Help – uso privato del blog semipubblico

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C’è qualcuno di voi che lavora alla Meridiana, alla Eurofly oppure agli aeroporti di Fiumicino o Malpensa? Ho perso un libro importante per la mia tesi di dottorato (molto annotato) su un aereo della Meridiana-Eurofly e non trovo il numero di telefono del servizio oggetti smarriti della Meridiana-Eurofly in Italia (mentre in altri Paesi c’è). HELP! Scrivetemi un commento.

PD: l’incapacità principale è nella sua comunicazione

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Sono incappato in un meraviglioso articolo scritto da Claudio Cerasa per Il Foglio, che spiega in modo veramente cristallino quale sia il principale problema del Partito Democratico: la sua incapacità comunicativa e linguistica. Nel mio piccolo, con Anellidifumo prima e con Anellidifum0 adesso, ho sempre sostenuto questa teoria. La comunicazione politica è uno dei campi che mi affascinano e nei miei studi sul Senatore McCarthy, uno dei massimi maghi della comunicazione politica del Novecento (ma attenzione: non della comunicazione televisiva, che fu proprio l’handicap che lo fece tramontare), ho più volte ribadito ciò che in fondo tutti noi sappiamo: se vuoi candidarti a guidare il Paese, occorre che la gente – tutta, soprattutto la meno scolarizzata – ti capisca e ti percepisca come emotivamente vicino.

Essere chiari. Non usare, per un politico italiano, il latino o l’inglese o altre lingue in campagna elettorale.

Ripetere: ripetere pochi concetti, poche frasi, poche idee ben precise. Tornare a ripeterle e ricordare al pubblico di averlo detto. Che poi è un elemento base dei manuali di propaganda (non solo politica) dai tempi dell’invenzione della radio, eh, non è che sia roba nuoverrima.

Parlare a tutti, non avendo paura di dire ciò in cui credi. Vuoi dare l’asilo nido a tutti quelli che hanno figli, e soprattutto a chi ne ha di più e ai più poveri? Il tuo slogan sia: “Un asilo per tutti i figli”. Che, implicitamente, contiene elementi difficili da far accettare ai più intolleranti e meno scolarizzati, tipo “anche per i figli degli zingari e degli immigrati e dei miliardari in euro” ma non c’è bisogno di starlo a sottolineare. Il messaggio che passa è quello semplice. Tu ripetilo mille volte ovunque tu vada, e sarai ricordato “come quello degli asili a tutti”. Parlare a tutti significa lasciar entrare un pochino di populismo, non c’è dubbio. Può far storcere il naso agli alto borghesi il quid di populismo, ma le elezioni politiche sono l’eccellenza del popolare e del populistico. Guardate all’oratoria dei grandi capi politici italiani di oggi: forse che manchi un quid di populismo in Berlusconi, Bossi, Fini, Casini, Grillo, Di Pietro, Vendola? Chi più, chi meno, certo. Ma c’è in tutti, e poi sta a te saper non eccedere.

Nell’articolo di Cerasa si fa una bella analisi di alcune famose opere di George Lakoff, linguista che studio con divertimento. Fra le cose imperdibili dette da Lakoff e ricordate da Cerasa:

E nella teoria di Lakoff creare un frame efficace significa essere capaci di usare con abilità simboli in grado di orientare le emozioni dei cittadini “in maniera da predeterminare l’accettazione o il rifiuto di un argomento prima ancora di un’analisi critica e razionale”. Tradotto significa che una volta imparato il meccanismo dei frame, i democratici saranno capaci di strappare il mondo dalle mani della destra.

Secondo il linguista di Berkeley, alla radice di molti problemi che tormentano i riformisti di mezzo mondo vi è una questione di carattere squisitamente culturale: un equivoco frutto di un esasperato riflesso illuministico che da anni tormenta i progressisti non solo americani. I liberal – dice Lakoff – hanno da tempo il vizio di considerare la politica come una realtà perfettamente logica e lineare: in cui la ragione conta più dell’emozione, in cui ogni cosa è prevedibile e in cui ci si illude che basta fornire scientificamente agli elettori fatti e cifre perché questi possano votare per il candidato migliore. E inevitabilmente, chiunque si opponga al nostro ragionamento non può che essere irrazionale, se non un imbecille.

