Tanti auguri a Mario Staderini

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Staderini

Il nuovo segretario del PR, Marco Mario Staderini (classe 1973)

Ieri avevamo da commentare la foto di uno psocottero. Oggi invece, qui sulla sinistra, abbiamo una bella foto di Marco Mario Staderini, testè eletto Segretario nazionale del Partito Radicale, partito che conferma la sua saggia scelta di svecchiare l’ambiente politico italiano. Marco Mario Staderini è infatti del 1973, ha 36 anni e mi è quasi coetaneo. I miei migliori auguri generazionali, nella viva speranza che dopo Rutelli e Capezzone (che per altro ho scoperto: il “capezzone” è quel tipo di briglia che si adopera per far girare intorno a sè il cavallo, quando il cavaliere – con la “c” minuscola – sta a terra in piedi: davvero un nomen omen) questo giovane segretario qui, dalla bella cravatta rossa, non diventi il futuro portavoce dei clerical-berlusconiani. Perché una volta va bene, due pure, ma sempre sempre… Approfitto anche per esprimere solidarietà al PR per l’irruzione neofascista armati di blasfemissimi crocifissi da inchiodare alle pareti della loro sede come fossero il jolly di Giochi senza frontiere.

20 pensieri su “Tanti auguri a Mario Staderini

  1. serena

    MARIO, non Marco.
    Rutelli e Capezzone erano un bel po’ più giovani quando sono diventati segretari radicali, forse troppo (Cap dopo solo tre anni di militanza, praticamente vissuti subito in qualità di dirigente). Ambedue avevano frequentato scuole cattoliche, prima di NON concludere l’università, e questa è una prima differenza con Staderini 😉

    Se si vuole riflettere sul mistero doloroso delle conversioni di cui soprattutto san Silvio è stato artefice, consideriamole globalmente. Moltissimi non non avevano frequentato la scuola da Pannella, ma le Frattocchie o le sedi scalcinate della sinistra extraparlamentare.
    Bondi e Ferrara è noto, ma poi il fior fiore dell’intellettualità, della sinistra pensante: Melograni, Vertone, Colletti, Adornato, Renzo Foa; e Massimo Caprara, tra i fondatori del Manifesto, già segretario di Togliatti.
    Da Lotta Continua, tra gli altri, Francesco Micciché e Paolo Liguori; Gaetano Pecorella (avvocato attivo nel Soccorso rosso) da Potere Operaio; dal trotskysmo Giulio Savelli, mitico editore della Samonà e Savelli; dal maoismo Aldo Brandirali: già capo supremo dell’Unione dei marxisti-leninisti, quelli di “Servire il popolo” e del libretto rosso ritmicamente agitato alle manifestazioni.

  2. Serena, che i Radicali siano fucina inarrestabile di cervelli per Berlusconi e la Destra, è un fatto. Solo per citare i nomi che mi vengono alla mente senza pensarci: Massimo Teodori, Marco Taradash, Elio Vito, Giuseppe Calderisi, Daniele Capezzone, Della Vedova… sostenere come fai tu che anche dalla sinistra sono arrivati trasformisti mi pare inutile: per quanto si possa indagare, Togliatti, Longo, Occhetto, Natta, D’Alema, Veltroni, Franceschini (ossia i segretari nazionali) non sono mai passati a Berlusconi. L’unico che forse sta passandoci, guarda tu, è Rutelli, che viene dai Radicali. Che un politico cambi casacca lo si può anche tollerare; quando è un ex segretario nazionale a cambiare schieramento, no.

  3. david

    In bocca al lupo a Staderini, ma bisognerebbe chiedersi quanto è autonomo rispetto a Marco Pannella (a cui tutti vogliamo benissimo, eh). Perché se tanti sono fuggiti dai Radicali verso la PDL, diciamocelo, un po’ di colpa ce l’ha anche la presenza a volte ingombrante del padre padrone del PR

  4. Filippo

    Credo di averlo incrociato in dei banchetti radicali a Roma, alla Sapienza ma non solo. Mi risulta familiare la faccia. So che l’ho incrociato ma non ricordo bene e dove…

  5. serena

    1. Avendo a modello la democrazia liberale e non la democrazia popolare, si deve convenire sulla necessità di un sistema in cui esistano formazioni politiche in gara tra loro ma che, vicendevolmente, riconoscano la legittimità dell’altro (così nel 2002 in Francia, la sinistra ha votato per Chirac contro Le Pen) in quanto condividono lo stesso “terreno di gioco”: lo Stato di diritto e la laicità (così “Libera Chiesa in libero Stato” era il motto, non solo proclamato, del destro Cavour e, in tempi più vicini, è stato un governo di centrodestra – quello danese, nel 1989 – il primo a dare riconoscimento giuridico alle unioni omosessuali).
    La finalità di far diventare l’Italia uno Stato laico e di diritto non è “di destra” o “di sinistra”, è una precondizione democratica per la quale solo il movimento radicale si batte con continuità e coerenza e a 360 gradi, via via articolandola in obiettivi precisi di riforma. Per questo tra i dirigenti radicali hanno potuto trovarsi, fianco a fianco, uno Spadaccia e un Della Vedova, economista vicino ai libertarians statunitensi; per questo le liste radicali (quando ne sono note l’esistenza e le proposte) prendono voti sia da elettori che si definiscono “di destra” sia da elettori che si definiscono “di sinistra”.

