Anellidifum0 incontra Distanti Saluti (e riflette assai)

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Insomma succede che il papà di Distanti Saluti e il papà di questo blog decidono finalmente di dare un senso alla loro storia di promesse a mezzo sms, e si incontrano in una umida notte di maggio del 2010. Precisamente, quella fra il 2 e il 3 maggio 2010. Succede che ci parliamo dalle 22.30 alle 02.40, toccando quel famoso universo mondo di cui tutti sappiamo. Sono moltissimi i punti di contatto e condivisione e, per fortuna, sono diversi anche i punti di disaccordo. In particolare, su alcune persone e personaggi, che conosciamo in modo diverso e delle quali abbiamo opinioni distanti come i suoi saluti, ma qui si resta sempre disponibili al confronto e al cambiare idea, va da sè. Fatto curioso, mi pare si possa dire che nessuno dei due ha mai votato PD, per un motivo o per l’altro.

E, discorso fra i discorsi, Distanti Saluti ha alzato una palla sulla rete che mi ha messo un po’ in crisi.

Dice lui: “Si parla e si discute sempre con l’intenzione e la volontà di far cambiare idea all’interlocutore”.

E io: “Ma no. Nel privato, posso dirti che io parlo per esporre la mia idea e illustrarti come la penso, e anche che sono disposto ad ascoltare l’idea altrui al fine di conoscere un nuovo punto di vista ed eventualmente a cambiare il mio punto di vista, ma non parto a discutere con la volontà di evangelizzare delle mie idee chicchessia. Pronto ad assorbire, non a imporre”.

E lui: “Ma non è bilanciato così. Se ascolti con la predisposizione a cambiare idea, devi ammettere che parli con l’intenzione di cambiare idea agli altri”.

E sul fatto che il mio sistema non sia bilanciato, ha ragione lui. Ora mi domando: perché non lo è? Per timidezza o insicurezza nelle mie idee? Non direi. Perché non ho fiducia più di tanto nel prossimo? Di certo non quella che ha lui, ma del resto lui si definisce come un ingenuo. Perché sono snob? Penso proprio di no, non a quel punto almeno. Perché sono in generale più scettico e più remissivo? Mi sa di sì. O forse anche perché ormai vivo all’estero e dopotutto di ciò che pensano in Italia – visto come la pensano – non è che proprio mi ci strappi i (pochissimi) capelli su. Discorso che si lega a quest’altro:

DS: “Se uno crede a una cosa sbagliata, io glielo dico per convincerlo che è sbagliata”.

AdF: “Beh un attimo. Se uno crede e fa una cosa sbagliata ma che non danneggia nessuno, o al limite danneggia solo se stesso, chi sono io per dirgli che è sbagliata? Perché devo convincere un credente in una religione che il suo Dio non esiste, fintanto che quel credente non vuole impormi i suoi dogmi, la sua religione, il suo credo? Discorso diverso se vuol metter su una scuola dove si insegnano cose false, in linea con il suo credo religioso. Lì dico di no, ma perché lì va a influire su delle menti vergini, danneggiandole”.

DS: “Ogni religione è una ideologia. Sono tutte sbagliate, e alcune sono più pericolose di altre, come l’Islam. Chi ci crede va convinto del contrario, prima che lui provi a evangelizzare te. E va convinto anzitutto mettendosi a ridere delle cose in cui lui crede”. E mi fa l’esempio dell’uomo buono palestinese e musulmano, convinto di fare del bene a farsi esplodere in un autobus ammazzando i passeggeri dell’autobus.

Insomma, il nostro eroe è un integralista laico. Il punto è che ‘sta definizione piace anche a me. Anche se, probabilmente, io sono più tollerante di lui, pur seguendo il motto “intollerante con gli intolleranti”. Quindi: sono io più tollerante, o semplicemente più indolente, e di nove anni più anziano? Alla fine, sora Rosa, sono semplicemente più romano de’ Roma io?

Ai commentatori la sentenza.

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12 pensieri su “Anellidifum0 incontra Distanti Saluti (e riflette assai)

  1. Evviva.
    Spiego due o tre cose, ché poi io a parlare son sempre peggio che a scrivere:

    Io non penso che bisogni evangelizzare prima degli altri, anzi: credo davvero positivo che gli altri ti provino a convincere delle loro ragioni, per una ragione semplice – che potresti avere torto!

    Ci sono due universi possibili: quello in cui ognuno mantiene la propria opinione, immutata nei secoli, o quello in cui le persone cambiano, migliorano, si evolvono, affinano le proprie idee.

