PD: l’incapacità principale è nella sua comunicazione

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Sono incappato in un meraviglioso articolo scritto da Claudio Cerasa per Il Foglio, che spiega in modo veramente cristallino quale sia il principale problema del Partito Democratico: la sua incapacità comunicativa e linguistica. Nel mio piccolo, con Anellidifumo prima e con Anellidifum0 adesso, ho sempre sostenuto questa teoria. La comunicazione politica è uno dei campi che mi affascinano e nei miei studi sul Senatore McCarthy, uno dei massimi maghi della comunicazione politica del Novecento (ma attenzione: non della comunicazione televisiva, che fu proprio l’handicap che lo fece tramontare), ho più volte ribadito ciò che in fondo tutti noi sappiamo: se vuoi candidarti a guidare il Paese, occorre che la gente – tutta, soprattutto la meno scolarizzata – ti capisca e ti percepisca come emotivamente vicino.

Essere chiari. Non usare, per un politico italiano, il latino o l’inglese o altre lingue in campagna elettorale.

Ripetere: ripetere pochi concetti, poche frasi, poche idee ben precise. Tornare a ripeterle e ricordare al pubblico di averlo detto. Che poi è un elemento base dei manuali di propaganda (non solo politica) dai tempi dell’invenzione della radio, eh, non è che sia roba nuoverrima.

Parlare a tutti, non avendo paura di dire ciò in cui credi. Vuoi dare l’asilo nido a tutti quelli che hanno figli, e soprattutto a chi ne ha di più e ai più poveri? Il tuo slogan sia: “Un asilo per tutti i figli”. Che, implicitamente, contiene elementi difficili da far accettare ai più intolleranti e meno scolarizzati, tipo “anche per i figli degli zingari e degli immigrati e dei miliardari in euro” ma non c’è bisogno di starlo a sottolineare. Il messaggio che passa è quello semplice. Tu ripetilo mille volte ovunque tu vada, e sarai ricordato “come quello degli asili a tutti”. Parlare a tutti significa lasciar entrare un pochino di populismo, non c’è dubbio. Può far storcere il naso agli alto borghesi il quid di populismo, ma le elezioni politiche sono l’eccellenza del popolare e del populistico. Guardate all’oratoria dei grandi capi politici italiani di oggi: forse che manchi un quid di populismo in Berlusconi, Bossi, Fini, Casini, Grillo, Di Pietro, Vendola? Chi più, chi meno, certo. Ma c’è in tutti, e poi sta a te saper non eccedere.

Nell’articolo di Cerasa si fa una bella analisi di alcune famose opere di George Lakoff, linguista che studio con divertimento. Fra le cose imperdibili dette da Lakoff e ricordate da Cerasa:

E nella teoria di Lakoff creare un frame efficace significa essere capaci di usare con abilità simboli in grado di orientare le emozioni dei cittadini “in maniera da predeterminare l’accettazione o il rifiuto di un argomento prima ancora di un’analisi critica e razionale”. Tradotto significa che una volta imparato il meccanismo dei frame, i democratici saranno capaci di strappare il mondo dalle mani della destra.

Secondo il linguista di Berkeley, alla radice di molti problemi che tormentano i riformisti di mezzo mondo vi è una questione di carattere squisitamente culturale: un equivoco frutto di un esasperato riflesso illuministico che da anni tormenta i progressisti non solo americani. I liberal – dice Lakoff – hanno da tempo il vizio di considerare la politica come una realtà perfettamente logica e lineare: in cui la ragione conta più dell’emozione, in cui ogni cosa è prevedibile e in cui ci si illude che basta fornire scientificamente agli elettori fatti e cifre perché questi possano votare per il candidato migliore. E inevitabilmente, chiunque si opponga al nostro ragionamento non può che essere irrazionale, se non un imbecille.

