Boa di aprile

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Ancora pochi giorni e tornerò in Italia. Devo dire che quest’anno la voglia di tornare a Roma, rivedere i miei familiari e i miei amici, più i loro figli, è più forte del solito. Come sempre, non mancheranno le scadenze, i compiti, le cose necessarie a cui pensare, le persone da andare a trovare e quelle da ricevere a casa dei miei. L’estate sarà sostanzialmente immolata alla scrittura della tesi di dottorato, che in buoni numeri deve arrivare da pagina 120 a pagina 400. Prima però, c’è da scrivere un breve intervento per la conferenza AAIS, sul cinema politico italiano. Mi propongo di analizzare il modo in cui è cambiata la rappresentazione del terrorista interno nel cinema italiano, da “Il caso Moro” di Ferrara, a “Mio fratello è figlio unico”, passando per “La seconda volta”, “La meglio gioventù” e “Buongiorno, notte”. Ad Ann Arbor rivedrò un caro amico, e conoscerò il preside della Normale di Pisa. Spero proprio che i giorni che mancano al mio ritorno in Italia siano sufficienti a far sfumare il vulcano islandese che ha causato il blocco dei voli di mezza Europa. Perché rimanere a Toronto senza avere nulla da fare sarebbe di una noia mortale.

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