Agenti letterari americani – i 20 peggiori

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Molto utile e divertente la lista dei peggiori agenti letterari d’America, pubblicata dal sito Science Fiction and Fantasy Writers of America, che penso valga anche per chi non scrive fantascienza.

Come ricorda il sito, le seguenti 20 agenzie hanno tutte almeno due difetti tra questi:

1) Chiedono soldi per leggere i manoscritti;

2) Chiedono soldi per fare l’editing o impongono di spedire a certe ditte che lavorano in quel campo;

3) Presentano conflitti d’interessi con vari gruppi editoriali;

4) Non hanno combinato granché in quanto agenti letterari;

5) Non aderiscono al contratto standard degli agenti letterari;

6) Hanno pratiche non professionali;

7) Mancano d’esperienza.

Ed ecco la lista dei peggiori 20:

  • The Aaland Agency (the alter ego of the now-defunct Abacus Group Literary Agency)
  • Allred and Allred Literary Agents
  • Barbara Bauer Literary Agency
  • Benedict & Associates (also d/b/a B.A. Literary Agency and R. Castro Literary Agency)
  • Sherwood Broome, Inc. (also d/b/a Stillwater Literary Agency, LLC)
  • Capital Literary Agency (formerly American Literary Agents of Washington, Inc.; also d/b/a Washington Agency and Washington Literary Agency)
  • Arthur Fleming Associates
  • Finesse Literary Agency (also d/b/a/ Elite Finesse Literary Agency)
  • Brock Gannon Literary Agency
  • Harris Literary Agency
  • Martin-McLean Literary Associates
  • Mocknick Productions Literary Agency, Inc.
  • B.K. Nelson, Inc.
  • The Robins Agency (Cris Robins)
  • Michele Glance Rooney Literary Agency (also d/b/a Creative Literary Agency, Creative Concepts Literary Agency, Simply Nonfiction, and May Writers’ Group)
  • Southeast Literary Agency
  • Mark Sullivan Associates (also d/b/a New York Editors, Manhattan Literary, and Pantheon Literary)
  • West Coast Literary Associates (also d/b/a California Literary Services)
  • Writers’ Literary Agency (a.k.a. WL Literary Agency or WLA), formerly The Literary Agency Group, which currently includes the following:
    -Children’s Book Publishing Agency
    -WL Children’s Agency
    -Poetry Book Publishing Agency
    -WL Poet’s Agency
    -Screenplay Writers’ Agency
    -WL Screenplay Agency
    -Writers’ Book Publishing Agency
    -Global Book Agency
    -Strategic Book Agency
    -AEG Publishing Group
    -Strategic Book Group
    -Eloquent Books (a vanity publisher)
    -Strategic Book Publishing & Marketing (a vanity publisher)
    -Strategic Book Marketing (a marketing company)
    -Writers’ Literary & Publishing Services Company (an editing company)

Altre discussioni sugli agenti letterari americani, le trovate qui. Mentre qui trovate un elenco annotato dei vari agenti letterari americanzi.

Dovremmo organizzare questo genere di feedback anche fra noi scrittori italiani. Per quanto mi riguarda, io non ho al momento un agente letterario, né italiano, né straniero. Ho dovuto rompere il contratto con la NABU di Firenze perché ci hanno messo sette mesi a esprimere interesse nel voler leggere Tutta colpa di Miguel Bosé, in seguito venduto da me da solo alla Fazi Editore (per la serie: e se devo corteggiare l’agente letterario per avere una risposta di lavoro, lasciami corteggiare direttamente l’editore, no?).

Pessima l’esperienza anche con Nicolazzini, col quale c’era stato un abboccamento nel suo studio di Milano, lo scambio di un contratto standard e poi non sono mai più riuscito a parlarci al telefono, chiamando diverse volte e dal Canada.

La ALI, che penso sia una delle migliori agenzie in assoluto, o per lo meno è una di quelle con la fama migliore, ha letto Anelli di fumo e non gli è piaciuto. La cosa buffa è che il giorno dopo lo stesso romanzo è stato letto dalla Hacca Halley che ha fornito una scheda di lettura entusiasta. L’ho naturalmente spedita alla signora della ALI, che ha riconosciuto che fosse davvero molto buona. C’est la vie, madame Balzarotti Barbieri.