    Io credo nel secondo: nell’essere disposti a cambiare idea, e nell’essere disposti alla disposizione che l’altro cambi idea – ovvero nel cercare di convincerlo. Non puntandogli un coltello alla gola, né cercando di forzarlo in alcun modo, ma con la genuina bontà degli argomenti di cui si è convinti (perché si ha un’opinione piuttosto che un’altra non per caso: io credo che le donne debbano avere gli stessi diritti degli uomini perché ho dei buoni argomenti per crederlo, se qualcuno mi darà dei buoni argomenti per il contrario, cambierò idea)

    Se non avessi incontrato così tante persone che mi hanno cercato di convincere della bontà delle loro idee, ora sarei una persona peggiore, perché crederei a cose più stupide – e te ne ho dato un esempio – che nessuno si era preso la briga di smentirmi: convincere gli altri delle proprie ragioni, ed essere disposti a cambiare idea, è un principio minimo di altruismo.

    Che cosa si può immaginare di più arrogante e sbagliato dell’atteggiamento che vieta agli altri di provarci a convincere delle loro ragioni? Succede soltanto nelle dittature, questo: che sia vietato provare a diffondere le proprie idee. L’unico modo in cui l’interlocutore con cui si parla sia davvero un nostro alleato, e amico, e persona che ci vuole bene, è se questa vuole introdurci un seme di dubbio, un nocciolo di verità – e noi siamo disposti a recepirlo – che possa portarci a raffinare il nostro pensiero

    Spesso, poi, la cosa avviene – contemporaneamente – da entrambe le parti.

    Io penso che, per tutta la sera, tu abbia cercato di convincermi delle tue idee, proprio perché le ritenevi giuste: e te ne sono grato.
    E penso anche che tu sia stato disposto ad ascoltare le mie per vedere se esse ti sembrassero – in qualche aspetto – un po’ migliori delle mie. Ti sono grato anche di questo.

    Pensa che brutto se, entrambi, avessimo fatto il contrario! Sono queste cose che vanno venire voglia di una prossima volta.

    ((avevo anche scritto qualche riga, su questo fatto, una decina d’anni fa: scontagli la bambineschità. È la terza parte: http://www.distantisaluti.com/la-fiera-delle-banalita/ ))

    ((e ti confesso una cosa: il conto non era 30 euro, avevo chiesto alla cameriera di venirtelo a dire per vincere la scommessa!))

    ((e, non mi ero spiegato benissimo: ho votato PD più di una volta, e anche all’ultimo giro alla regione, ché c’era Cristiana Alicata))

  2. Bene, visto che devo scontare un fuso orario di sei ore, ti ribadisco che ho accettato di conoscerti per conoscerti di persona e scoprire dal vivo chi di bello c’è dietro al tuo blog. Non ti ho incontrato con il presupposto “queste sono le mie opinioni, della bontà delle quali ora ti convincerò”.

    Ho difeso Marco Travaglio e l’IDV con degli argomenti (e ne avevo molti altri), ma non è che m’aspettassi che tu te ne uscissi con un: “Pofferbacco, hai ragione tu, le cose stanno così è IDV non è più un partito da non votare”. Insomma, io non facevo proselitismo, esponevo un punto di vista. Immagino che tu invece volessi convincermi della bontà delle tue idee. Non ci vedo niente di male, ma riconosco che c’è uno sbilanciamento tra la mia predisposizione a cambiare punto di vista e il mio scetticismo a farlo cambiare agli altri con la sola forza del dialogo. Per me il cambiamento d’opinione è comunque un processo individuale, che ciascuno fa col tempo e in dialogo con se stesso, tenendo conto di ciò che ha ascoltato da altri, ma convincendosi a poco a poco. L’illuminazione improvvisa forse può anche capitare, ma non penso di arrivare io e poter dire “fiat lux!” 🙂

  3. Credo semplicemente che tu Anelli sia un relativista, come me. Mi differenzio da te solo nell’avversione alla parola Integralismo, con non mi piace nemmeno vicino alla parola Laico.
    Sempre un piacere leggerti. Saluti

  4. “Si parla e si discute sempre con l’intenzione e la volontà di far cambiare idea all’interlocutore”