Ma uno degli elementi centrali del bellissimo pezzo giornalistico è quello che tratta del rapporto fra partito e intellettuali, che in un certo senso riguarda anche me che in definitiva campo scrivendo libri e insegnando in università:

I progressisti italiani, bisogna dirlo, hanno sempre avuto un rapporto molto complicato con la narrazione della loro identità: un tempo la sinistra affascinava così tanto gli intellettuali da arrivare a condizionarne persino il pensiero; poi gli intellettuali hanno iniziato ad affascinare così tanto la sinistra da condizionarne in modo decisivo il passo politico; infine – e questa è la fase che più ci riguarda – gli intellettuali, dopo essere diventati il faro del partito, si sono allontanati dalla nave del pensiero progressista e la sinistra si è così ritrovata senza una rotta, e senza più punti di riferimento. “Le scelte politiche – dice Lakoff – hanno bisogno di un impianto narrativo. Emotivamente convincente per arrivare alla gente. Una corretta narrazione della politica è frutto di un’accurata selezione di alcune precise parole che siano capaci di provocare emozioni uniche”.

Ecco non si poteva dirlo meglio. A forza di circondarsi di portaborse e leccaculi, persone che non hanno semplicemente studiato abbastanza, e non sono in grado né di capire né di apprezzare cosa è “popolare” e cosa è “populista ma necessario”, il PD ha perso anche la capacità di dialogare con gli intellettuali che aveva un certo PCI, per lo meno fino al 1951. Ricorderete le parole irridenti di Togliatti contro Vittorini che, soffrendo, decise di restituire la tessera: “Vittorini se n’è ghiuto e soli ci ha lasciato”. Eppure, quando perdi una mente sola del calibro di Vittorini, e del calibro di tutte quelle menti perse dopo il 1956 (solo per citare un altro nome: Italo Calvino), se sei un politico con le antenne devi capire di essere TU fuori strada. E’ la linea del partito a essere sbagliata, allora come nel 1966, come nel 1984, come ai tempi del nucleare, come ai tempi della tiepidezza verso i matrimoni per coppie dello stesso sesso.

Molto interessante poi l’analisi di Gotor sullo stile linguistico di Bersani, che fondamentalmente è inadatta al lessico e allo stile di un leader politico nazionale che debba parlare a strati di cittadinanza anche molto diversi tra loro. Davvero un ottimo articolo, bisogna riconoscere che su Il Foglio di Ferrara ogni tanto cose del genere si leggono, mentre su Il Post di Baby Sofri ve le scordate. Sarebbe interessante cercare di capire perché ne Il Post c’è tanta mediocrità, tanto livore fuori posto contro, in particolare, altri giornali di opposizione come Il Fatto Quotidiano, anziché analisi della società o contributi intellettuali per smontare la macchina dell’egemonia culturale berlusconiana. Tutto questo nonostante abbiano, a Il Post, immagino un buon materiale umano di partenza. Forse è un eccesso di snobismo e di pensare d’esser sempre nel giusto e dalla parte della ragione. Un non mettersi mai nel dubbio di avere, in realtà, torto. Di vedere il mondo come “noi giusti e buoni”, dillà “sporchi e cattivi o coglioni”. Una caratteristica che è tipica anche di Berlusconi e de Il Foglio, ma il primo lo sa declinare in modo populisticamente vincente, il secondo lo abbandona spesso con riconoscimenti autocritici e capacità di indagine che non si fanno problemi di aiutare la parte creduta come avversa. Bravo a Cerasa, stavolta.

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33 pensieri su “PD: l’incapacità principale è nella sua comunicazione

  1. Nel titolo del tuo post sei quasi apodittico però 🙂

    Il PD ha un grande problema di comunicazione, ma perché ha un drammatico problema di valori dietro.

    Tu sai che idea di società ha in mente Berlusconi? Di sicuro che sì. Non ti piacerà, ma tu sai che l’idea di fondo è “ognuno fa da sé che si fa meglio, possibilmente fottiamo lo Stato ma non troppo che un po’ ci serve”. Ci piace? E’ coerente? E’ giusta? Conta niente, conta che è _CHIARA_.

    L’idea del PD quale è? Dico anche l’idea del PD di Veltroni, quello incensato nell’articolo che citi. Era l’idea del “ma anche”.

    Vedendo un altro contesto: pensi che all’ultimo Conclave si siano sbagliati a votare un papa come Ratzinger?