Altri agenti letterari, come Santachiara, non accetta nuovi autori. E questo è un male diffuso presso diversi agenti letterari di successo. Per il resto, non è che il panorama italiano sia così ricco come quello americano. Proprio per niente. Abbiamo sostanzialmente accennato a tutti gli agenti letterari degni di questo nome, tranne la Grandi & Associati. Ci sono delle lacune, sicuro, non pretendo di essere esauriente con questo post, ma queste lacune si contano sulla punta delle dita di una sola mano.

Non voglio aprire qui il vaso di Pandora delle case editrici, posso solo dire che con la Pequod siamo arrivati ad attendere la sentenza definitiva di I grado (dopo nemmeno 5 anni). Entro pochi mesi ci sarà la sua lettura in Tribunale in Ancona.

La Arthur Conan Doyle Room della Toronto Reference Library

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L'interno della Toronto Reference Library

In questi giorni sto cercando di dimostrare che il romanzo di Tondelli Rimini sia classificabile anzitutto come un giallo. Per farlo, sto andando in cerca di alcuni articoli o libri di famosi giallisti che abbiano stabilito quali sono gli elementi che caratterizzano un giallo, nei suoi sottogeneri dell’hard-boiled, della detective story senza detective, del crime novel e così via. Prima sorpresa: scopro che le ultra-iper-fornitissime biblioteche accademiche della mia università (parliamo di oltre 16 milioni di volumi nella sola Robarts, ma le biblioteche universitarie sono circa una dozzina, e ciascuna ha almeno un milione di volumi, per cui a quei 16 aggiungiamo mal contati altri 16 e fanno 32 milioni di volumi; leviamo gli eventuali doppioni e triploni, e diciamo che ci sono 25 milioni di volumi differenti) sul giallo come genere sono praticamente prive di testi. Hanno solo gli ultra-classici, da Dashiell Hammett a Raymond Chandler, oltre naturalmente ai Conan Doyle e alla Agatha Christie. Ma su quel fitto sottobosco di testi che fanno la critica letteraria, o che spiegano come si scrive un giallo, zero carbonella.

Alquanto stupito, mi rivolgo alla Toronto Reference Library e al giro delle Biblioteche Pubbliche della città di Toronto. Parliamo di una sede centrale con 10 milioni di volumi, più le 99 sedi periferiche. Qui si trova tutto sul giallo. Bene! Vado tosto alla sede centrale dietro casa, la Reference Library, e comincio  a leggiucchiare qua e là. Scopro infatti che la maggioranza dei libri in inglese non si possono prendere in prestito, ma solo leggere in sede. E’ inusuale per il Canada, ma non posso lamentarmi del resto del servizio: una sede meravigliosa, con il wi-fi gratuito, migliaia di tavoli, centinaia di computer ultima generazione in uso gratuito, sei piani di immensa biblioteca con per altro un personale tra i più dolci e servizievoli mai visti.

A un certo punto, connesso sul sito della Biblioteca, scopro che un volume che sto cercando si trova non nello scaffale aperto (ottima abitudine delle biblioteche canadesi e americane, e un giorno vi spiegherò perché è ottima) bensì al 5° piano, dentro alla “Arthur Conan Doyle Room”. Mah. Andiamo a prendere ‘sto libro. Salgo al quinto piano, mi faccio indicare dove sta ‘sta stanza, la vedo, ci entro.

E qui…

La Arthur Conan Doyle Room della Toronto Reference Public Library è un universo spazio-temporale a parte dal resto della biblioteca. Se nel resto della biblioteca l’arredamento è quello abituale di ogni biblioteca canadese (mobilio moderno, sedie comode ma dozzinali, scaffali in legno moderno, non dico Ikea ma quasi) qui è tutto arredato come se tu entrassi nello studio privato di Sherlock Holmes. Ci sono biblioteche (intendo ora le scaffalature) di legno massello antico, due tavoli pregiati di legno in mezzo alla stanza, una serie di lenti d’ingrandimento messe sotto vetro; un paio di appendiabiti, sui quali troneggiano i cappelli con la classica foggia a Sherlock Holmes, di lana a quadretti; alle pareti ci sono quadri che riproducono l’investigatore e il suo aiutante; sugli scaffali in alto ci sono diversi busti del più famoso investigatore britannico; il tavolo più grande è dominato da una grande scacchiera le cui squadre sono formate da personaggi dei libri di Conan Doyle; le sedie attorno al tavolo sono delle poltroncine girevoli con delle rotelline.