Ma uno degli elementi centrali del bellissimo pezzo giornalistico è quello che tratta del rapporto fra partito e intellettuali, che in un certo senso riguarda anche me che in definitiva campo scrivendo libri e insegnando in università:

I progressisti italiani, bisogna dirlo, hanno sempre avuto un rapporto molto complicato con la narrazione della loro identità: un tempo la sinistra affascinava così tanto gli intellettuali da arrivare a condizionarne persino il pensiero; poi gli intellettuali hanno iniziato ad affascinare così tanto la sinistra da condizionarne in modo decisivo il passo politico; infine – e questa è la fase che più ci riguarda – gli intellettuali, dopo essere diventati il faro del partito, si sono allontanati dalla nave del pensiero progressista e la sinistra si è così ritrovata senza una rotta, e senza più punti di riferimento. “Le scelte politiche – dice Lakoff – hanno bisogno di un impianto narrativo. Emotivamente convincente per arrivare alla gente. Una corretta narrazione della politica è frutto di un’accurata selezione di alcune precise parole che siano capaci di provocare emozioni uniche”.

Ecco non si poteva dirlo meglio. A forza di circondarsi di portaborse e leccaculi, persone che non hanno semplicemente studiato abbastanza, e non sono in grado né di capire né di apprezzare cosa è “popolare” e cosa è “populista ma necessario”, il PD ha perso anche la capacità di dialogare con gli intellettuali che aveva un certo PCI, per lo meno fino al 1951. Ricorderete le parole irridenti di Togliatti contro Vittorini che, soffrendo, decise di restituire la tessera: “Vittorini se n’è ghiuto e soli ci ha lasciato”. Eppure, quando perdi una mente sola del calibro di Vittorini, e del calibro di tutte quelle menti perse dopo il 1956 (solo per citare un altro nome: Italo Calvino), se sei un politico con le antenne devi capire di essere TU fuori strada. E’ la linea del partito a essere sbagliata, allora come nel 1966, come nel 1984, come ai tempi del nucleare, come ai tempi della tiepidezza verso i matrimoni per coppie dello stesso sesso.

Molto interessante poi l’analisi di Gotor sullo stile linguistico di Bersani, che fondamentalmente è inadatta al lessico e allo stile di un leader politico nazionale che debba parlare a strati di cittadinanza anche molto diversi tra loro. Davvero un ottimo articolo, bisogna riconoscere che su Il Foglio di Ferrara ogni tanto cose del genere si leggono, mentre su Il Post di Baby Sofri ve le scordate. Sarebbe interessante cercare di capire perché ne Il Post c’è tanta mediocrità, tanto livore fuori posto contro, in particolare, altri giornali di opposizione come Il Fatto Quotidiano, anziché analisi della società o contributi intellettuali per smontare la macchina dell’egemonia culturale berlusconiana. Tutto questo nonostante abbiano, a Il Post, immagino un buon materiale umano di partenza. Forse è un eccesso di snobismo e di pensare d’esser sempre nel giusto e dalla parte della ragione. Un non mettersi mai nel dubbio di avere, in realtà, torto. Di vedere il mondo come “noi giusti e buoni”, dillà “sporchi e cattivi o coglioni”. Una caratteristica che è tipica anche di Berlusconi e de Il Foglio, ma il primo lo sa declinare in modo populisticamente vincente, il secondo lo abbandona spesso con riconoscimenti autocritici e capacità di indagine che non si fanno problemi di aiutare la parte creduta come avversa. Bravo a Cerasa, stavolta.

Se 355 seggi parlamentari vi sembran pochi, ovvero perché al PD piace questa legge elettorale

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Carissimi, stare al mare espone alle riflessioni politiche.

In questi giorni sembra che il PD sia interessato a sostituire il governo di Berlusconi con un governo tecnico del tutti dentro per fare essenzialmente una nuova legge elettorale (e forse qualcos’altro, almeno nelle intenzioni) e poi tornare al voto. Non so con quali speranze di vittoria, visto il controllo delle tv in mano a un uomo solo, ma non voglio parlare di questo.

In realtà le cose temo non stiano così. Perché? Perché a meno di convincere la Lega Nord e l’IDV a far parte del nuovo governo “tutti dentro tranne Lui”, i numeri non ci sono. Li potete guardare qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_politiche_italiane_del_2008

Aggiungete che in caso dell’adesione dell’IDV, dell’UDC, dell’API, dell’MPA, dei finiani e del PD, ci sarebbe una maggioranza molto risicata e Berlusconi ha la potenza economica e politica per comprarsi quei due o tre o cinque o dieci senatori o deputati dell’UDC o del MPA che farebbero cadere il nuovo governo in mano a Fini o a chi per lui.

