Calvino su Sciascia su Moro

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“Chi ricopre alti posti di potere è esposto a morti violente, anche le più misteriose e irrazionali, anche nei paesi più potenti e civili; questo risponde ad una concezione antichissima che collega la morte con l’esercizio del potere”

Italo Calvino, recensione de “L’affaire Moro”, di Leonardo Sciascia, 1978

Fini: il mezzo dado è tratto

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Bene, con la nascita della corrente di minoranza nel PDL, e la conseguente corrente di ex-Aennini più realisti del re (peculiare la posizione di Giorgia Meloni, che a Fini deve tutto, e che gli ha dato il benservito senza tanti problemi), nei prossimi anni l’Italia ha finalmente un’opposizione a Berlusconi: Fini e i finiani.

Bersani, D’Alema e gli altri possono continuare a fare ciò che sanno far meglio: rimanere in silenzio, eventualmente dividersi su come rapportarsi nei confronti di Fini, gestire il loro orticello e scomparire dall’agone politico. Se poi volessero prendere in esempio ciò che il PD ha fatto a Casal di Principe, potrebbero anche decidere di non presentarsi alle elezioni con il loro simbolo, ma dietro a una bella lista civetta. Grosso modo, prenderebbero sempre i voti dei loro innamorati.

Toh, una radicale che fa autocritica

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L’autocritica, in casa radicale, è merce rara e preziosa, come sappiamo dagli scontri che ciascuno di noi ha avuto con amici seguaci delle idee radicali. Parliamo di un movimento che spesso non riesce a raccogliere le firme e si ferma a percentuali di voti da prefisso telefonico, pur dicendo spesso cose condivisibili e intelligenti (ma non sempre, eh, vedete certe posizioni su amnistie e una forma di garantismo così ultra da diventare insostenibile anche per una persona di sinistra e libertaria come me). E allora come mai mancano i voti, mancano le firme, manca il sostegno popolare? Per caso perché i Radicali non vanno in tv a sufficienza? Può darsi, ma non è che negli anni Settanta ci andassero affatto. E allora vuoi vedere che il difetto è nel manico della dirigenza, nella forma partito, nella credibilità dell’oggetto associativo che si offre? E’ la teoria della meravigliosa Annalisa Chirico, che fa un’autocritica talmente dura e alla radice che pare quasi di ascoltare una tesserata al PD sotto i 35 anni…

Boa di aprile

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Ancora pochi giorni e tornerò in Italia. Devo dire che quest’anno la voglia di tornare a Roma, rivedere i miei familiari e i miei amici, più i loro figli, è più forte del solito. Come sempre, non mancheranno le scadenze, i compiti, le cose necessarie a cui pensare, le persone da andare a trovare e quelle da ricevere a casa dei miei. L’estate sarà sostanzialmente immolata alla scrittura della tesi di dottorato, che in buoni numeri deve arrivare da pagina 120 a pagina 400. Prima però, c’è da scrivere un breve intervento per la conferenza AAIS, sul cinema politico italiano. Mi propongo di analizzare il modo in cui è cambiata la rappresentazione del terrorista interno nel cinema italiano, da “Il caso Moro” di Ferrara, a “Mio fratello è figlio unico”, passando per “La seconda volta”, “La meglio gioventù” e “Buongiorno, notte”. Ad Ann Arbor rivedrò un caro amico, e conoscerò il preside della Normale di Pisa. Spero proprio che i giorni che mancano al mio ritorno in Italia siano sufficienti a far sfumare il vulcano islandese che ha causato il blocco dei voli di mezza Europa. Perché rimanere a Toronto senza avere nulla da fare sarebbe di una noia mortale.

“Torniamo tutti nell’MSI come da ragazzi”

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Uno dei miei amici più anziani è un signore che fu repubblichino e poi, dopo la guerra, fu socialista, sindacalista e quindi, negli ultimi anni, diessino e piddino. Commentando l’uscita di Fini al telefono ha detto: “Torniamo tutti nell’MSI come da ragazzi!” che pur essendo una boutade, è una frase che dà tanto la cifra dei tempi.

