Gli ondivaghi del PD

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Era troppo bello per durare: il PD assieme a tutte le altre opposizioni, avevano convocato a Roma e Milano a una manifestazione nazionale per la difesa della democrazia, dopo lo sconvolgente Dl interpretativo e l’altrettanto sconvolgente firma di Napolitano. Per altro, per un elenco delle firme anticostituzionali apposte da Napolitano, leggetevi questo bell’articolo. Purtroppo Napolitano ha dimostrato nei fatti di non avere la fibra personale e lo spessore politico per difendere la Costituzione, ma non perché lo dica io che non conto un ciufolo, bensì per tutte le censure affibiategli dalla Corte Costituzionale. Se il Presidente fosse stata la Finocchiaro o D’Alema (come suggerivo sul mio blog in illo tempore) forse le cose sarebbero andate diversamente. Io la penso così. Poi va da sé che considerando lo spessore politico e la fibra personale del vice-presidente della Repubblica, Schifani, ci teniamo Napolitano e gli auguriamo lunga vita. Anche se il vice-vice Presidente, Fini, sarebbe meglio, a questo punto, di tutti e tre.

Ma stiamo sul pezzo. La malattia cronica del PD è questo essere ondivaghi. Indire una manifestazione nazionale lunedì, parlando di “emergenza democratica”, poi il martedì cominciare ad avere alcuni lievi dubbi, il mercoledì i dubbi diventano più seri, il giovedì parte l’articolo intelligente di Francesco Costa o di chi per lui, il venerdì si dice che la manifestazione sarà “non di difesa della democrazia ma sul lavoro” [Enrico Letta a “Mentana Condicio”] e si arriva al sabato con una manifestazione depotenziata nella quale si è seminato affinché gli altri alleati possano avere ragioni per diffidare e fischiare l’intervento di Bersani.

Insomma, il problema è che ci vorrebbe una maggiore sensibilità e capacità politica, dentro al PD. Una volta che una manifestazione nazionale è convocata, piantatela di cambiare idea in corso. Ve lo chiedo per pietà. Applicate le vostre analisi intelligenti al calcio, siamo pur sempre in fase finale di Champions League.

PS Meno male che Civati c’è.

11 pensieri su “Gli ondivaghi del PD

  1. Cecondo me, qua gatta ci cova, nel senso che evidentemente il PD ha qualche scheletro nel cassetto che gli impedisce di essere un’ opposizione ma solo una porta che si apre e si chiude a seconda degli impiegati che passano….il problema è per quelli che stanno fuori.
    Spero, spero e rispero che queste amministrative portino un segnale che metta fine al teatrino che è stato imbastito a scapito delle marionette e cioè noi.
    Napolitano? Ebbè, non tuttele ciambelle escono con il buco.
    Un abbraccio affettuoso.

  2. Leonardo

    Ondivaghi, perchè divisi…in realtà Franco Marini era contrario
    e sarà in Armenia, Castagnetti era contrario, Fioroni e Veltroni volevano una manifestazione senza partiti in cui parlasse solo Oscar Luigi Scalfaro, mentre Bersani intende farne una piattaforma per ricostruire l’unione delle opposizioni
    ( Ferrero, Vendola, Bonino, Di Pietro ) che è una idea diversa

    C’è quindi un dissenso politico di ex PPI e Veltroniani ( anche il sindaco di Firenze Renzi è contrario, Letta vuole una manifestazione di proposta etc. ) i quali altro non aspettano che un attacco al capo dello stato per denunciare il fallimento della linea politica della segreteria.

  3. vagetarian

    @leonardo: quindi bersani fallita la strategia UDC starebbe ricomponendo l’alleanza di sinistra?
    Dal dopo primarie pugliesi si è notata una forte virata del PD,
    però io ho il dubbio che sia la solita strategia elettorale “noi siamo l’opposizione dura, abbasso berlusconi, regime regime!”. Per poi dopo le elezioni tornare a dire “no al giustizialismo, noi siamo autosufficienti, viva il dialogo, abbassiamo i toni, di pietro cattivo, sinistra brutta”.

  4. Leonardo

    Bersani la definisce: “una kermesse dell’opposizione che si sta organizzando”. In realtà è un po’ poco per poter parlare di strategia. Non è però un mistero che Bersani creda più nello strumento delle coalizioni o delle intese, che consentirebbero una gestione plurale e tattica del consenso ed anche ruoli diversi, rispetto al partito a vocazione maggioritaria che invece deve rappresentare e gestire il consenso tutto internamente, risolvendo ogni contraddizione.

    Ci vedrei quindi una Tattica, piuttosto che una Strategia.

  5. Leonardo, sì, che fossero divisi al loro interno, l’avevo intuito anche io 🙂 Non conoscevo però la dislocazione delle diverse trippe in campo, grazie.

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