Il golpista Schifani

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Trovo molto divertente che il Presidente del Senato, seconda carica dello Stato, dica pubblicamente e in Senato le testuali parole:

Se questa compattezza viene meno, il risultato è il non rispetto del patto elettorale. Se ciò si verificasse, giudice ultimo non può che essere, attraverso nuove elezioni, il corpo elettorale.

Questo è sempre un atto di coraggio, di coerenza e correttezza verso gli elettori. Molti ordinamenti costituzionali da tempo accettano questi fondamentali principi di una democrazia matura.

Caro Presidente del Senato, non c’è dubbio che è come dice Lei: molti ordinamenti costituzionali – ma non quello italiano, che lei presiede come vice-capo dello Stato – accettano da tempo il principio che se il Governo cade, si torna ad elezioni politiche. Tuttavia, il sistema italiano si chiama PARLAMENTARE, proprio perché non esiste la preminenza del potere esecutivo su quello legislativo, ma l’esatto contrario. Se un Governo cade, il Capo dello Stato ha l’obbligo e il dovere di verificare che non sussista alcuna maggioranza parlamentare. Una volta che questo sia appurato – cosa tutta da dimostrare – allora può decidere di sciogliere le Camere, sentiti i presidenti delle due Camere.

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9 pensieri su “Il golpista Schifani

  1. fafner-tv

    Per la prima volta in vita mia sono d’accordo con Schifani, anche se il suo intervento non è rispettoso delle prerogative del capo dello Stato e suona come uno sbieco avvertimento.
    Esistono anche le prassi costituzionali non scritte, l’opinio iuris ac necessitatis, la diuturnitas consuetudinis, la Verfassungswirklichkeit e cento altre manipolazioni di gride. Ma per essere d’accordo con Schifani mi basta ricordare quanto male abbia fatto alla sinistra l’esperienza del ribaltone, nei tempi in cui D’Alema, per governare, definiva la Lega una costola della sinistra.

  2. Voglio vedere se Napolitano dà incarico esplorativo al Presidente della Camera, numero 2 del PDL, Gianfranco Fini, e questi verifica che una maggioranza per un governo Fini-Casini-DiPietro-Bersani c’è. All’opposizione rimarrebbe mezzo PDL.

  3. fafner-tv

    Di Pietro non sarebbe certo della partita: si sa che nemmeno il Pd vuole costruire un’alleanza con l’Idv per il futuro. Quel genio di D’Alema/Bersani vorrebbe sostituire l’Idv con l’Udc nella coalizione, e indicare Casini presidente del Consiglio. Si sa.

    Fini non porterebbe con sé che Granata, Bocchino e quattro gatti, altro che metà Pdl. An si è fatta annettere tanto felicemente da un partito fondato sul predellino perché i colonnelli preferivano obbedire a Berlusconi che a un Fini che celebrava la Resistenza, abiurava il fascismo a Yad Vashem e dichiarava di apprezzare la mortadella.

    Direi che si andrebbe a votare.

  4. Fafner, da come parli sembrerebbe che tu non sia italiano. Non sai che in Italia chiunque abbia il potere diventa irresistibile per tutti gli altri? Un governo con Fini PdC sarebbe un magnete per tutti i partiti che farebbero:
    1) La legge sul conflitto d’interessi
    2) La legge sul riordino tv
    3) La legge elettorale alla tedesca con le preferenze (plurale, non singolare, ahimè)
    4) i La Russa e gli altri ministri di An continuerebbero a fare i ministri e starebbero con Fini

    Poi alle elezioni ci sarebbe una lista tipo AN separata da Berlusconi, con dentro i finiani che, t’assicuro, sono molti più di quelli che i giornali di Berlusconi millantano.

    Cmqe mi correggo: starebbe all’opposizione forse anche la Lega, anche se non è mica sicuro. Magari Fini gli promette di portare a termine il federalismo fiscale, e ci stanno dentro pure loro.

    Il PD che lascia l’alleanza con l’IDV per sostiuirla con l’UDC? Ma quando mai. Bersani e D’Alema vogliono solo vincere le elezioni e pensano di poterlo fare AGGIUNGENDO l’UDC e SL all’alleanza con l’IDV, che dopotutto ha fra il 7 e il 10% dei voti, mica lo 0,7%. L’ipotesi di un’alleanza PD-UDC e basta la vedrei difficile perfino nel caso in cui il PDL andasse alla scissione e poi si presentasse da solo, senza nemmeno la Lega Nord. Fanno sempre tutti le ammucchiate, vedrai.

  5. Su questo non sono interamente d’accordo: il nostro è ormai un sistema largamente maggioritario, è difficile distinguere il voto al partito dal voto alla coalizione. Va ricordato che questa svolta maggioritaria, con delle sfumature anche presidenzialiste (“Berlusconi presidente”), è stata non solo accolta ma anche benvenuta dai grandi strateghi del centrosinistra. Ogni volta che Berlusconi ha parlato di presidenzialismo ha sempre trovato interlocutori interessati, come se la sinistra avesse la benché minima speranza di trarne vantaggio (vota per Bersani presidente? ah ah ah!). Scusa, sto divagando.

  6. Scazonte, a me dà un profondo fastidio quando si dice “è difficile distinguere il voto al partito dal voto alla coalizione”, o quando si confonde un sistema “largamente maggioritario” per un sistema presidenzialista. La forma di governo non è la stessa cosa del sistema elettorale adottato. L’Italia potrebbe anche avere un sistema maggioritario secco all’inglese, con tanto di parlamentari eletti in collegi modello Westimnister, e rimanere comunque una Repubblica parlamentare. Fintanto che il Presidente del Consiglio rimane tale e non è trasformato in un Primo Ministro oppure in un Presidente eletto direttamente dal popolo, la Costituzione vigente è una e una sola.

  7. Formalmente hai ragione, ma non possiamo ignorare che siamo passati da un sistema perfettamente coerente ad un altro che lancia quantomeno segnali contraddittori. Se si forma un altro governo con un’altra maggioranza sarà cosa legittima, ma altrettanto legittimamente molti elettori potranno sentirsi presi in giro. Ribadisco che l’avallo di questa visione è avvenuto a più riprese da quasi tutte le forze politiche; tirarsi all’improvviso indietro sarebbe visto come una mossa incoerente dall’elettorato.

    Comunque, legittimo o no, non credo che un governo con un’altra maggioranza potrebbe durare tanto; a meno che Berlusconi non si renda conto che le famose elezioni le perderebbe, nel qual caso gli converrebbe fare la vittima a tempo indeterminato.

  8. Scazonte, ma un altro governo non è che avrebbe l’obiettivo di durare 3,5 anni. Basterebbe quell’annetto e dispari per fare le 4 cose che dico io. Come accadde per il governo Dini. Poi chi le vinse le elezioni successive?

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