Grandi “statisti” della scuola dalemian-veltroniana: Gianfranco Fini

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Sarà che vivo all’estero. Ma a me la parabola politica di Fini mi pare seconda in tafazzismo solo a D’Alema e Veltroni. Perché via, diciamocelo: a capire che a Berlusconi non piace governare bensì comandare, non occorreva essere dei fini statisti. E nemmno dei Fini statisti. Capire che Berlusconi ha la sindrome del faraone, o del sultano, che vede qualunque norma e legge come un laccio di cui liberarsi, non occorreva la laurea in Scienze politiche. Eppure Gianfranchino ha preso il suo bel partitone del 14% e l’ha sciolto in mano a Berlusconi all’indomani di un predellino che era stato giustamente bollato come “la comica finale”.

A distanza di pochi anni, di AN non è rimasto granché, a parte la fondazione a suo nome che detiene il patrimonio di sezioni e de Il secolo. Però la sua classe dirigente è stata cooptata da Berlusconi. Con Fini sono rimasti Andrea Ronchi e Italo Bocchino. Non si sa nemmeno se riuscirà a fare i gruppi separati. Probabilmente Berlusconi chiederà elezioni anticipate per tagliare l’erba sotto i piedi della scissione, ma il Presidente della Repubblica è Napolitano e bisogna vedere se alle Camere non c’è una maggioranza alternativa Finiani-UDC-IDV-PD che possa intanto togliere i berlusconiani dal potere e poi magari cambiare la legge elettorale e, chissà, approvare un nuovo assetto della Rai. Non oso pensare anche alla legge sul conflitto d’interessi.

Ma a oggi, questi sono solo sogni. Rimane solo l’immane errore politico di Gianfranco Fini. Un errore epocale, che entrerà nei libri di Storia, e che gareggerà solo con la mancata legge sul conflitto d’interessi che il governo D’Alema non affrontò a suo tempo.

Buttarla in caciara

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Meno male che ci ha pensato l’ottimo duo Gualberti-Zuliani, perché io avevo notato la notizia ma non avevo proprio avuto il tempo di commentarla. E loro hanno fatto un gran bel lavoro. Dal sito de iMille:

Ieri il Senato della Repubblica Italiana ha approvato una mozione della destra (la n. 248 Testo 3) che impegna il governo a rivedere tutta la politica ambientale e energetica italiana e europea. In breve, ieri i senatori del PDL hanno detto apertamente che conviene “inquinare di piú”, il che naturalmente è nei loro poteri di indirizzo, ma per giustificare questa inversione a U hanno approvato un atto infarcito di falsità e pressappochismo, abbracciando le più improbabili tesi negazioniste sia nel testo che nella discussione. L’obbiettivo è quello di allentare i cordoni della legislazione europea sui cambiamenti climatici.

Il governo in carica si comporta come quei ragazzini un po’ gradassi e scansafatiche. Siccome non abbiamo ridotto le emissioni – anzi, le abbiamo aumentate, unici in Europa – allora la si butta in caciara: e il tema era sbagliato, e hanno capito tutti male, e non serve a niente fare questa cosa, e i veri problemi sono altri, etc. Questo atteggiamento è deleterio per il nostro paese – perché impegna ufficialmente l’Italia in una campagna contro l’ambientalismo mondiale – e rovinoso per l’Europa intera – perché mina l’unità politica europea, proprio quando l’Europa sta cercando, più di tutti, di spingere la comunità internazionale verso l’economia sostenibile e verso la riduzione del danno ambientale.

Per fortuna, il testo approvato dal governo in carica è così pieno di castronerie che difficilmente verrà preso sul serio. Una sua analisi punto per punto ci può far capire chiaramente il livello raggiunto ieri dal Senato.
Vediamolo.

(1-00248) (Testo 3) (14 aprile 2010)
Approvata
D’ALI’, POSSA, FLUTTERO, VICECONTE, IZZO, SIBILIA, NESPOLI, VETRELLA, CARRARA, MALAN, MONTI, LEONI. – Il Senato,
considerati gli esiti della Conferenza sul clima COP 15 (incontro tra i 192 Paesi tenutasi a Copenhagen dal 4 al 15 dicembre 2009);
considerato che il dibattito scientifico nelle ultime settimane ha registrato ulteriori momenti di approfondimento e chiarimento dai quali sono emerse nuove criticità sulla affidabilità dei rapporti dell’Intergovernmental panel on climate change (IPCC) sul cosiddetto riscaldamento globale, in questi ultimi anni alla base delle risoluzioni dell’ONU, del G8 e dell’Unione europea in ordine alle politiche ambientali ed in particolare alla base di accordi straordinariamente impegnativi nell’ambito dei quali l’Italia ha assunto obbiettivi ed oneri estremamente penalizzanti;

