetti zitto, perché non ero Veltroni.

Un giorno rimase solo D’Alema con Fassino, e non c’era rimasto nessuno nemmeno a fischiarli.

Fortuna che io, con Mussi, Grillini e Fava, non ci sono mai nemmeno entrato, denunciando che si trattava di un progetto sbagliato e destinato a fallire. Hai capito quanto ci avevo visto lungo?

[di Sciltian Gastaldi, liberamente tratta da un celebre inno del pastore Niemoller, attribuito anche a Brecht. Inutile dire che trattasi di parodia e che non ho alcuna prova riguardo al fatto che i rutelliani rubacchiassero]

Appoggio il divieto di burqa e di niqab

Standard

Ecco un tema sul quale ho cambiato opinione nei miei anni canadesi. Quando sono arrivato qui, nel 2006, e ho incontrato per la prima volta donne musulmane coperte dal burqa o dal niqab, ho pensato che fosse giusto poter permettere l’uso di questa tradizione religiosa in Canada, paese notoriamente occidentale e non islamico.

Poi, invece, ho cambiato opinione. Perché giudico che son poche le donne islamiche che desiderano indossare questa tradizione, e perché valuto che se hai deciso di spostarti da un paese islamico verso un paese occidentale è perché cerchi una società diversa da quella tua di origine. E nel luogo nuovo dove vai, ci sono altre tradizioni, altri usi, altra libertà di religione e altro rispetto per l’individualità della donna.

Quindi, fa bene Sarkozy a vietare il burqa e il niqab, fa bene Fini a dire lo stesso. E per me queste sono posizioni progressiste. Perchè mettono al centro il diritto della donna ad andare vestita un po’ come cazzo le pare, non secondo i precetti della tradizione di una cultura alla quale possono aderire ma magari desiderare di non rispettare nei suoi aspetti più limitanti, dal burqa alle menomazioni fisiche tipo infibulazione.

Tarattarà – figura merda

Standard

Ma la figura di merda che sta facendo in queste ore il fittizio segretario del fittizio Partito Repubblicano Italiano, o quel che ne rimane? Vogliamo parlarne?

Per un profilo di Francesco Nucara (un profilo positivo, a dire il vero) mi pare interessante questo articolo.

Sono anche venuto a scoprire che i Repubblicani di Sinistra – che erano sciolti nei DS-PD – si sono fusi nel Movimento Repubblicani Europei della Sbarbati e che, tutti insieme, progettano il rientro nella casa madre del Partito Repubblicano Italiano per portarlo FUORI dall’ottica berlusconiana. Alla maggioranza degli anellidi sembrerà che mi stia appassionando alla politica del microscopio, ma per me è molto interessante, ragazzi, se considerate che sono stato per un breve periodo iscritto alla Federazione Giovani Repubblicani, quella che un tempo si chiamava “la Sinistra amarxista italiana”.

Faccio anche notare che con l’uscita dei liberali di Valerio Zanone dal PD (ha aderito all’API) e con l’uscita ora di SinREP e di MRE dal PD, nel PD non c’è più una componente laica che si richiami alle tradizioni liberali e repubblicane italiane. Non è cosa da poco.