L’intera stanza è foderata di libri, ma – ed è qui il bello – sono esclusivamente libri di Conan Doyle, su Sherlock Holmes oppure il genere giallo. Oppure sono gialli a loro volta, ma devono avere attinenza con Sherlock Holmes. Cioè, in sostanza, questi giocherelloni della Toronto Reference Library hanno ricreato un ambiente che possa stimolare alla scrittura – o alla lettura – di un libro giallo. Sembra infatti di entrare nello studio di CLUEDO, per darvi un’idea. Quindi un arredamento imponente, pesante a tratti, con un odore di legno antico che quasi sovrasta quello buono dei libri ben custoditi, anche grazie all’ambiente climatizzato ad hoc rispetto al resto della biblioteca. Intendiamoci: qui ci sono anche dei libri diciamo vecchi di duecento anni (da quando il genere giallo è nato), ma non troverete manoscritti medievali. Per cui tutta questa attenzione nei confronti di questi documenti vecchi di 200 anni, non è poi così necessaria. Il fatto è che i canadesi amano giocare anche quando sono adulti, rifiutando di perdere il loro lato bambino. E difatti, esiste anche un’associazione degli amici della Arthur Conan Doyle Room. Come ti sbagli?

J’accuse contro l’amico Giovanni Dall’Orto

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E’ molto raro che Giovanni Dall’Orto dica scemenze. Lo leggo come una specie di punto di riferimento dai tempi di “Figli diversi” (l’edizione del 1991). E la stima da allora è sempre cresciuta. Gli voglio anche molto bene, perché ha un carattere spigoloso e a me la gente con carattere spigoloso tende a piacere.

Però sulla questione bisessualità, caro il mio vate Giovanni, non ci hai mai capito una mazza. Stai ancora fermo a idee del tipo “il 99% dei bisessuali sono velate” che sono pensieri retrogradi, reazionari e soprattutto falsi, che si basano su percentuali che ti inventi tu, ma che non puoi trovare in nessuna statistica appena un po’ scientifica.

In Occidente i personaggi come te, all’interno del movimento gay, non esistono. Mi spiego: tu sei un punto di riferimento fondamentale della cultura GLT, ma disprezzi la B. E parli, scrivi e sostieni tesi discriminatorie e bisessuofobe contro i bisessuali, solo perché nel giardino delle tue esperienze personali hai avuto l’impressione che i bisessuali (pardon: il 99% di loro) fossero in realtà delle “checche sfrante”. Oppure che debbano essere tutti bigami, perché “hanno delle esigenze che tu non hai”.

Sono ormai 20 anni che discutiamo su questo tema e a te ho dedicato il capitolo “La bisessualità non esiste” del mio libro del 2005. Sono 20 anni che ti ripeto, cercando di spiegartelo in tutti i modi possibili, che se da un lato esistono i bisessuali “finti” (e no, Giovanni, non sono affatto il 99%, nemmeno il 95% o il 90%, o il 60%), dall’altro ci sono centinaia di migliaia di bisessuali effettivi, persone che si sono innamorate di uomini e di donne nella loro vita, o persone che hanno goduto sessualmente con uomini e con donne, o persone che regolarmente sognano di avere rapporti con uomini e con donne. Quelle non sono persone finte, Giovanni, sono persone che compongono quella “B” che tu rifiuti e discrimini di continuo da almeno 20 anni.

E basta anche con la teoria che i bisessuali non producano cultura o politica. In direzione Arcigay hai una bisessuale, la rivista Aut ha una caporedattrice centrale bisessuale dal 1999, io scrivo libri dal 2004 e sono bisessuale, a parte Marco Pannella, probabilmente un bisessuale che si nasconde è Francesco Rutelli e di sicuro un bisessuale alla luce del sole è Pecoraro Scanio, personaggi che non stimo ma che di certo hanno avuto un ruolo nella politica italiana. Bisessuale alla luce del sole è Barbara Alberti. Bisessuale era Shakespeare, bisessuale è David Bowie, bisessuale è Gianna Nannini, bisessuale è Christina Aguilera, bisessuale è Greg Araki, bisessuale è Joan Baez, bisessuale era Simone de Beauvoir, bisessuale era Marlon Brando, bisessuale era Susan Sontag, bisessuale era William Burroughs, bisessuale era Kurt Cobain, bisessuale è Tony Curtis, bisessuale era Marlene Dietrich, bisessuale è Tom Ford, bisessuale è Michael Stipe, bisessuale era Frida Kahlo, bisessuale era Josephine Baker, e potrei continuare a lungo.