Nelle ultime settimane non è emersa alcuna criticitá sui rapporti dell’IPCC. L’unico errore scientifico rilevato finora è una sbagliata previsione sulla velocitá di scioglimento dei ghiacciai Himalayani.

valutato che:
queste criticità investono anche la serietà e la correttezza nella divulgazione dei dati forniti dall’IPCC, di alcuni suoi principali esponenti;
l’Unione europea in materia ambientale ha adottato senza la minima incertezza le tesi catastrofiste basate sui contenuti dei rapporti ONU-IPCC e di alcuni studiosi inglesi alle quali gli altri Governi si sono acriticamente accodati condividendo analisi, oggi rivelatesi errate e non sufficientemente supportate dal dato scientifico;

Non si sa bene a quale scienza alternativa i senatori di maggioranza si riferiscano quando parlano di “tesi catastrofiste” e “analisi errate”, dato che il consenso scientifico attorno all’IPCC è più che solido. La verità è che l’Italia, a differenza di tutti gli altri, ha fatto e sta facendo pochissimo in campo ambientale e, nel tentativo di non pagare le sanzioni a cui andrà incontro, sta cercando di spendere il suo ultimo residuo di forza internazionale per dare assestare un colpo fatale agli sforzi Europei e mondiali contro i cambiamenti climatici.

considerato che:
il Governo italiano, con il personale intervento del Presidente del Consiglio dei ministri Berlusconi al vertice dell’Unione europea di Bruxelles del dicembre 2008, ha ottenuto una clausola che stabilisce che nel marzo 2010 (dopo ed a seguito della COP 15) si dovrà procedere ad una analisi dettagliata del risultato della Conferenza di Copenhagen incluso il passaggio da una riduzione del 20 per cento ad una del 30 per cento nell’ambito di un accordo mondiale ambizioso e globale a Copenhagen sui cambiamenti climitaci al di là del 2012, a condizione che gli altri Paesi sviluppati si impegnino a conseguire analoghe riduzioni di emissioni e che i Paesi in via di sviluppo più avanzati sul piano economico diano un contributo adeguato alle rispettive responsabilità e capacità;
la mancata adesione dei Paesi maggiori produttori di inquinamento ha reso scarsamente rilevante l’impegno europeo ai fini del contenimento a livello globale delle emissioni di CO2, ove mai tale contenimento sia veramente in grado di influire sulle dinamiche climatiche della Terra;

L’Italia, assieme a tutti i paesi più industrializzati e che più hanno emesso in passato, si è impegnata a contribuire al processo mondiale di riduzione delle emissioni da prima della classe, come tutta Europa. Secondo il PDL dovremmo smettere perchè altri inquinano di piú.

l’attivazione di tale clausola costituisce l’unica occasione istituzionale in sede di Unione europea per rivedere la politica degli obblighi di riduzione delle emissioni di CO2 e di sviluppo delle fonti rinnovabili e dei risvolti sanzionatori del loro eventuale non mancato rispetto;

La clausola citata si riferisce all’aumento delle riduzioni dal 20 per cento al 30 per cento, non a rivedere il 20 per cento. Vogliono impegnare il governo e non sanno nemmeno su cosa: The Commission will present to the European Council in March 2010 a detailed analysis of the results of the Copenhagen Conference, including the move from 20 % to 30 % reduction. On this basis the European Council will make an assessment of the situation, including its effects on the competitiveness of European industry and the other economic sectors.

il dato scientifico che oggi emerge è la manifesta volontà dei grandi Paesi (USA, Cina, India, Messico, Brasile, Sud Africa) emittenti di CO2 i quali hanno chiaramente indicato di voler seguire proprie politiche climatiche autonome e non vincolanti in sede internazionale;

Non è così. Il dato (politico casomai, più che scientifico) è che per la prima volta i paesi emergenti stanno adottando politiche di riduzioni delle emissioni, pur non vincolanti.