    O non sarà che hanno scelto un papa con una forte ed inequivoca impronta valoriale? Perchè solo a quelli ci si poteva aggrappare per partire dalla ridefinizione del ruolo della Chiesa Cattolica Romana nel mondo, dopo un’eredità di Giovanni Paolo II che non era solo pesantissima per il ruolo che ha avuto, ma anche per le cazzate che ha fatto e che sono finite tutte addosso al successore?

    Tornando all’Italia, se il PD avesse un’identità valoriale forte (per esempio, una forte idea di società come società inclusiva) poi grossomodo gli verrebbero in automatico le parole per dire, chessò: matrimonio per tutti e tutela di tutte le famiglie. Oppure: una famiglia per tutti, tutto per la famiglia. Faranno schifo, ma mica faccio il pubblicitario 😀

    Solo che se devi passare la giornata a discutere con Fioroni (chi cazz’è Fioroni? Ma dico lui per dirne altri cento) non ci arrivi alla sintesi dei valori.

    Vendola è un candidato diverso dagli altri proprio per questo: parla innanzitutto di linguaggio, e capisce – anche in senso istintivo – che Berlusconi è innanzitutto un racconto a cui occorre contrastarne un altro, fatto della propria mistica e della propria emotività. Non a caso, quando Vendola parla alla manifestazione del popolo viola la piazza va in delirio, e quando parla Di Pietro o Bersani c’è l’applauso che si riserva al saggio di fine anno del figliolo alle elementari, quando non la risata sprezzante.

    Mi ricordo anni fa un articolo di Luttwak (ormai ci siamo ridotti a Luttwak, quindi questo post si concluderà tra poco) in cui diceva come la destra sia incoerente, nel parlare di una idea di sicurezza ma poi nel propugnare un liberismo di mercato che non dà sicurezza ai lavoratori.

    Tremonti l’ha capito, e così pare un gigante del pensiero, il PD si fa invece le pippe con l’accordo di Pomigliano.

  2. Paolo, gran bel commento, siamo d’accordissimo su tutto. Come dicevo sul mio FB: non sanno parlare perché non hanno niente di utile da dire, probabilmente, ma se sapessero parlare la gente li starebbe a sentire uguale. Proprio come fa con Berlusconi, che addirittura fa cose che vanno contro le tasche dei suoi elettori di classe economica disagiata, ma li imbabola ugualmente fino a farsi votare. Non è solo che quella gente si comporta in modo controproducente, è che lui è bravo a far propaganda politica. La propaganda politica può non piacere, ma risponde a delle regole elementari. Se non ti piacciono quelle regole, puoi sempre dedicarti ad altro, anziché candidarti in politica.

  3. volpi

    è uno studioso di neuroscienze. Ne ho letto un’intervista su “le scienze” e poi da parecchier altre fonti. è legato a richard dawkins e Daniel bennet ed è forse il maggiore cultore della psicologia evoluzionista vivente. Il link riguardo a Lakoff è sulla pagina wikipedia di questo,assieme alla replica

  4. ilmetapapero

    Due paroline sul Post. Io credo che Sofri e gli altri non abbiano nessuna intenzione (giustamente!) di fare una replica di Repubblica e del Fatto Quotidiano. Quei due giornali hanno il loro pubblico di aficionados e non vedo il senso di pestarsi i piedi tra loro.

    Il Post e’ quello che io definirei un aggregatore ragionato di notizie. Prendono le notizie piu’ importanti del giorno (oggi ad esempio ci sono i pezzi su Martino e Formigoni, ieri su Sica) viste da vari giornali e accanto a queste inseriscono notizie che difficilmente bucano le prime pagine dei giornali (specie in campo msicale e high tec)

    Da un lato sembra che facciano il riassuntino o la pappa pronta, dall’altra c’e’ il vantaggio (per me) che si puo’ leggere le cose interessanti apparse su il Giornale, senza leggerselo per intero (io non ci ho lo stomaco per Feltri)