Solo un’alleanza con la Lega Nord (e con tutti gli altri) darebbe margini di manovra politica all’alleanza tutti frutti. Oggi come oggi, pare impensabile, perché alla Lega interessa la secessione e in seconda istanza il federalismo, che sono due obiettivi raggiungibili alleandosi con il solo PDL di Berlusconi, mentre difficilmente alleandosi con l’UDC, PD, Fini eccetera.

Inoltre: l’attuale legge elettorale non piace solo al PDL e alla Lega Nord (vera detentrice del boccino finale, e autrice della legge elettorale), ma anche al ceto politico che domina il PD. Perché? Anzitutto perché dà tutto il potere al vertice che decide l’ordine di apparizione (e dunque chi viene eletto e chi rimane fuori) nelle liste. Poi perché se il PD si presenta da solo alle prossime elezioni (estendendo la teoria veltroniana dell’autosufficienza, e lasciando fuori anche l’IDV e l’UDC dalle sue prossime alleanze) ha la quasi certezza matematica di poter conquistare il secondo posto alla Camera e al Senato. Il secondo posto, NON IMPORTA CON QUALE PERCENTUALE: 35%, 30%, 25%, 20% (come direbbero alcune voci di sondaggi riportate da Giovanni Dall’Orto) DAREBBE DIRITTO AL PD DI VINCERE UN CUCUZZARO DI SEGGI D’OPPOSIZIONE DA NON SPARTIRE CON NESSUN ALLEATO.

Al Senato, dove il sistema è addirittura su base regionale e prevede che la suddivisione dei seggi la si faccia SOLO con le liste che superino (in 20 regioni diverse, quindi 20 diverse volte!) il 3% se alleate a te, ma l’8% se da sole e il 20% se in altra coalizione, la vittoria del PD nello spicchio “opposizione” sarebbe totale. Non è un caso che oggi l’UDC al Senato abbia solo 3 senatori.

Alla Camera, c’è un premio di maggioranza per chi vince che va in ogni caso a 344 seggi. Poi il sistema è nazionale e gli sbarramenti sono più bassi [Copio da http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_elettorale_italiana_del_2005 : per ottenere seggi alla Camera, ogni coalizione deve ottenere almeno il 10% dei voti nazionali; per quanto concerne le liste non collegate la soglia minima viene ridotta al 4%. La stessa soglia viene applicata alle liste collegate ad una coalizione che non ha superato lo sbarramento. Le liste collegate ad una coalizione che abbia superato la soglia prescritta, partecipano alla ripartizione dei seggi se superano il 2% dei voti, o se rappresentano la maggiore delle forze al di sotto di questa soglia all’interno della stessa (il cosiddetto miglior perdente)].

Come capite, la legge elettorale spinge in ogni caso a NON fare alleanze, perché se due liste si alleano, per avere seggi alla Camera, occorre il 10%, se non si alleano basta il 4%. Al Senato molto peggio di così. E’ il modo migliore per avere gruppi frantumati.

Nell’ipotesi che IDV, Finiani, SeL e UDC si presentino tutte separate, dunque, avrebbero circa 30 seggi per una, ammesso che tutte andassero sopra al 4%. Ma è un’ipotesi di scuola, perché molto probabilmente la nuova lista di Fini e SeL non arriverebbero al 4% presentandosi da soli. Quindi rimarrebbero una ridimensionata IDV (molti suoi elettori concentrerebbero sul PD in funzione anti-Berlusconi, ma sarebbe SOLO UN’ILLUSIONE DI VOTO UTILE) e l’UDC: diciamo 30/35 seggi per una, che fanno 60/70 totali. Tutto il resto del cucuzzaro destinato all’opposizione maggiore, ossia il PD, consterebbe di:

630 seggi totali della Camera –
344 seggi di maggioranza alla lista di governo –
30/35 seggi ipotetici a UDC –
30/35 seggi ipotetici a IDV –
——
216 < PD < 226 seggi

Che sono da un seggio in meno a nove seggi in più di quelli che oggi il PD ha, però ottenuti con un discreto 26% dei voti. Questo il paradosso: se alle prossime elezioni con questa legge elettorale, il PD crollasse al 20% o al 18%, il PD guadagnerebbe seggi.

Il ceto politico del PD potrebbe tranquillamente continuare a dominare il partito per i prossimi 20 anni perdendo a questo modo, perché potrebbe sempre rigarantire il seggio ai propri esponenti che lo reggono. Sì, può darsi che in questo ceto politico entrino persone per bene, che siano anche portate ad avere una posizione in lista che consenta loro l’ingresso in Parlamento per la prima volta (un nome tra i più possibili: Scalfarotto). Ma si tratterebbe di unità. Poche, pochissime persone a cui verrebbe dato un significativo contentino, giusto per tenerle dentro al partito. Sapendo che però non possono disturbare in nessun modo la nomenklatura vera.