preso atto dell’annuncio delle dimissioni del Commissario Yvo de Boer a far data dal 1º luglio 2010, impegna il Governo:
a sostenere in sede ONU un’accurata e indipendente revisione delle procedure di selezione e sintesi della letteratura scientifica utilizzata dall’IPCC ed una revisione degli assetti dei suoi organi preposti alla valutazione delle strategie ambientali, con particolare riferimento all’avvicendamento dei suoi vertici a seguito dell’attività ispettiva avviata;

Il Senato dunque impegna il governo a chiedere all’ONU di rivedere le proprie procedure scientifiche (sic!) e la dirigenza degli organi internazionali per l’ambiente (ri-sic!). Tutto perche il governo Berlusconi non vuol ammettere di non aver fatto nulla per l’ambiente e, anzi, vuol continuare a inquinare.

a chiedere la riorganizzazione dell’IPCC riconducendolo, come all’origine della sua costituzione, ad un vero organo scientifico dedicato unicamente alla molto complessa problematica dei cambiamenti climatici, sgombrandolo quindi dall’immotivata interferenza di altre discipline;

Questo detto da un governo che sostiene il conflitto di interessi.

a proseguire nell’azione di analisi derivanti dalle conclusioni del Consiglio europeo del dicembre 2008 e di prevedere l’opportunità anche di una revisione dell’accordo 20-20-20 e comunque, come già fatto in occasione del recente vertice italo-francese, di escluderne con assoluta certezza il possibile inasprimento verso livelli di maggior impegno;
a valutare l’opportunità che se ne proponga la sostituzione con un nuovo accordo che meglio risponda al dato scientifico, che riveda gli impegni di riduzione delle emissioni di CO2 su livelli per l’Italia più equilibrati rispetto a quelli assunti dagli altri Stati membri aderenti ed in linea con quelli assunti autonomamente da USA, Cina, India, Sudafrica, Brasile e Messico;

Si impegna dunque l’Italia ad abbandonare il gruppo dei paesi ambientalisti (l’Europa unita) per unirci a USA e Cina, che ancora oggi hanno politiche ambientali più deboli ma più lasche. Una manna per chi doveva ridurre le emissione ma non lo ha fatto, come il governo Berlusconi.

ad adoperarsi affinché la politica ambientale dell’Unione europea abbandoni la linea sinora imposta in particolare dagli inglesi, dai tedeschi e dai Commissari europei all’ambiente succedutisi nel tempo, anch’essa basata sui dati rivelatisi inesatti dell’IPCC e che ha condotto ai trattati di Kyoto e del 20-20-20 ed al fallimento della Conferenza COP 15, linea peraltro già ufficialmente censurata dal Senato in sede di esame di specifiche mozioni sul clima e non adeguatamente seguita in occasione di molti incontri internazionali;

Quindi andremmo a dire a inglesi, tedeschi e tutti i commissari europei all’ambiente che hanno fatto un madornale errore, per decenni. E senza avere alcun fatto concreto in mano.

ad adoperarsi affinché la politica dell’ONU e dell’Unione europea si incentri su emergenze planetarie concretamente affrontabili nell’elaborazione di progetti che contengano ragionevoli certezze sul rapporto costi/benefici (ad esempio deforestazione, lotta agli inquinanti, lotta all’inquinamento marino, eliminazione dei rifiuti tossici, smaltimento dei rifiuti, risparmio energetico);

Benaltrismo: i problemi sono altri.

a promuovere iniziative in sede internazionale di attività di vero approfondimento e di vera ricerca scientifica sul tema dei cambiamenti climatici, sulla loro reale consistenza e sulle loro eventuali cause e sulla loro prevedibile evoluzione;

Promuovere in sede internazionale la “vera” ricerca scientifica sulla “reale” consistenza e “eventuali” cause equivale a dare degli incompetenti a universitá e istituti di ricerca di tutto il mondo, che studiano il problema da 20 anni. Ma immagino che per il PDL sia un dettaglio.

a valutare l’opportunità di sospendere, promuovendo una fase di comune riflessione, alcuni progetti internazionali di particolare impegno di spesa, tanto nell’attivazione quanto nella gestione, che sono stati presentati sulla base dei dati e delle previsioni fornite dall’IPCC al contesto politico internazionale, dati rivelatisi poi errati se non addirittura infondati.

Dal Senato dunque, un invito a sospendere gli sforzi europei per la salvaguardia dell’ambiente e inquinare di più.

Che giorno triste per l’Italia.