  5. liuk

    qualche giorno fa al semaforo guardavo un manifesto del pd e pensavo sgomento le stesse cose, poi mi sono imbattuto anch’io nell’articolo del Foglio.
    il manifesto era parossistico nella sua assurdità pubblicitaria: sotto uno slogan non molto significativo per l’innovazione e l’equità contro la manovra, presentava un grande segno-logo in bianco e nero con sopra scritto Qr-code e sotto piccolissimo qualcosa come “inquadra col cellulare codice grafico qua sopra e naviga nelle proposte del pd sulla manovra su http://www.partitodemocratico.ecc.ecc.”.
    Primo: io, che mi considero a torto o a ragione un cittadino di cultura medio-alta, abbastanza informatizzato, non ho mai utilizzato un qr-code, l’ho visto molto raramente – un paio di volte su qualche rivista come codice di ingresso per info maggiori in rete- immagino, ma mi sembra complicato, che si debba utilizzare l’immagine scansionata e usarla in qualche modo come password per entrare in contenuti riservati. non dico l’italiano medio, ma pensate forse che un 5% della popolazione abbia idea di cosa sia un qr-code e come usarlo?
    Secondo: perchè le proposte del pd sulla manovra devono essere criptate e accessibili attraverso uno strano codice grafico?
    Terzo: si presuppone che uno abbia un cellulare che scatti foto e si colleghi a internet ovvero uno smartphone; io posseggo (per sbaglio visto come lo sottoutilizzo…) un i Phone e non è agevolissimo leggere una lunga pagina scritta ingrandendo e riducendo in continuazione con lo zoom
    Quarto: le istruzioni per l’operazioni sono complicate, non si parla di fotografare ma semplicemente di inquadrare e poi navigare direttamente.
    Quinto: è il manifesto per strada il mezzo giusto per rivolgersi ad un pubblico altamente informatizzato possessore di i-phone?

    poco dopo l’elezione di obama, veltroni era ancora segretario mi sembra, azione giovani (mi pare fossero loro, ma potrei sbagliarmi) attacchinò un manifesto diviso in due: da una parte obama con scritto Yes, he can, dall’altra walter con scritto No, you can’t. in basso la traduzione in italiano.
    ebbene un piddino (anch’io inizialmente mi sorpresi, ma la cosa mi spinse a immediata riflessione) non avrebbe mai e poi mai messo la traduzione in italiano. invece questi qui ci pensano, sanno che l’italiano medio, al quale dovrebbe essere rivolto il manifesto stradale, non mastica manco l’inglese più elementare

  6. ilmetapapero

    sul qr-code: in Italia oramai lo si trova anche nei volantini pubblicitari di Mediaworld, oltre che sui giornali come Repubblica, La Stampa e mi parve anche il Corrierone, recentemente. Io non ci vedo niente di male, e’ solo un altro canale utilizzato per far conoscere le proprie proposte, che affianca quelli soliti, cioe’ i giornali di partito e i siti web. Insomma se tutta la politica comunicativa fosse concentrata sul qr-code sarebbe una stronzata, mentre cosi’ magari riesce a bucare lo schermo invece di andare sui giornali per la querelle Festa dell’Unita’- festa democratica.

  7. Metapapero, in realtà dissento sull’analisi. IL POST mi pare un sito (più che una testata giornalistica degna di questo nome) fatto da gente convinta di essere trés chic e giusto un filo radical (ma proprio un filo), che cerca di imporre una gerarchia delle notizie alternativa a quella che tutti gli altri considerano tale. Il problema è che questo genere di operazioni, per farle, devi essere davvero bravo e genialoide, altrimenti succede che fai solo una minzolinata. Proprio il caso del Post, ma dall’area piddina anziché pidiellina.

  8. ilmetapapero

    Mah, definire il Post piddino, mi pare quantomeno azzardato. Da quando lo leggo non ricordo un articolo che sia stato men che feroce con il PD. Poi veramente non capisco questo astio/insofferenza o questa contrapposizione con il Fatto, se non sulla linea editoriale, che pero’ non mi pare una sciocchezza. Cioe’ se tutti i giornali fossero uguali sai che noia. Semplicemente si vanno a prendere una parte di pubblico internettaro, anti-berlusconiano e si magari un filino radical-chic, che quando sente parlare DiPietro gli viene l’orticaria.