    Spiego meglio il mio pensiero al riguardo. Non parto mai con l’intenzione e la volontà di far cambiare idea all’interlocutore. Ci posso arrivare, durante la discussione, quando scopro nel ragionamento dell’interlocitore quelle che per me sono “falle” (evidenzio la parola “ragionamento”). Ma partendo con un punto di vista neutro, sono pronto a riconoscere eventuali “falle” nel mio ragionamento. Se la discussione, nel suo insieme, può essere considerata sbilanciata perché i due interlocutori partono da posizione diverse, non è sbilanciata dal mio punto di vista, perché l’obbiettivo della “chiacchierata” è sempre e comunque una mia crescita personale.
    Primo ho evidenziato la parola ragionamento, perché è solo riguardo ad essa che cerco di intervenire sul mio interlocutore. Quando una differente posizione è dovuta ad una sensibilità differente (e non ad un ragionamento differente) non esistono “falle” che possano inficiarne la validità. Ognuno ha la sua ragione.
    Di nuovo saluti

  5. Carlo, mumble, relativista? Potresti aver ragione. Ti dirò, a me l’integralista laico non dispiace come concetto, ma forse solo perché siamo in tempi in cui è tornato di moda l’integralista religioso. Lo vedo come un possibile bilanciamento. Tornando sull’essere relativisti: se questo lo posso tradurre con cultore del dubbio quasi a oltranza, direi senza dubbio di sì. (E la contraddizione è proprio cercata: “senza dubbio cultore del dubbio quasi a oltranza” :-). Però afferro quel “quasi a oltranza” con tutto me stesso, perché il dubbio secondo me è sano, anzi sanissimo, proprio in quanto NON è reazione esofagea… ci può e deve stare tutte le volte che è utile che ci sia, non tutte le volte e basta, se no diventi un cacadubbi, più che un relativista, e temo che i due concetti siano assai vicini. Contro l’essere relativista, aggiungo che qualche valore assoluto ce l’ho anche io, del tipo cercare di non far del male per primo al prossimo se non quando sei costretto, rispettare ciò che per gli altri è importante, a patto non limiti le mie libertà, dare a tutti una chance e forse anche due, ma mai tre. E così via.

  6. Sono d’accordo con molto di ciò che dici, Carlo, ma:

    Se la discussione, nel suo insieme, può essere considerata sbilanciata perché i due interlocutori partono da posizione diverse, non è sbilanciata dal mio punto di vista, perché l’obbiettivo della “chiacchierata” è sempre e comunque una mia crescita personale.

    Non ti sembra un po’ egoista? A te interessa – sempre e comunque – la tua crescita personale (che è lodevole). Ma non ti importa nulla della crescita personale altrui.
    Almeno da ciò che hai scritto. Io trovo che, in questo, ci dovrebbe esserci piena – e altruistica – simmetria.

    Se le persone che mi sono accanto avessero agito come te (o, forse, è meglio dire: come tu scrivi), ora sarei una persona peggiore di quella che sono, perché non avrei cambiato diverse idee sciocche che – per le falle di cui sopra – prima avevo.

  7. Mumble, però Giovanni, per me il fine del dialogo rimane il reciproco confronto di idee e opinioni, che può certo portare a quel processo intimo e individuale di cambiamento del punto di vista. Il fine è il confronto, non il convincere l’interlocutore del proprio punto di vista. Augh.

  8. Diciamo che il mio è un punto di vista egocentrico, non egoista. Infatti dico “sempre e comunque una mia crescita personale”, non “sempre e solo…”.
    Io parto dal presupposto che partecipare ad un confronto di idee e opinioni è una possibilità d’arricchimento personale. Se è valido per me, probabilmente lo sarà anche per il mio l’interlocutore.
    Io non penso di avere niente da insegnare a nessuno, ma sono consapevole che un reciproco confronto può aiutare me (primariamente) e l’altro ad approfondire la consapevolezza di sé e della propria personale “realtà”. Ma io sono il primo ad avere bisogno “di aiuto”.

    Mi sono appena iscritto all’ASDCDDQAO, l’Associazione Senza Dubbio Cultori Del Dubbio Quasi A Oltranza. Sul concetto di “relativista” ci siamo capiti alla perfezione.

  9. Beh, Carlo, il partito del dubbio è proprio quello che vuole convincere e vuole essere convinto. Si tratta del partito dello scetticismo contro il partito del dogmatismo. Non capisco come si possa lodare il dubbio se poi si è offesi dalla prospettiva che un interlocutore ti voglia convincere della bontà delle sue idee.

    Se sei dubitante sei necessariamente disposto a che la tua idea sia attaccata.

    Io non penso di avere niente da insegnare a nessuno,

    Davvero?

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