Tu fai verso i bisessuali quel che Giovanardi fa verso i gay. Lui pure sostiene che molti gay attraversano solo una “fase” e che l’omosessualità è una “scelta” non un orientamento sessuale. Lui pure ha idee bislacche sui gay, dicendo che sono al 99% dei debosciati, degli sporcaccioni eccetera. Solo che Giovanardi è letto da chi se lo vota, mentre tu hai un altro peso e un’altra responsabilità, perché sei letto e tenuto in considerazione anche da bisessuali adolescenti che si sentono colpiti dalle tue parole.

E’ giunta l’ora che tu ti aggiorni, caro Giovanni Dall’Orto. Fallo per gli adolescenti bisessuali, se non per te stesso.

Per stemperare i toni: andate al minuto 2.06

AGGIORNAMENTO:

Naturalmente (per chi lo conosce bene) Giovanni Dall’Orto ha preso in aceto questa polemica, che come vedete è tutta sul suo vecchio e abusato concetto “la bisessualità non esiste” e non certo un attacco “ad hominem” come lui invece lo ha scambiato. La cosa davvero triste è che Giovanni ha ritenuto di rispondere a questo J’accuse, fatto coi toni dell’amicizia e della citazione di Borotalco, con uno squallido attacco personale riguardo a cose che hanno a che vedere con la mia vita privata e non certo con l’argomento “bisessualità”. Dopo aver mostrato di avere la pazienza di Giobbe nei confronti di Dall’Orto, ho poi risposto tono su tono alle sue accuse di essere, nel suo linguaggio, “una velata”, cosa che non solo fa ridere da tenersi la pancia, ma anche getta Dall’Orto nel ridicolo. Alle sue accuse, solo parzialmente ritrattate, si sono aggiunti vari insulti, anche omofobi (mi ha dato, nel pieno della lite, della “bimba” ma non mi risulta di essere una donna o una bambina, né di averlo mai desiderato) ai quali infine ho risposto anche io ma senza scendere sull’omofobia, che quella gliela lasciamo volentieri. Dall’Orto non sa distinguere fra una polemica su un contenuto specifico e un attacco “ad hominem”, ma questa non è una novità che scopriamo all’alba dell’agosto 2010. E’ una sua caratteristica storica, che lo porta ad andare in tilt davanti a una contestazione ragionata e razionale contro certe sue idee, e penso che moltissimi potrebbero raccontare di fatti analoghi nei commenti. Ecco, evitiamo, proprio perché non vogliamo far diventare questo spazio un attacco verso Giovanni Dall’Orto, ma solo verso le sue ridicole teorie bisessuofobe. Grazie.

Sc. G.

Mi sa che Bossi ha Berlusconi per le palle

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Dite quel che volete, ma la Lega Nord pur essendo un partito “leninista” come organizzazione, ha ancora come segretario Lenin in persona, ossia Umberto Bossi. E se domani, a settembre, Bossi decide di fare lo scherzetto cinese a Berlusconi, gli fa cadere il governo con qualunque pretesto “così non si può andare avanti” per andare a elezioni nelle quali una cosa sola è sicurerrima: la Lega sfonda quota 13%. Certo, al Senato PDL-Lega potrebbero essere minoranza. In tal caso, la Lega potrebbe fare di nuovo una di quelle sue splendide giravolte e proporre un governo di coalizione al IDV-PD e forse anche a Fini-Rutelli, per fare la riforma federalista con l’assenso del PD, ché Bossi lo sa: il federalismo contro la Sinistra in Italia non è passato già una volta. Alla Camera il premio di maggioranza al 55%, se ottenuto con il PDL attorno al 28% e la Lega attorno al 13%, significherebbe per la Lega qualche decina di deputati in grado di cambiare gli equilibri a seconda dell’alleanza. Sarebbe un bel governo parlamentare, in barba a tutte le palle sulla Costituzione materiale su cui vanno cianciando da Schifani in giù.