    E poi vuoi mettere lo sfizio di sfanculare il Facci senza essere censurati dal Giornale?

    http://www.ilpost.it/filippofacci/2010/07/21/lo-capisce-anche-un-minorato/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed:+ilpost-filippofacci+(Blog+di+Filippo+Facci)

  9. Metapap, ti spiego io il perché della guerra a IFQ. Il Fatto è un giornale appena nato e di enorme successo e gradimento. Il Post è un sito appena nato che vorrebbe avere un enorme successo e gradimento, ma non lo ha avuto. Allora provano a farsi un nemico di successo nella pia speranza che quelli de Il Fatto rispondano alle bordate, regalandogli un po’ di fama. Invece l’unica fama di cui godono a Il Post è quella piccolissima che gli arriva dal mio blog 🙂

  10. ilmetapapero

    io lo leggo abbastanza spesso, ma al piu’, posso dire che ignori il Fatto, di bordate contro di lui non ne vedo

  11. ilmetapapero

    voglio dire che a me pare che il Post ignori il Fatto.
    Cioe’ non ne parla proprio, ne. del giornale ne’ di travaglio, ne’ di padellaro

  12. A me non pare. ora non ho tempo di metterti i link, ma tra quel che scrive Costa e quel che scrivono gli altri, ogni giorno c’è almeno un pezzo contro l’area culturale del Fatto Quotidiano (IDV). Molto più frequenti, questi attacchi, che contro l’area culturale del berlusconismo, è davvero tafazzismo purissimo.

  13. Filippo Zuliani

    A me pare che sia Costa – sul suo blog – ad avercela con Travaglio, o meglio,col suo metodo lavorativo. Il Post non mi pare scriva a proposito del Fatto cosi’ spesso.

  14. Filippo, spiegami una cosa allora. Marco Travaglio vince premi di giornalismo internazionali e nazionali quasi ogni anno. Sono impazzite tutte le giurie di giornalismo del mondo, o forse chi spara contro Travaglio per il metodo di giornalismo che usa, non ha capito cosa sia il giornalismo?

    http://www.sconfini.eu/Approfondimenti/travaglio-vince-il-premio-liberta-di-stampa-in-germania.html

    http://www.premiolino.it/chi-ha-vinto-il-premiolino/407-marco-travaglio

    http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/2009/04/29/premio_travaglio.html

    http://www.youreporter.it/video_A_Corrias_Gomez_Travaglio_il_XXX_Premio_Ischia_blog_1

  15. ilmetapapero

    Anche Vespa vince premi come se piovesse… mica puoi discutere la qualita’ di un giornalista in base ai premi, e su….

    E comunque credo che il Costa e il Sofri piu’ che le capacita’ di Travaglio contestino la sua “linea editoriale”

  16. Metapap, ovviamente non tutti i premi di giornalismo sono uguali. Quelli che vince Vespa sono inifmi, rispetto a quelli di Travaglio. Quindi: sì, puoi benissimo discutere la qualità di un giornalista in base a quali premi di giornalismo abbia vinto. Anche perché sennò dovremmo stare solo al giudizio soggettivo dei lettori: io dico che è grande, Costa dice di no e non veniamo più a capo. Quindi ci affidiamo al tipo di premi di giornalismo vinti, che sono un dato più oggettivo. Punto.

    FC e Baby Sofri (uno che se non fosse figlio di Adriano, non starebbe dove sta, e per altro non sta nemmeno molto in alto, nonostante Adriano) non è che contestano la linea editoriale di Travaglio. Fanno di più: hanno eletto prima Italia dei Valori e poi Il Fatto Quotidiano a loro bersaglio principale. Ora, se già è anormale che un giornale decida di occuparsi di fare le pulci a un altro giornale, anziché fare giornalismo e dare notizie che altri non danno (come fa IFQ, per la precisione) se consideri IL CONTESTO ITALIANO DI OGGI è davvero risibile che a Il Post considerino IDV e IFQ come i due principali problemi della società italiana. Perché non riservano tutte le loro energie dando notizie sulla P3, sui legami tra mafia e politica, sulle condanne degli uomini politici vicini a Berlusconi, sulle divisioni della maggioranza e del PD (e magari anche di IDV, fra Di Pietro e De Magistris, perché quella E’ una notizia), su quanto Vendola sia ben accolto dalla base piddina, sulla situazione economica italiana e degli altri paesi, sulla questione pedofilia e Vaticano? Insomma, possibile che Marco Travaglio e IFQ siano il più urgente problema d’Italia? Un giornale che sta dimostrando con la forza dei numeri e degli scoop di saper fare giornalismo d’inchiesta e di essere una delle voci d’opposizione?