Ecco perché al PD questa legge elettorale piace, ed ecco perché questi giorni sono quelli difficili di Silvio Berlusconi. Non appena si torna alle elezioni, quello si libera di Fini e finiani, e rivince tutto grazie al controllo delle tv. A questo punto, l’unica ipotesi possibile è un impazzimento del sistema che porti in qualche modo all’eliminazione politica di Berlusconi. Da parte di chi? Di gente dentro ai suoi fedelissimi? Oppure all’italiana, da servizi segreti “deviati”, o da un colpo di man? Di chi? Napolitano? Esercito? Sembra tutto estremamente improbabile, specie considerando chi è il presidente del Copasir (D’Alema).

Un editoriale da Marte

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Sul mio profilo Facebook ha suscitato un certo dibattito la mia riflessione indignata riguardo a questo editoriale di Beppe Severgnini sul mondo della corruzione politica italiana. Dicevo su FB:

E’ veramente incredibile che Beppe Severgnini sia un giornalista del Corsera e si svegli solo oggi con un articolo fra il moralista e l’ingenuo sul livello della corruzione italiana. In che paese ha vissuto fino a oggi?

Severgnini fa parte di quella fazione di cerchiobottisti che ha in Pigi Battista il suo alfiere, al Corsera. Quello che indigna è che in questo editoriale il giornalista tiri fuori delle categorie che attengono al campo dell’etica, e se ne esca come un editorialista finlandese falso ingenuo, appena atterrato a Milano o Roma direttamente da Helsinki. O da Marte, a scelta. Voi che ne pensate?

D’Alema e la sindrome di Gaius Baltar

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Ora che l’impero di Cesare sta crollando, ti sbuca fuori Massimo D’Alema, che con una bella intervista in piena sindrome di Gaius Baltar al Corsera, propone un bel governo di transizione con Casini, Fini e berlusconiani pentiti (perché senza di loro, e senza l’IDV che s’è già tirata fuori da prima che la sindrome fosse inventata, oltre che senza la Lega Nord che con l’UDC non governa per via del loro voto contrario sul Ddl del federalismo, occorrerebbe anche un bel po’ di PDL oltre Fini, cosa che dà la misura dell’acume politico dello statista di Gallipoli):

«Ha un senso, viceversa, se è un appello alla responsabilità per aprire una fase nuova attraverso un governo di transizione, di larghe intese, o come vogliamo chiamarlo. Ovviamente, in una democrazia bipolare questa non può che essere una soluzione temporanea, legata a obiettivi precisi, ivi compresa la riforma della legge elettorale, che produce un bipolarismo fondato su una personalizzazione distorta della politica. E come la realizzazione di un compromesso ragionevole tra nord e sud in materia di federalismo, per evitare che questo diventi il tema di uno scontro lacerante per il Paese. Si tratta di un discorso che ha una logica e credo proprio che il maggior partito di opposizione sarebbe pronto a riconoscere la logica di un ragionamento di questo tipo».

Ora, non so quanti di voi siano familiari con Battlestar Galactica, ma io l’ho scoperto l’anno scorso e mi sono visto un numero enne di DVD che veniva prestati gratis dalla biblioteca-videoteca Kelly della mia università.

Vedendolo, credo di aver anche capito il motivo per cui una serie sulla fantascienza sia disponibile in una videoteca universitaria (no, non è solo per far distrarre gli studenti); è che in Battlestar Galactica interagiscono personaggi e tematiche che si riallacciano al potere della religione, a quello della scienza, a quello della comunicazione di massa, alle dinamiche di un popolo che cerca di scampare al suo olocausto entrando in una guerra probabilmente infinita, nella quale si deve anche trovare un giusto compromesso fra il potere politico e quello militare, qui particolarmente vitale per la specie umana. Mentre leggevo i commenti a un post di Civati, ho trovato un certo Marino (che sia il nostro amato capo-corrente? mi piace crederlo) che per primo proponeva il parallelo D’Alema-Baltar. E, da oggi, questo parallelo è storia.

La Camorra ritira la sua delegazione al governo

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Il sottosegretario Cosentino, quello che se non fosse parlamentare, sarebbe stato arrestato già lo scorso gennaio per Camorra, si è dimesso per non poter affrontare il voto di sfiducia individuale fissato per la prossima settimana, che l’avrebbe impallinato grazie alla somma dei voti dei finiani con le opposizioni. Come Brancher, come Scajola. Sempre più in declino l’impero di Cesare.