Certo, Silvio strepiterebbe. Ma un governo di coalizione Lega-IDV-PD potrebbe fare, oltre al federalismo, una bella leggina sul conflitto d’interessi e magari anche il riordino del sistema tv. Insomma, a me pare che se Bossi vuole, tiene Berlusconi per le palle. Poi ditemi che guardo troppa fantascienza.

Ma del resto, fino a poche settimane fa, se vi avessero detto che Fini sarebbe stato il leader più stimato fra gli elettori di Centrosinistra della Sicilia, più di Bersani e Di Pietro, ci avreste creduto? O avreste detto che era fantascienza?

Le ragioni di Paolo Patanè, presidente Arcigay, su Cossiga

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Dopo la morte di Francesco Cossiga, anche il Presidente di Arcigay, Paolo Patanè, ha ritenuto di dover emettere un comunicato stampa che elogia la figura dell’ex Presidente. Io, assieme a molti altri, abbiamo subito criticato e preso le distanze dai toni di quel comunicato. La mia posizione era: “Il Presidente di Arcigay non è il Presidente di un ramo del Parlamento né di un partito politico. Poteva non dir nulla sulla morte naturale di Cossiga, nessuno se ne sarebbe adontato.” Criticavo inoltre l’uso di una terminologia sbagliata da parte di Patanè, che ha scritto di “matrimonio e adozioni gay” usando così la formula adoperata da coloro che cercano di demonizzare il tema, anziché della formula usata in tutto l’Occidente: “matrimonio e adozioni per coppie dello stesso sesso”.

E’ successo che ho presentato le mie critiche direttamente sulla bacheca di Paolo Patanè, che è un presidente che ho sostenuto, e lui ha fornito in tempi rapidi una risposta lunga e dettagliata, che devo dire sulla parte centrale, quella del perché ha fatto quel comunicato, mi ha convinto. Spero mi capiti più spesso di leggere una risposta a una mia critica in grado di farmi riflettere sul fatto che sbagliavo. Anche Giovanni Dall’Orto è intervenuto sul merito della disputa, difendendo la posizione di Patanè. In ogni caso, questa è la risposta di Paolo Patanè alle mie critiche di due giorni fa:

Caro Sciltian…ovviamente rimango sulla mia posizione, e ti spiego il perchè.Posto che il comunicato non aveva la pretesa di offrire un’analisi sulla figura di Cossiga,voleva affermare tuttavia il diritto di esprimere una valutazione su azi…oni ed affermazioni attinenti ai temi lgbt fatte da un uomo che, piaccia o meno,l’Italia l’ha attraversata politicamente,istituzionalemnte e storicamente. Il come ,poi,non competeva a quel tipo di comunicato che aveva un altro senso.Il diritto di affermare delle cose al di fuori dei conflitti ideologici è per me sacrosanto ed urgentissimo.Arcigay non è una consulta di partito e deve potersi esprimere anche scomodamente.

Ogni tanto sottolineo che per alcuni sono comunista e per altri fascista…e questo dimostra che la contraddizione non è mia,ma semmai di chi usa un metro ideologico per valutare le mie azioni.Che di ideologico non vogliono avere nulla.Ho difeso a spada tratta parti del Movimento che qualcuno definirebbe “antagoniste”per ragioni che ritenevo buone ,ed oggi mi sento di difendere quello che Cossiga fece sui temi lgbt per ragioni che ritengo altrettanto buone. Tutto il resto non scompare non si dimentica,ma ne parliamo altrove. Qui,nel mio ruolo io non pretendo di parlare di nulla ,ma di questioni lgbt si….E su quelle,sbaglia moltissimo il blog che tu citi, [questo qui, ndAdF] Cossiga non diede per nulla briciole.Anzi!Ci incontrò 20 anni fa,dico 20,e non avantieri.Gesto talmente FACILE da parte di un Capo dello Stato da dover attendere venti anni per avere una replica. Il riconoscimento istituzionale parti da là,ed in quella circostanza,per la prima volta nella storia i tg di Stato parlarono di un’associazione lgbt.Compreso il TG1,dove Cossiga andò apposta,il giorno dopo ,per ricordare l’incontro con Arcigay.

