Vent’anni dalla morte di Keith Haring (1958-1990)

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Oggi, vent’anni fa, moriva il più grande graffitaro della storia moderna, Keith Haring. Moriva di AIDS a soli 31 anni. Nonostante la brevità della sua vita, breve come quella di una farfalla, Keith è riuscito a lasciare una traccia di sé e della sua arte. Una traccia colorata. E a dare così una risposta alla famosa domanda: a cosa serve l’arte? A cosa serve la letteratura? A donare un’ekfrasis. A far riflettere. A far godere. A far ridere. A far pensare. A far ricordare. A sopravvivere. A vivere.

Ho aperto un Gruppo Facebook per ricordarne la memoria. Ognuno può iscriversi e caricare sul muro le foto di Haring, siano esse foto di lui o della sua arte. Sono sicuro che Keith avrebbe apprezzato molto la possibilità di avere un “muro virtuale” e lo avrebbe riempito con le riproduzioni in .jpg dei suoi graffiti dalla mattina alla sera.

Le elezioni di Bologna: un possibile nuovo inizio per il movimento LGBT

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Come sapete, questo blog sostiene la candidatura a Sindaco di Bologna di Sergio Lo Giudice, già capogruppo in Consiglio del PD.

Da oggi, questo blog sostiene anche l’elezione di Franco Grillini al Consiglio regionale dell’Emilia Romagna, capolista per l’IDV.

Se il movimento LGBT italiano e di Bologna riuscirà a portare a casa questo doppio risultato, potrebbe essere un interessante nuovo inizio. Giro la cosa ai nuovi rappresentanti di Arcigay Nazionale, che nel fine settimana ha tenuto il suo XIII congresso, eleggendo appunto Paolo Patané a presidente e Luca Trentini a segretario. Conosco bene Luca e so che con lui le cose in AG miglioreranno. Molti auguri a tutti e due.

Annuntio vobis gaudium magnum: habemus spem, Binetti ita est!!!

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Ora che il progetto politico di fare un partito con ex comunisti, integralisti cattolici dell’Opus Dei e cattolici democratici è fallito, forse potrei prendere la tessera del PD e dare una mano a Cristiana Alicata e gli altri. Aspetto di abitare per lo più in Italia. Intanto, nel Lazio: VOTATE BONINO!!!

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PRAITANO NON L’AVREBBE FATTO

Vladimir Luxuria vira a Destra. L’ex parlamentare di Rifondazione Comunista ha dichiarato che vedrebbe bene una Destra liberale e che non direbbe di no a una candidatura nel PDL. Notoriamente Destra liberale alla garrota. Subito Imma Battaglia, ex candidata di Sinistra e Libertà, ha starnazzato: “E io ti voterei”. Sulla questione si sono espressi molto bene Queerway e Cioffari. Io condivido e qui aggiungo: se Luxuria e Battaglia hanno raggiunto un’identità politica di Sinistra è perché qualcuno (Bertinotti e Fava) le hanno candidate alle elezioni. Luxuria non è una persona politica, non è nemmeno un esponente della cultura. E’ una persona di spettacolo, e quando si candidano le showgirl non è che poi si può pretendere competenza o coerenza. Imma Battaglia veniva dall’aver creato il più grande debito della storia delle associazioni LGBT italiane di tutti i tempi, e quindi ha dimostrato inettitudine amministrativa. Candidata, l’hanno candidata, ma per fortuna non eletta.

Io ho sempre detto che al posto di Luxuria o Battaglia occorreva candidare Rossana Praitano. Lo ribadisco: se allora avessero candidato la Praitano, oggi lei non corteggerebbe il PDL in cerca di uno strapuntino. E magari, da parlamentare, Rossana si sarebbe anche guadagnata la pagnotta scrivendo qualche disegno di legge, anziché farsi notare per l’impeccabile tailleur stile Jotti o per il bagno frequentato quando andava a fare pipì.

Welcome to Canada, welcome home

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Inukshuk

Oggi è una di quelle serate in cui ha senso guardare la tv. C’è la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali di Vancouver. E devo dire di essere rimasto colpito. Ma proprio a cominciare dalla pubblicità: Tim Horton’s, che sarebbe lo Starbucks canadese, si distingue in genere per mandare delle pubblicità gradevoli, e stavolta ha comprato molti spazi per trasmettere questo video qui, che devo dire è commovente. Ecco, la filosofia del Canada è in quel piccolo spot: questo Paese è di chi lo vuole. Vieni qui, obbedisci alle leggi, lavori, chiama la tua famiglia e dì loro “Benvenuti a casa”.

