Evviva l’azionismo e la li-ber-tà

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Di ritorno dai miei giri promozional-editoriali, ho letto sulla Stampa di ieri una dichiarazione di D’Alema (sì, quello che era contrario alla Svolta della Bolognina, quello che ha risuscitato politicamente Berlusconi, quello che ha dato finanziamenti pubblici alle scuole private, quello che ha detto “il conflitto d’interessi? Berlusconi se lo deve risolvere da sè”, quello che ha partecipato di persona alla beatificazione del fondatore dell’Opus Dei, quello che ha ideato una Bicamerale nella quale passava il presidenzialismo, quello che ha affossato Prodi; insomma, quello intelligente del PD) che metteva sullo stesso piano i suoi “inciuci” anticostituzionali con Cicchitto & Berlusconi con alcuni celeberrimi compromessi votati dal PCI. Tra questi, quello sull’art.7 della Costituzione, col quale PCI e DC approvarono i Patti Lateranensi voluti e firmati da Mussolini e dal cardinal Gasparri nel 1929. D’Alema, che ieri era giorno dispari e dunque rivendicava continuità diretta con il comunismo italiano e il PCI, sosteneva: “Noi comunisti siamo sempre stati alieni da un certo radicalismo azionista, non propenso al compromesso e all’accordo con l’avversario politico”.

Ora, premesso che il compromesso Togliatti-De Gasperi fu ben altra cosa, così come quello Berlinguer-Moro, rispetto a ciò che D’Alema vuol fare oggi con Cicchitto e Berlusconi, c’è da dire che allora si andava a compromesso su temi ideali e/o ideologici di altissimo livello. Tipo appunto i Patti Lateranensi e il ruolo della Chiesa cattolica nella società italiana. Qui invece siamo al non opporsi troppo contro una legge che la Corte Costituzionale ha giudicato contraria all’art. 3 della Costituzione (l’eguaglianza di tutti davanti alla Legge), per trovare il modo di garantire al signor Silvio Berlusconi di non essere condannato in I grado per i reati di corruzione da lui commessi.

Beh, io non voto PD anche per questo. Perché nel radicalismo azionista risiede il meglio della cultura e dell’intellettualità della Sinistra italiana. Dopotutto, bastano pochi nomi: da Ferruccio Parri a Calamandrei, arrivando fino a Carlo Azeglio Ciampi. Io mi trovo assai meglio con queste menti qui, che non con quella del redivivo comunista italiano Massimo D’Alema, al quale andrebbe chiesto cosa ne è del laicismo del PCI. Perché se è vero che il PCI fu l’altra chiesa della società italiana, è anche vero che per decenni il partito di Togliatti, Longo, Berlinguer fu anche in grado di dar voce a chi si opponeva allo strapotere della Chiesa. Non occorre citare Guareschi per ricordarlo. Che, per caso Peppone era in realtà un sindaco azionista e non comunista?

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14 pensieri su “Evviva l’azionismo e la li-ber-tà

  1. Carissimo, in questa settimana prenatalizia, dove il partito dell’Amore era vincente, che la Terra è quasi salva, che Costanzo va in Rai, e che siamo tutti buoni come Santoro( credo si capisca il tono ironico delle mie affermazioni) le dichiarazioni di d’alema ( e il minuscolo è voluto) sono state la cieligina sulla torta…che ho vomitato.
    Mi vergogno, tanto, ma tanto, ma tanto di aver votato PD.
    Chissà se Babbo Natale mi perdona e mi portala Barbie Moschettiera lo stesso.
    Un abbraccio affettuosissimo.

  2. vegetarian

    @luce: sul serio costanzo va in rai?

    Ho sempre pensato che sarei stato un azionista. Sono anch’io convinto che lì ci sia il meglio della cultura di sinistra italiana. Il PCI è stato sicuramente importante per la nostra storia, ma se oggi gli ex comunisti sono in mano a d’alema e continuano a credere nel PARTITO è proprio per i limiti ideologici e strutturali di quella cultura.

    Insomma Giustizia e Libertà!

  3. david

    Quando ho letto quella dichiarazione sull’azionismo mi è salito un disgusto verso D’Alema che non ti immagini. Sarebbe anche ora di finirla di accreditare l’immagine che lui ama dare di se stesso, come un fine e abile manovratore. Tutte le cose in cui ha messo mano le ha rovinate, ha trasformato il più grande partito della sinistra italiana in un comitato d’affari che giocava (male) a fare la grande finanza e il gruppo di potere.