    Allora mi vien da pensare: ma non è che Il Post riceve fondi da Berlusconi? Perché sapete, quello di soldi ne ha dati a tutti, per cercare di corrompere, di ottenere una linea editoriale morbida. Vuoi vedere che a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca?

  17. Metapap, mi è capitato di vedere a Roma i manifesti del PD col QR-Code. Sono rimasto basito. Perché sono un obbrobrio incomprensibile al – diciamo – 98% della popolazione, ma forse si arriva anche al 99%. Allora, da appassionato di comunicazione politica, mi chiedo: sapendo che circa l’1 o 2% della popolazione che vede un poster per strada sa cosa sia e sa usare un QR-Code, chi ipotizza quel manifesto, perché lo fa? Deve essere per far vedere agli altri (che si occupano di comunicazione) che il PD è tecnologico? Ma il PD ha problemi ben più urgenti che non far vedere di essere avanti con la tecnologia. Deve parlare di come pensa di risolvere la crisi economica, di come dare welfare a chi è precario, di come dare lavoro a chi l’ha perso, di come dare asili nido a chi non c’è riuscito a entrarci. Ecco, di questo dovrebbe occuparsi la comunicazione del PD. Non di far vedere che sanno usare il QR-Code, anche perché poi nella sede nazionale del partito manca il wi-fi, altro che il QR-Code!

  18. ilmetapapero

    Sciltian ti rispondo di nuovo sulle due cose

    1) dire che il Post “ha eletto prima Italia dei Valori e poi Il Fatto Quotidiano a loro bersaglio principale” mi sembra una esagerazione. Leggo il Post ogni tanto e non mi sembra di scorgere tutta l’acredine che dici tu, quantomeno nella quantita’ che dici tu. Ogni tanto sui blog del Post (non sul Post) appaiono dei post critici su Travaglio e DiPietro, e’ vero, ma ne appaiono molti di piu’ critici sul PD, tant’e’ che giusto per fare un esempio credo che la discussione sui qr-code nasca proprio da un articolo del Post. Per il resto di tutti gli altri argomenti che dici ne danno, ne hanno data, ampia copertura.E magari ci aggiungono anche un intervista al fondatore di wikileaks, per non chiudersi troppo nell’orticello italiano. Per il resto oggi, gisuto per fare un esempio ci sono un paio di articoli sulla love Parade, uno in cui danno indirettamente del mafioso a LaRussa, uno su Fabio granata, uno su Veronesi e l’Agenzia Nucleare. Il resto appunto wikileaks e steri varie. Di DP e travaglio neanche l’ombra. E chiudo qui che non voglio fare il difensore di ufficio di Costa (di cui condivido con te la non alta stima) e di Sofri jr (anche lui epurato da radiodue come Luttazzi, ma evidentemente non vale)

    2) sui qr-code: onestamente li ritengo un dettaglio, sono quelle cose che nei progetti si dicono “nice to have” e non cambiano granche’ nello scope del progetto. Per cui la mia posizione te l’ho gia detta. Se tutta la comunicazione piddina fosse concentrata sui qr-code sarebbe una stronzata, mentre invece e’ solo un canale. Nelle slide che ho postato ci sono invece le considerazioni di chi le campagne del PD ( e di Vendola) le ha fatte. Per cui magari contiene qualche indicazione interessante su come il PD imposti le sue campagne. In breve, discutere della comunicazione del PD, basandosi sui qr-code e’ fuorviante e non affronta le problematiche serie, che sono di contenuto e non di vettore.

  19. Metapap, il punto è che Baby Sofri è arrivato a Radio Due per essere il figlio di Adriano, e al limite il marito di Daria. Con la simpatia umana e il savoir faire che lo distingue, senza il cognome pesante non andava da nessuna parte. Almeno Costa non ha, che io sappia, da ringraziare il suo cognome per fare giornalismo. Poi non so che dirti, io leggo poco spesso sia FC che il Post, ma sarò sfortunato io, perché tutte le volte che apro da quelle parti, trovo insulti verso Travaglio e Di Pietro. Insulti, più che critiche. Però ogni tanto insultano anche Beppe Grillo, va detto.