A giudicare dai commenti dei lettori de Il Giornale, pare che l’abbiano presa bene. Questi sono solo tre, scelti fra oltre 150 (no, non ne ho letti 150) su due notizie: le dimissioni di Cosentino e le indagini sulla P3 che toccano Berlusconi-Cesare:

#2 Walterdamessina (280) – lettore
il 14.07.10 alle ore 18:49 scrive:
Militarmente parlando,questo è un attacco a tenaglia nei confronti del governo e del suo presidente Silvio Berlusconi. La tenaglia è composta da una parte dal presidente della camera Fini con il suo portavoce bocchino e dall’altra parte da una fazione minoritaria della magistratura individuabile nell’anm.
#1 cast49 (3230) – lettore
il 14.07.10 alle ore 18:37 scrive:
a quando la P4 e la P5? ma andate tutti , magistrati del *****….condannate anche quelli di sinistra che hanno fatto di peggio, *******i della malora…QUESTO E’ QUANTO, TANTO NON MI PUBBLICATE PIU’ NIENTE…COME VI PIACCIONO I COMMENTI DEI COMUNISTI, EH?
#131 actarus100 (235) – lettore
il 14.07.10 alle ore 22:19 scrive:
Ora che il Fino ed il Bocchino hanno ottenuto la testa di un leale collaboratore come Cosentino, solo per soddisfare la propria ambizione, lotta senza quartiere per eliminare queste schegge impazzite del partito, altrimenti maggiori disastri ci attendono! Ora é anche chiaro chi dietro le quinte orchestra le procure, non potendo colpire il Presidente direttamente, si sceglie di colpire i suoi collaboratori. Questo “modus operandi” usato dal Fino e i suoi accoliti non ha precedenti nella storia della politica italiana ed é di una vigliaccheria inaudita e mai vista. Mi attendo prima della fine dell’estate, la testa del novello Fino-Nerone assieme a quella di Tigellino, “but… both heads served in “zilver plate, pleaze!”. Se per sua sfortuna dovesse ancora rimanere in funzione gli promettiamo un futuro ricco di sorprese e di regali che non potrà rifiutare e che lo faranno rimpiangere di essere nato. Bocchino é facile pescare a strascico e usare parole perse in conversazioni telefoniche!

Differenze Il Post vs Il Fatto Quotidiano

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Oggi ho fatto una cosa che non avevo mai fatto prima: ho controllato la prima pagina de Il Post con quella de Il Fatto Quotidiano. Fatelo anche voi. Sembrano due giornali di due Paesi diversi. I titoli principali de Il Post di questo momento sembrano scritti da Minzolini:

Apertura: PETROLIO NEL GOLFO: la diretta della nuova cupola

Titolo di spalla (o secondo titolo, trattandosi di un on line): media – I MERAVIGLIOSI ANNI 80 DEL DIRETTORE DI RAI DUE

Terzo titolo: mondo – IL DOCUMENTO CHE IMBARAZZA SARKOZY

Quarto titolo: politica – COSA HA DETTO FRANK LA RUE SUL DDL INTERCETTAZIONI

Quindi sul Post la politica interna non entra proprio nelle prime tre notizie. Mah, sarà una giornata in cui non è successo niente di rilevante, uno penserebbe. Invece, su Il Fatto Quotidiano troviamo una notizia a nove colonne di apertura, ed è proprio di Politica interna:

DOSSIER, RICATTI E NUOVA P2 – LE TELEFONATE CHE INCASTRANO COSENTINO

Seconda notizia: media & regime – B. è anche ministro della televisione ma Catricalà tace

Terza notizia: ambiente & veleni – Piemonte, dalla Lega stop al fotovoltaico ma ok al nucleare

Quarta notizia: media & regime – Bruno Vespa, la bicamerale in salotto

***

Considerando che sta emergendo ciò che tutti sappiamo da tempo, ossia che Berlusconi è talmente legato alla Camorra e alla Mafia da dover difendere con le unghie il condannato per Camorra che rappresenta la Camorra nel suo governo come sottosegretario, e che ha minacciato di sbattere fuori dal PDL chi voterà la mozione di sfiducia contro Cosentino (bella la battuta di Bocchino: “Ci sbatte fuori per colpa di essere contro la camorra?”), e considerato che è anche emersa la figura di una nuova loggia P3 eversiva quanto la P2, io direi che a Il Post hanno un attacco di minzolinite acuta.