    Riuscire ora, senza che nessuno ne sentisse il bisogno, a offendere l’azionismo, uno dei momenti più puliti e alti della politica italiana (mi immagino, tra l’altro, il piacere che avrà fatto a uno come Chiampi leggere quella frase là) dà, secondo me, anche la misura di un uomo che oltre che politicamente ottuso e anche storicamente ignorante

  4. Hans

    Concordo totalmente con il post e i commenti.
    Il disprezzo manifestato da D’. per la cultura e la politica azionista è l’ultimo tristo retaggio del cinismo strumentale del fu PCI.
    Come ha detto Anelli, quanto meno Togliatti e la classe dirigente che lo circondava e più tardi gli succedette univano al cinismo strumentale una forte prospettiva ideale; quella stessa che consentiva a un Bobbio di dialogare con la cultura comunista, e a numerosi intellettuali non organici di condividere molte battaglie sociali del PCI.
    Dopo quella generazione, è rimasto solo il cinismo o, nei meno disonesti, una generosa e inconcludente ingenuità, comunque una catastrofica incapacità di capire l’evoluzione della società.
    Oggi ci tocca di sopportare che il pensiero di Gramsci sulla necessità della formazione intellettuale delle masse sia citato con velenosa civetteria dalla Ministra dell’Istruzione, proprio mentre dà il colpo di grazia alla scuola pubblica; dagli ex PCI (gente che, come l’abominevole Fassino, grida all’orrore di fronte alla prospettiva di sedere nel gruppo socialista del Parlamento Europeo), al massimo riceviamo citazioni del pensiero di Wojtyla.
    Mi permetto di segnalare l’articolo di Furio Colombo sul FATTO di oggi e la recensione di Ida Dominijanni, di un paio di mesi fa ma del tutto pertinente, al libro LA MORTE DEL PCI

    http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2404229&yy=2009&mm=12&dd=20&title=dalema_linciucio_e_la_mezza_op

    http://www.millepiani.net/translucid/index.php?NodeID=711

    Ogni giorno che passa, mi sento più spiritualmente e concretamente azionista. Sarebbe bello se, per una beffarda eterogenesi dei fini, la vergognosa uscita di D’. suscitasse un nuovo entusiasmo, e diffuso, per quella straordinaria cultura civile e politica.

  5. Se uno ha tempo da perdere consiglio di visionare questa lunga intervista di Zoro a D’Alema: http://zoro.blog.excite.it/permalink/509326
    nella quale oltre alla rabbia è subentrata anche un po’ di pena devo dire. Patetico quando pensa di segnare un grande punto facendo notare che è Berlusconi che fece saltare la bicamerale… Davvero non so dove piazzare l’asticella fra stupidità e malafede.

  6. Hans

    Anche perché il progetto di riforma licenziato dalla famigerata bicamerale (ricordate le numerose bozze Boato?) – prima che ogni possibilità di accordo saltasse – era spaventoso, abominevole, e tecnicamente pessimo.
    Me ne occupai a suo tempo, per dovere d’ufficio, e a ogni articolo, a ogni comma imprecazioni e bestemmie salivano al cielo.

    Sempre a proposito del grande statista nonché riformatore, ricordiamoci che ha condotto l’Italia in una guerra palesemente al di fuori della previsione dell’art. 11 Cost. Egli fu servile nei confronti di Clinton non meno di quanto lo sarebbe stato, pochi anni più tardi, Berlusconi nei confronti di Bush jr.

  7. Ciao Anelli, la veritá è che quella frase mi era sfuggita. O forse è successo che preso a leggere i commenti sulle parole di D’Alema non ho letto le sue parole.

    La via azionista non va insultata e vituperata. D’Alema c’ha poco da vituperá.

    Oggi pomeriggio su st’argomento del cd inciucio mi son pure beccato un liscebusso non da poco dalla mia alter ego iberica.

    Il punto è che quel vecchio volpone di B. è riuscito nell’impresa di mettere il PD in un’impasse:

    -se il PD dice NO al “do ut des” berlusconiano, i media gli daranno contro dicendo che è stato irresponsabile ed ha cosi contribuito a far liberare mafiosi ed a privare di giustizia dei poveri cristi (il responsabile veramente sarebbe B. è chiaro ma non sa si come il PD riesce sempre a diventare il capro espiatorio come per lo scudo fiscale)

    -se dice SI e riesce salvare i processi a rischio garantendo l’immunitá a quello lí, beh allora immagino il peggio (la stampa internazionale ecc.)

    insomma il PD si trova con le spalle al muro. senza via discmapo. la situazione è durissima. l’unico sarebbe far cadere il governo ecc. ma ne dubito: il Scilvio non mollerá fino a che non otterá quel che vuole (l’impero et, en passant, l’immunité à vie…)

    Che bisogna fare?

  8. Sciltian, penso cogli proprio nel segno. Il tuo post mi ha fatto ripensare alla cosa. La situazione è dura, e addolora vedere l’indifferenza del premier disposto a camminare sui diritti di della povera gentepur di raggiungere la sua immunitá.

    Bisogna opporsi e fare ostruzionismo, i danni di immagine saranno enormi(camapgna media durissima anti-PD) ma meno di quelli che farebbe al paese un’opposizione che appoggia una simile proposta.

    Nel frattempo mentre ci si oppone bisogna farsi portatori di una visione “altra” ed “alta” del paese (con Marino eravamo un passo avanti)

  9. PAROLE SANTE!!!
    Il Partito D’Azione è stata un’esperienza tanto nobile quanto breve.
    Al giorno d’oggi, data la “cultura” dominante, c’è il rischio che dichiarandosi Azionisti in Italia si incorra immediatamente in un’OPA ostile!
    Buone feste a te e ai frequentatori del blog.

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