Viviamo in un’epoca neobarocca

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Una buffa prospettiva della statua a Giordano Bruno, foto del XXI secolo.

Piccole riflessioni sulla spiaggia. Se guardiamo al Seicento, lo possiamo vedere come il secolo in cui le élites intellettuali hanno incominciato, in modo molto graduale, a venire a contatto con le idee della scienza che distruggevano l’universo perfetto e tolemaico precedente. E’ il secolo che si apre con la messa al rogo di Giordano Bruno a Campo de’ Fiori, eppure i suoi libri gli sopravvivono e hanno una circolazione. E’ il secolo di Galieli, e della sua abiura, eppure le sue teorie gli sopravvivono. E’ il secolo di Pascal, di Newton, di Torricelli, di Halley, ma anche della Guerra dei Trent’anni e della peste, che sembra non finire mai. E’ il secolo in cui la pittura passa dal tutto illuminato, con l’uomo perfettamente parte del panorama, ai quadri di Caravaggio, dove i personaggi escono dal buio e sono illuminati da lame di luce che ne mettono in risalto i difetti e le espressioni sofferte. In letteratura, è il secolo del Sant’Uffizio e dell’Indice dei libri, che pure non riescono a impedire a Bruno, a Campanella, a Galileo, di scrivere. E’ anche il secolo di Giovan Battista Marino, del suo Adone, dove si approfitta tra l’altro per fare un po’ di metaletteratura ed elogiare il buon Galileo. E’ il secolo dell’incertezza, della perdita dei punti di riferimento, della perdita di un centro, della consapevolezza che esiste una molteplicità di forze (il crollo del mito unitario della Natura) che determina le cose, in tutti i campi, dalle cose del cielo a quelle della politica. E’ il secolo della “vita come teatro”, e del labirinto.

Tutto sommato, ci vedo dei punti di contatto con il mondo post 1989. Da quando non esistono più i due blocchi, i totalitarismi, le ideologie, i partiti, il romanzo storico. Da quando la televisione non è più quella lineare di dieci anni fa, con tot canali e basta. Da quando esiste la telefonia mobile. Da quando esiste Internet e le sue innumerevoli fonti d’informazione e di controinformazione. Da quando viviamo fra consapevolezza laica e minaccia integralista religiosa. Da quando c’è l’AIDS, prima come “peste dei gay e dei drogati”, poi come pandemia per tutti, ora come malattia cronica e non più letale. Da quando c’è la globalizzazione. Da quando sappiamo di diversi modi di intendere la felicità e la cultura. Da quando Silvio Berlusconi è considerato un uomo politico ed è il Presidente del Consiglio.Da quando il matrimonio non è più solo tra uomo e donna, anche se le resistenze al cambiamento sono ancora forti, per lo meno in Italia e nel terzo mondo. Da quando esistono tante potenze e la Cina colonizza economicamente l’Africa. Da quando i Mondiali si tengono in Asia, Nord America e Africa. Il senso di smarrimento è analogo. Il senso di uscita dal buio, illuminati da lame di luce, che però mettono in risalto anche i nostri difetti, è analogo. Sì, direi che viviamo in un’epoca neobarocca.

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6 pensieri su “Viviamo in un’epoca neobarocca

  1. luce

    Bellissima e acutissima analisi, solo che mi viene la malinconia pensando ai nomi che hai citato che hanno fatto grande quell’epoca e adesso vedo il nulla assoluta con pochi, pochissimi raggi di luce( pure fioca per la verità)
    Io per prima mi sento così opaca in questi tempi bastardi…
    Un abbraccio affettuoso e ammirato per la teoria

  2. Guapo Romano

    Complimenti bel post…mi piace il parallelismo dei due periodi storici…anche il 2001 è come il 1666…lì si brucio’Londra mi pare…

  3. Non so, se fosse al 90% vero non avrei nessuna nostalgia del barocco in senso storico. Forse oggi c’è solo luce, ma rivela una realtà poverissima – e forse non è tutta colpa de l’huomo, se non, retrospettivamente, per quanto attiene alle aspettative ingannevoli che s’è creato.
    C’è poca maraviglia, oggi, poco ardire, anche da santampanca, e pochissimi opera magna. Siamo barocchi, probabilmente, ma fatto salvo l’ardire. Siamo troppo mediocri.

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