Firme elettorali e liste fasulle

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Non è chiaramente il caso del PDL di Roma, partito del 40%, ma se ci fate caso a queste elezioni sembra esserci una gran moria di liste fasulle sulle schede elettorali. Liste che esistono solo nella mente di alcuni politicanti (esempio: l’Udeur, le liste civiche presentate solo per attirare il voto ideologico ma transitorio di chi si rifiuta di crocicchiare un simbolo politico della sponda opposta) e che non riescono pertanto a trovare le firme necessarie per presentarsi alle elezioni. Va anche detto che la legge prevede che per le elezioni regionali si debbano portare più firme che per le altre elezioni, però rimane il fatto: ti vuoi presentare al voto e non hai nemmeno 2500 firme? Ma per favore.

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11 pensieri su “Firme elettorali e liste fasulle

  1. Giusto. E condivido anche la riflessione sulla proposta dei radicali per i programmi di approfondimento.
    Per favore, ogni tanto scrivi qualcosa che non condivido, Anelli, non posso scrivere “sono d’accordo” ad ogni post, no? 🙂

  2. liuk

    io credo che su questa vicenda del pdl romano ci stiamo giochiamo un’altra fetta di democrazia, perchè questi il primo giorno, come riportato da tutti i giornali (il messaggero filo-polverini su tutti), si sono giustamente dati dei coglioni da soli, con le prime dichiarazioni del tono “ma ero andato a farmi un panino…” oppure, come a scuola quando si diceva “mi è morto il nonno, non ho potuto fare i compiti”, “mi hanno detto che mio figlio stava molto male e sono dovuto uscire a telefonare…”, poi dopo due giorni se ne escono che i radicali hanno impedito con la violenza di presentare le liste. se riescono a far passare questa menzogna, allora è proprio finita per questo paese. ricordiamo che il fascismo ha accelerato la svolta golpista quando si è reso conto di aver fatto una grossa cazzata (un tantino più grave, lo so) per colpa di qualche coglione incompetente (vedi omicidio matteotti)… Ma erano altri tempi, e il livello di cialtroneria delle classi dirigenti moltomeno grottesco.

  3. serena

    Dimentichi che le firme vanno autenticate, e i partiti con schiere di consiglieri basta che chiedano loro di raccogliere le firme di parenti e amici, amanti e clienti e sono a posto. Quindi, chi c’è c’è – per sempre – e gli altri eternamente fuori? Non è molto democratico.
    Immagina quanta voglia hanno, i cari consiglieri, di svolgere la funzione istituzionale loro assegnata dalla legge; capita siano pigri nei confronti della richiesta del loro partito, figurarsi di altre forze, tanto più se fa un freddo cane e i tavoli non sono al chiuso.
    A Bg come lista Bonino-Pannella abbiamo ottenuto la disponibilità occasionale di cinque consiglieri (due, per un solo tavolo). E abbiamo dovuto pagare un cancelliere, disponibile solo il fine settimana e non sempre, per non far saltare troppi tavoli.
    Inoltre: la legge prescrive che la RAI mandi spot informativi nei venti giorni prima della presentazione delle liste, sulla necessità che queste siano sottoscritte dai cittadini, anche nei Comuni. Non fatto.
    Nella nostra provincia abbiamo raccolto poco più di 300 firme in varie settimane, nell’ultima (quando Emma Bonino ha fatto sì che un po’ d’informazione passasse) più di 600. Ci è mancata un’altra settimana così, con persone che vedendoci sapevano già perché eravamo lì.

  4. vegetarian

    Di tutto ciò mi sfugge solo una cosa: come mai i radicali hanno fatto fatica a raccogliere le firme e invece beppe grillo ce l’ha fatta?

  5. ok, allora 🙂
    riguardo alla questione delle firme è semplicemente scandaloso che con tutte le migliaia di persone che vengono pagate pubblicamente e che dovrebbero lavorare per lo stato poi di fatto ci si ritrovi in perenne “emergenza” (tanto per restare su un tema attuale).

  6. serena

    @vegetarian

    Non so se i cinque stelle abbiano cercato di presentarsi ovunque e non so come abbiano raccolto le firme.
    A Milano i radicali hanno avuto poco tempo per controllare le liste ammesse, e si sono applicati solo ai listini delle due grosse coalizioni, scoprendo le gabole poi riconosciute fondate su quello di Formigoni.
    In Umbria, dove il no dei potenziali autenticatori verso le liste outsider è stato particolarmente pesante, Lista Bonino e Lista Grillo hanno denunciato la cosa in una conferenza-stampa comune.
    Pochi mesi fa la Bonino aveva avuto a Milano più preferenze di Bossi, è assurdo pensare che non ci siano sottoscrittori dove andiamo meglio, in Lombardia e in Veneto.

    Comunque, staremo sulla scheda non solo in Lazio (dove i consiglieri diessini per ovvie ragioni si sono prestati), credo in cinque regioni.
    In Toscana ce l’abbiamo fatta in cinque province su nove, in teoria si potrebbe partecipare ma con forti difficoltà per raggiungere il quorum.

  7. Serena, io sono un ex radicale e ho fatto vari tavolini per le firme, sia referendarie che di lista. Quindi non è che non conosco la questione: la conosco nei dettagli e so bene anche quali siano i meccanismi reali nelle pieghe.

    Posso dirti che la Lista Bonino-Pannella nel Lazio avrà il 5% o magari anche l’8% dei voti e le firme le ha trovate. In altre regioni, la stessa lista avrà l’1 o l’1,5% dei voti, e lì ha difficoltà a trovare le firme. Secondo me, le liste che non raggiungono il 2% sono in difficoltà a ogni elezione, perché trovare 2500 persone vere che ti firmano per farti presentare, in tempi stretti, non è facile per loro. Non credo ci sarebbe nulla di poco democratico se i partiti con pochi voti non riescano a raccogliere le firme e a presentarsi alle elezioni.

  8. serena

    • Non sono mica 2500 le firme da raccogliere: 3500 in Lombardia solo per il listino, più un minimo di 1000 nelle provincie più piccole, più comunemente 1750, 2000 o più nelle province più numerose. In tutto credo 24mila firme di cittadini lombardi.

    • È quarant’anni che raccolgo firme, e non c’è mai stata tanta difficoltà nel trovare gli autenticatori. No, non è “normale”.

    • Ma soprattutto: mi sembri assuefatto a ritenere normale l’illegalità, atteggiamento molto diffuso. Indignazione per le berlusconate private (che diventano questione pubblica dato il ruolo), nessuna sensibilità quando sono le istituzioni a non rispettare la democrazia e le stesse leggi che si sono date.
    In particolare, problema del’autentica a parte (che già non è poco), è mancata la necessaria informazione dei cittadini, senza la quale il processo preelettorale e elettorale diventa una storiella alla Putin.
    Credimi: se ci fosse stata informazione fin dall’inizio, non avremmo avuto problemi, tanto più nelle regioni del nord. Nonostante le temperature polari.

  9. fabio nolli (cinecritico aut)

    Ormai sono talmente isterici che tra poco cominceranno a tirar giù anche queste scuse per giustificare il papocchio..

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