Fu Cossiga a firmare quel decreto 223 del 1989 che ha permesso a livello locale da 21 anni a questa parte,dico ventuno, spazi di diritti e di iniziativa a quelle povere coppie italiane dello stesso sesso, tanto spesso infervorate nei conflitti ideologici altrui,e tanto spesso volentieri dimenticate e cancellate senza nessunissima pietà.
E fu sempre lui,pur martellando e picconando matrimonio e adozioni tra persone dello stesso sesso (QUI HAI RAGIONE SUI TERMINI,MA VEDO CHE SEMPRE SU QUEL BLOG DA TE CITATO SONO IN OTTIMA COMPAGNIA 🙂 ) che per la prima volta GIA VENTI ANNI FA definì cmq la necessità di un riconoscimento per le COPPIE,e dico coppie ,che fosse diverso dal matrimonio,ma che avesse carattere pubblico e non privato.
Coppie e riconoscimento pubblico: la Corte costituzionale queste cose le ha definite solo qualche mese addietro.

NON mi sembrano esattamente briciole,e trovo sbagliato ,proprio perchè assunto con la chiave di lettura di un rancore ideologico (poi certamente motivatissimo e che io posso pure condividere,ma che non affronto qua per coerenza)lo stravolgimento di fatti ed affermazioni che riguardano i nostri temi e che io mi rifiuto di nascondere per motivazioni che ,gravi o meno ch esiano,non attengono ai nostri temi.Su certe cose lui fu un precursore come detto.Con gli enormi limiti di tutti i personaggi di quella provenienza,ma lo fu oggettivamente.Perchè non dirlo?Io non devo servire questa o quella impressione .Se ti dicessi quanti decine e decine di messaggi di congratulazioni ho ricevuto per questo tanto controverso comunicato da parte di persone lgbt rimarresti senza parole ,ma non è il consenso il metro,oppure il dissenso.

Vorrei cercare di aprire una riflessione sulla urgente de ideologizzazione dei nostri temi che a noi non ha portato proprio nulla di nulla di nulla.Solo l’abuso da parte di altri che poi per noi,in realtà ,oltre alle chiacchiere non hanno mai fatto nulla.Certo nessun Governo è caduto sui nostri temi. Mai.

E trovo poi anche vergognosamente cinico da parte di alcuni sottovalutare il peso che ebbe un incontro con il Capo dello Stato venti anni fa in occasione del 1 dicembre,anche per chiedere aiuto in un momento in cui le persone gay morivano a grappoli e per tutti erano degli squallidi untori condananti dal padreterno. Continuo a dire che parliamo di venti anni fa. Tutto il resto và cmq affrontato,ed io non intendo favorire nessuna rimozione o revisionismo,ma evidenziare questi punti precisi.Con il diritto di farlo senza tener conto di niente altro,così come tutti i nostri politici parlano di qualunque cosa senza mai tener conto di noi.

E’ morto Cossiga

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Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno: infiltrare il movimento con agenti pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della polizia. Le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti all’ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i docenti che li fomentano.

Francesco Cossiga, 30 ottobre 2008


Spero per lui che non troverà niente dopo questa vita. Perché se per caso avesse modo di trovare qualcosa, credo che dovrà spiegarsi alle anime incazzate di queste persone qui sotto, ma poi dire qualcosa anche ai morti della stazione di Bologna, e soprattutto al signor Aldo Moro.

Nel titolo c'è un errore, perché i Carabinieri furono voluti dal ministro dell'Interno, Francesco Cossiga, e non da Andreotti in prima persona

L'omicidio di Francesco Lo Russo avviene per sedare l'occupazione studentesca dell'Università di Bologna. Nella stessa cornice l'irruzione dei CC a Radio Alice.

Francesco Lo Russo non sarà l'unico giovane, in quel 1977, a essere ucciso dai CC di Cossiga. Il suo assassinio avviene l'11 marzo a Bologna.

Il 12 maggio 1977, a Roma, la militante radicale Giorgiana Masi fa la stessa fine di Francesco Lo Russo.

Cossiga era ministro dell'Interno anche durante il sequestro Moro. Fu l'alfiere della teoria "lo Stato non tratta con le BR" che condusse all'assassinio dello statista DC. Le lettere di Moro rivolte a Cossiga sono uno dei documenti storici più interessanti che si possano leggere.