Partire, per poi tornare?

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A Grosseto il presidente dell’Arci Gay (un ragazzo molto giovane) mi chiedeva se ha davvero senso rimanere in italia considerata la situazione. Gli ho risposto che forse è il tempo di andare fuori, vista la delicatezza del momento storico che viviamo, per poi idealmente tornare nel nostro Paese, fortificati mentalmente da ciò che si può vivere oltre confine. E provare, a quel punto, a cambiare le cose in casa nostra. Ho cercato di spiegargli la differenza tra il fare la rivoluzione nella propria vita, emigrando per un periodo o per tutta la vita all’estero, e il cercare di fare la rivoluzione nel proprio Paese, sapendo di lavorare a mo’ di ingranaggio di un sistema che rimarrà uguale a se stesso per il corso della nostra vita, ma che potrà cambiare fra 30 o 50 o 100 anni, anche grazie a ciò che abbiamo fatto noi, di quasi insignificante, oggi.

Sembrava preoccupato, e ne capisco la preoccupazione.

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11 pensieri su “Partire, per poi tornare?

  1. Paolo

    Partire per tornare e per fare la rivoluzione non solo nella vita propria ma anche nel proprio Paese, mi sembra un ideale molto rispettabile che calza molto bene al caro Sciltian. Per me tornare adesso sarebbe non tanto facile dopo sedici anni, e sarebbe appunto un’altra rivoluzione personale che non avrebbe alcun impatto sulla disperazione della mia patria Partenope. Confesso che a Napoli lo scorso maggio mi sono sentito per niente a mio agio. Odio e biasimo a iosa e pochissima solidarietà. Uno sconquasso morale che mi fa venire la nostalgia dei cattocomunisti democristiani. Che si parta pure, ma l’ideale del ritorno per migliorare le cose se lo possono permettere solo glie eroici come Sciltian, nel quale ho piena fiducia.

  2. Paolo, piano con le parole di stima… io non ho mica detto che mi candido a tornare in Italia per fare la rivoluzione. Quella è roba da giovani idealisti, non da uomini di mezza età. Io se tornerò in Italia sarà probabilmente per un periodo, per necessità di prendermi cura dei miei genitori finché son vivi. Dopo di che, probabilmente, me ne tornerò ancora una volta all’estero. Il discorso che ho fatto nel post era dedicato al giovane presidente di Grosseto, non a me stesso.

  3. Spennacchiotto

    Io ho tutte le possibilità per farlo. “Chi muore in una guerra che non gli appartiene non sarebbe mai dovuto nascere”… ha detto qualcuno. E queste guerre, in fondo, non mi sono mai appartenute e me ne sento escluso. Liberandomi da un vecchio “patriottismo” di rigurgito, nato da un sentimento traditore… posso giocarmi la mia unica carta, la mia realizzazione personale. Non “esistevo” quando voialtri sfilavate al world pride del 2000 con il cuore pieno di ottimismo, ho visto solo gente egoista impigliata negli stessi ingranaggi di quella società malata che si vorrebbe cambiare. Ho vissuto il Pride di Toronto con sentimenti di rabbia e di tristezza, ho provato PENA per il mio paese, per la mia gente… ma non mi lascerò più ingannare. Voglio ritornare ad essere l’eroe di me stesso.

  4. Spennacchiotto

    Premettendo che non do giudizi ma esprimo solo impressioni, in quanto non ho elementi a sufficienza, mi spiego meglio riguardo gli ingranaggi di cui ho scritto sopra. Ma vi rendete conto dello schifo che ha invaso anche il Mieli? E il WHAD… sembra quasi una setta, con un gruppo promotore dai criteri misteriosi o comunque ignorati dalla comunit… Mostra tuttoà. Sempre 4 gatti che partecipano alle iniziative e un volantino con le solite facce stampate come francobolli, con buona pace della bandiera rainbow come unico simbolo della nostra lotta(neanche Marrazzo è arrivato a mettere la sua faccia sulla bandiera dell’arcigay). Che ci piaccia o no, non rappresentiamo la comunita GLBTQ(se non fosse per il resto del mondo l’acronimo sarebbe solo GLT O GL… lo sai anche tu, vero Sciltian?). In Italia ognuno divora ciò che è commestibile per sopravvivere e i finocchi in particolare coltivano il loro il orticello con il narcisismo. Ricordi la prima presentazione di “Coppie”, Sciltian? “Rifugiatevi nei vostri affetti e nelle vostre relazioni sentimentali.”. La gente non può essere sana qui e anche la fiducia verso il prossimo è diventata una roulette russa… se sei un buffone che vive di apparenze e paure puoi puntare la pistola sulla tempia di qualcun’altro. Compatisco in silenzio… mentre organizzo la mia fuga da questa pandemia.

  5. Spennacchiotto, i casini interni al Mieli e al mondo GLBT italiano sono talmente intricati che per ora non mi ci soffermo nemmeno. Il dato oggettivo è che il movimento GLBT italiano è il più fallimentare dell’intero Occidente, e ora sappiamo anche il motivo.

  6. Filippo Zuliani

    “Chi muore in una guerra che non gli appartiene non sarebbe mai dovuto nascere”
    citazione colta da Berserk (manga)

    Francamente non ho mai capito perche’ ci debba essere una contrapposizione tra chi parte (fa bene alla causa del rinnovamento) e chi resta (ingranaggio del sistema). Quel che conta e’ l’intento e la volonta’. Ognuna delle due scelte ha pro e contro, patti a cui scendere di natura diversa, rischi e vantaggi. Sono due cose diverse, ma funzionali alla stessa cosa: cambiare il nostro ingessatissimo paese. Chiedersi cosa sia meglio e’ come chiedersi se per la giornata sia meglio il giorno o la notte.

  7. Spennacchiotto

    Complimenti per Berserk, Filippo! 🙂
    Forse non ho colto il tuo messaggio ma scrivere che le due cose sono funzionali alla stessa cosa proprio non lo capisco. Chi resta sa bene che le proprie lotte(necessarie e sacrosante) sono di scarsissima utilità e DI SICURO avranno effetto solo dopo la proria morte. Chi se ne va fa una scelta totalmente egoistica e funzionale all’unica vita che abbiamo, a meno che non sei buddista e credi nella reincarnazione.

  8. Filippo Zuliani

    Chi resta si batte dal di dentro, chi parte con l’idea di tornare dopo qualche anno si batte dal di fuori. Sono posizioni diverse, ambedue con rischi (diversi) e che richiedono compromessi anch’essi diversi. Sono invece funzionali allo stesso obiettivo: cambiare il paese. Io non le vedo in antitesi, quanto complementari.

  9. Aggiungo che pure chi va via con l’intento di non tornare contribuisce a cambiare le cose in Italia. Perché da un lato libera un posto, dall’altro con internet continua a influenzare con i propri scritti chi decide di dargli retta. E poi uno può andare via per sempre ma tornare periodicamente e offrire a chi è rimasto una prospettiva diversa.

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