La cerimonia delle Olimpiadi è partita dando un gran spazio alle quattro tribù native che abitavano la British Columbia prima che si chiamasse così. Una cosa del genere l’avevamo già vista alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Sydney, e infatti il coreografo è lo stesso, ma fa riflettere su quanto sia plurale e rispettoso delle varie identità questo Paese soprattutto in confronto con i cugini statunitensi. Del resto il logo stesso di queste olimpiadi si chiama Inukshuk e rappresenta un simbolo Inuit. Nel Paese c’è un gran fermento, perché di solito i canadesi sono un disastro nelle Olimpiadi, tanto le invernali che quelle estive. Infatti, nonostante abbiano già ospitato le Olimpiadi altre due volte (Montreal 1976, estive; Calgary 1988, invernali) il Paese non ha mai vinto una medaglia d’oro sul suo suolo. Tutti pensano che a Vancouver questo triste record verrà abbattuto. Ben più triste è il modo in cui si sono aperti i Giochi di Vancouver, con la morte di un atleta giorgiano alla vigilia dell’apertura, sulla pista da slittino che è stata subito al centro di polemiche, ma che a una prima analisi è stata assolta dai tecnici internazionali, che hanno sostenuto l’incidente sia capitato per errore dell’atleta. La cosa ha comunque sconvolto tanto l’opinione pubblica quanto gli organizzatori del CIO. Molto commovente, per ciò, la sfilata della Georgia, listata a lutto per la morte del suo giovanissimo atleta. Lo stadio di Vancouver si è alzato in piedi ad applaudire gli atleti georgiani che hanno deciso, all’ultimo, di non ritirarsi dai Giochi.

Una cosa carina e buffa: molte tv hanno comprato i diritti della Cerimonia e stanno trasmettendo lo spettacolo commentandolo in varie lingue. Il canale che ho scelto di seguire io è Omni Tv, che trasmette in otto lingue ma per lo più in italiano e poi in portoghese. Quindi c’è la voce originale sotto che annuncia ogni cosa prima in francese, poi in inglese, le due lingue del Canada. Poi il giornalista italo-canadese commenta in italiano e dà spazio alla commentatrice in portoghese.

Bellissima, in chiusura della cerimonia, la canzone di pace Halleluiah di Leonard Cohen, cantautore e poeta canadese, catnata da K.D. Lang, cantante canadese dichiaratamente lesbica, elegantissima in un frac tutto bianco.

Sì, questo Paese è il futuro, non c’è dubbio. Non so qunti decenni ci vorranno prima che una catena commerciale italiana sia in grado di trasmettere uno spot come quello di Tim Horton’s di cui vi dicevo prima. Forse occorrerà un secolo: ossia quando la maggioranza degli italiani sarà di origine africana.

Bonino, la strategia della lumaca

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Le lumache non fanno rumore.

Roma e il Lazio in questi giorni sono sommersi dai manifesti della Polverini. Bonino ha deciso di non partecipare a manifesto selvaggio nel modo più assoluto. Ma nemmeno a manifesto civile. Non li fa proprio, i manifesti. La cosa sta sconfortando le prime linee dei suoi sostenitori, o per lo meno di quei suoi sostenitori che non sono invasati al punto da non mettere mai in discussione qualunque idea della nostra Emma.

Pochi giorni fa, in Commissione vigilanza RAI, il Radicale Beltrandi, eletto nel PD, ha proposto l’applicazione della Legge sulla Par Condicio ai talk show televisivi sotto elezioni. Programmi come Ballarò, Annozero, Porta a porta, dovranno adeguarsi o saranno cancellati e al loro posto ci saranno delle ingessatissiem tribune elettorali, ad appeal zero. Il problema è che la proposta del radicale è passata coi voti del PDL e della Lega, che non credevano alle loro orecchie quando l’hanno sentita. Naturalmente, su Mediaset le cose continueranno come prima. Questo è un indubbio vantaggio per i candidati del PDL e della Lega.

Bonino e i Radicali non fanno mai le cose a caso. Pensano, con la strategia della lumaca, di poter vincere le elezioni. Pensano di combattere la enorme potenza di fuoco mediatico del PDL e della Lega, con il loro silenzio. Pensano che la maggioranza degli elettori li premierà per quel loro low profile.

Secondo me, si sbagliano. Entro certi limiti (tipo: boicottare il manifesto selvaggio) è una strategia interessante, che potrebbe dare delle sorprese positive. Oltre (cancellare i talk show della RAI e non di Mediaset) è un atto illiberale. Aggiungeteci la cancellazione dei fondi pubblici per i giornali di partito, hai che le edicole italiane stanno per avere una bella sfoltita. Le notizie? Ve le dovrete leggere sui blog. Finché non si bloccherà pure la rete. Magari su proposta di un Radicale, con l’appoggio di PDL e Lega?

Aggiornamento dell’11 febbraio: Può darsi che in realtà l’applicazione della nuova Par Condicio (il cui testo è un po’ diverso rispetto a quello di qualche anno fa, e l’elemento di maggiore differenza è che si applica solo alle reti RAI) porti i talk show politici della RAI a destinare una quota di spazio ai candidati presidenti di Regione. In tal caso, i Radicali si sarebbero posti nella condizione di avere MAGGIORE accesso ai media, dal momento che esistono candidati Radicali a varie presidenze regionali, non solo la Bonino per il Centrosinistra. Questi candidati che sono al di fuori dei due poli, potrebbero avere maggiore spazio con la legge approvata. Il punto da capire è: la RAI sarà costretta a invitare tutti i candidati alle presidenze regionali, e trasmetterli su scala nazionale? Non bastava la Rete Tre nelle sue edizioni regionali? E poi, perché Mediaset no?