    Il QR-code è stato denunciato da un articolo de Il Fatto di Giuliano Ferrara. Quello che cito in questo post, per altro.

  20. ilmetapapero

    Per la verita’ l’articolo del Post e’ del 15 Luglio

    http://www.ilpost.it/2010/07/15/partito-democratico-qr-code/

    Quello di Cerasa e’ del 19 Luglio.

    Comunque ho l’impressione che tu legga piu’ i blog di Sofri e Costa che il Post medesimo.

    Poi e’ chiaro che i due non vanno d’accordo con DiPietro e Travaglio, ma a parte che non mi sembra ne siano ossessionati come dici tu, ti assicuro che vanno giu’ molto piu’ duri nei confronti del PD

    PS se ti interessa hanno appena pubblicato la lista dei probiviri del PDL

    PPSS Non voglio entrare in giudizi personali su Sofri jr, mi limito a notare tuttavia che il suo e’ uno dei blog piu’ letti d’Italia e dubito che lo sia solo perche’ e’ figlio di e marito di. Questo indipendentemente dalle opinioni che io possa avere sul Sofri jr medesimo. Che poi il suo carattere possa non piacere, sono opinioni personali. Pero’ credo che in tv e radio circoli gente molto ma molto peggio di lui.

  21. E qui non siamo proprio d’accordo, Metapap. Anzitutto, un sito con post sprovvisto della possibilità di commentare, esce dalla definizione di “blog”, che per me (e non solo per me) significa soprattutto condividere pensieri, considerazioni, opinioni, notizie con persone che non si conoscono direttamente, e avere un feedback costante. Wittgenstein, che non apro proprio mai perché non consente i commenti, non è per me un blog, ma un sito personale. L’unica volta che Baby Sofri si è affacciato su AnelliDifumo è venuto qui (piattaforma de Il Cannocchiale) a insultare e si è beccato i commenti di 55 persone oltre al mio che lo rimproveravano per la sua incapacità al confronto. Capisco che il dialogo civile non gli si confaccia, ma allora perché scrivere un sito web? Si tenesse le sue opinioni (e soprattutto gli insulti) per se stesso.

    Il blog di Costa invece ogni tanto lo leggo proprio perché consente di commentare. Sono spesso in disaccordo con ciò che dice e gli motivo il perché, ma ogni tanto invece abbiamo analisi simili. Il Post non mi piace: l’ho spiegato a lungo il perché. Aggiungo solo che sono giornalista professionista e scribacchino, quindi penso di poter dare un parere da persona che mastica qualcosa sia di giornalismo che di comunicazione. Riconosco però che ha una bella grafica, molto pulita e leggibile. Peccato solo le opinioni che vengono espresse, a mio modo di vedere a senso unico. Dopo di che: amen, il mondo è bello perché vario. A te piace, a me no. 🙂

  22. ilmetapapero

    mmmhh capisco l’esperienza personale.
    Cmq giusto per dire io il Costa lo reputo “non potabile”. Mi da’ ai nervi come scrive, e anche quando scrive cose giuste, mi prudono sempre le mani.

    Invece apprezzo di piu’ lo stile di Sofri Jr su Witt (che peraltro ora consente il commento)

    Per cui dopo un po’ ho espunto il Costa dai miei feed, ma leggo ancora Sofri.

  23. Ah ma dai, ora Baby Sofri tiene un blog? Fantastico! Mi piace credere che abbia tenuto conto della mia critica continua su questo punto del “se non hai i commenti, non hai un blog”, ma sono certissimo che non ne ha tenuto conto affatto!

    Sullo stile del FC siamo molto d’accordo. E’ stato messo alle corde molte volte da diversi commentatori (in particolare due donne che poi sono venute anche qui a commentare e spero ci stiano leggendo) perché è spesso apodittico e dogmatico. Non ha un bello stile e penso abbia un carattere pessimo. Ma di buono c’è che sono cazzi suoi 😀

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