Lucetta Scaraffia non deve potersi (ri)sposare

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Ogni tanto la rete ti fa conoscere dei personaggi da romanzo. Uno di questi è tale Lucetta Scaraffia, che sarebbe – secondo la sua tanto amata Chiesa cattolica – l’attuale concubina di Ernesto Galli della Loggia, suo marito solo in sede civile da tanti anni, col quale la Scaraffia vorrebbe incorrere a nozze religiose. Faccio notare che sarebbero le terze nozze per la s’ignora (le seconde religiose, oltretutto!). Ora, nessuno si filerebbe questa sua volontà sennonché la s’ignora Scaraffia ha recentemente scritto un editoriale per il Riformista, intitolato “Il no al matrimonio tra omosessuali non è omofobia”, dicendo del matrimonio per tutti le seguenti ipocrite scempiaggini:

Il matrimonio infatti non appartiene al novero dei diritti che devono essere garantiti a tutti, ma è una istituzione che prevede la creazione di una famiglia, e quindi nasce dal legame fra una donna e un uomo che possono procreare. Se proprio lo vogliamo considerare un diritto, si tratta di un diritto che come molti altri – per esempio il diritto di voto, per usufruire del quale bisogna avere compiuto diciotto anni – richiede delle condizioni per accedervi. E non potersi sposare fra persone dello stesso sesso non può certo essere considerata una discriminazione o una mancanza di rispetto: è solo la constatazione che mancano dei requisiti richiesti per il matrimonio. Anche se questo, in una società che nella propria cultura ha ormai separato sessualità e riproduzione, non è sempre facile da capire.

Ora, come fa notare l’amica Chiara Lalli, stando alla concezione che Lucetta Scaraffia ha del matrimonio, questo non comprende nemmeno che lei, ormai raggiunti i 60 anni e quindi superata la menopausa da quel dì, possa ricorrervi. Siccome possiamo ragionevolmente escludere il ricorso alla inseminazione artificiale per donna Lucetta, abbiamo che la nostra eroina non ha possibilità di procreare, indi, non deve potersi sposare secondo ciò che lei stessa predica. Sarebbe il caso di lanciare una petizione per impedirle le nozze – per altro, le terze? ma non si trattava di un sacramento e non di un contratto tra uomini davanti allo Stato? E non si trattava di un istituto destinato alla procreazione? Dove sono le torme di figli che sarebbero dovuti nascere dai precedenti due matrimoni, s’ignora Lucetta? Non mi verrà a dire che s’è sposata fino a oggi solo per la schifosa e materiale libidine? – dicevo, sarebbe il caso di lanciare una petizione per impedirle le nozze e quindi impedirle di peccare davanti al suo Dio e a noi tutti.

Faccio anche presente che quando gli intellettuali dei razzisti separatisti predicavano contro i matrimoni misti tra neri e bianchi, mica dicevano: “Siccome siamo razzisti e i negri ci fanno un discreto schifo, pensiamo che siano animali, non devono potersi sposare con gli uomini e le donne bianche”. No, dicevano: “Non siamo razzisti, anzi, ci battiamo affinché le donne nere non vengano sfruttate dagli uomini bianchi che approfittino della loro superiorità economico-sociale e che trasformino la moglie nera in una schiava”. Oppure, quando gli stessi personaggini si battevano contro l’apertura delle scuole miste, mica dicevano: “Non vogliamo che quei negracci di merda puzzolenti possano sedere di fianco ai nostri bambini”. Dicevano: “Sarebbe pericoloso per i bambini neri essere inseriti nelle classi dei bianchi: sarebbero una sparuta minoranza, presa in giro per il colore della loro pelle dagli stessi bambini bianchi, che sono tanto cattivi in quanto bambini. Le scuole separate difendono l’identità e la cultura di tutte e due le razze”. Capito? E’ difficile, insomma, trovare un intellettuale razzista dopo il Terzo Reich che dica apertamente ciò che pensa in realtà. La s’ignora Scaraffia non fa eccezione.

Aneddoto finale: Lucetta Scaraffia non è nuova a predicare una cosa e a comportarsi in modo illogico e opposto. In un’intervista a Panorama, ci ha reso edotti sul fatto che lei da bambina, per un certo tempo, arrivò a pregare con le novene, dieci Ave Maria al giorno,

perché avevo paura di diventare suora”.

Ora, s’ignora Lucetta: e per non diventare suora mi pregava la Madonna dieci volte al giorno? Ma ha capito a chi si rivolgono le preghiere, almeno? In seguito cosa ha fatto, scritto dieci lettere al giorno al direttore del giornale dove non voleva essere assunta per chiedergli di non assumerla?

Cordiali saluti.