    2. Non credo che tutti coloro che hanno compiuto il balzo verso il centrodestra siano “trasformisti”, poltronari e rinnegati in malafede.
    Per esempio, alcuni intellettuali di sinistra hanno vissuto traumatici processi di riflessione autocritica, disillusione, scoramento; il muro di Berlino è crollato loro addosso (talora, prima della storica caduta). Si sono uniti a Berlusconi non per fede, ma per reazione, spesso poi – più o meno rapidamente – di nuovo disillusi e passati al limbo del gruppo misto, o al disimpegno e al pessimismo cosmico.
    Tra gli ex radicali, Benedetto della Vedova aveva proposto a un congresso radicale l’alleanza elettorale con Forza Italia, perdendo (contro Capezzone!) e compiendo poi una scelta conseguente alle sue convinzioni; diversamente da Cap, continua a iscriversi al Partito radicale transnazionale e, nei giorni degli immondi provvedimenti contro Eluana Englaro, stazionava tragicamente solo, con un cartello al collo, fuori da Palazzo Chigi, dove il governo era in riunione. I percorsi dell’antiproibizionista Taradash (finito nel residuo Partito liberale, giustificatamente ignoto ai più) e del laico Teodori (che ora auspica una “terza forza” dagli improbabili contorni) non sono equiparabili con quello di Elio Vito (non a caso, ministro PdL).

    3. Essere segretari e dirigenti radicali offre l’unico vantaggio di poter lavorare, intensamente e senza vacanze, per ciò in cui si crede. Niente posizioni di potere e sottopotere in ASL, banche ed enti vari, niente proprietà immobiliari e fondazioni finanziate da Eni e grandi palazzinari; i soldi quando entrano (nelle tasche degli eletti) vengono in gran parte travasati nelle casse del partito. Il Rutelli versione Margherita si lamentava di mangiare cicoria, ma anche se così fosse stato gli andava alla grande; è difficile che un dirigente radicale nazionale faccia meno di due mesi di sciopero della fame all’anno. Durare nel tempo, resistere, non è da tutti.
    Nel Paese del monopartitismo imperfetto, diventare segretari di un partito della sinistra ufficiale (in età matura, in genere dopo un congruo cursus honorum da funzionario) comporta accanto agli oneri molti onori e potere; una poltrona c’è sempre, anche quando si decade dalla funzione e anche se non si è al governo. I giovani si accampano nel recinto delle federazioni loro riservate, i loro dirigenti in forma retribuita per poter apprendere a fondo l’arte oratoria e le pratiche di corridoio (quali significative iniziative politiche ha assunto, fino a oggi, Fausto Raciti?); seguono le orme di D’Alema o di Veltroni, che di lì erano passati.
    Berlinguer non si è mai iscritto alla DC, ma al termine della vibrante campagna elettorale contro Andreotti usava il consenso ottenuto per contrattare con Andreotti il compromesso storico, mentre i suoi parlamentari proseguivano nella consuetudine di approvare con i democristiani la stragrande maggioranza delle leggi di spesa. Il D’Alema che, sotto elezioni, voleva vedere Berlusconi mendicante è lo stesso D’Alema che, da presidente del consiglio e senza aderire a Forza Italia, ha favorito il riassestamento finanziario e le fortune della Fininvest e nulla ha fatto contro il conflitto d’interesse. Per il rapporto Veltroni (fin da piccolo) e Berlusconi, un consiglio di lettura: il libro “Il baratto”, del tesoriere di Radicali Italiani Michele De Lucia:
    http://www.kaosedizioni.com/sch_baratto.htm

  6. Serena, premesso che io facevo banchetti per il Partito Radicale quando avevo 9 anni e poi per gli Antiproibizionisti sulla droga, per Marco Pannella sindaco di Roma (credo fosse il 1987), e che poi sono entrato in Alleanza Democratica dove doveva entrare anche il PR, assieme al PDS e al Patto Segni, peccato che Pannella ne uscì quando capì che, tra tutti, non lo faceva lui, il segretario, anche io ti voglio consigliare un libro della Kaos Edizioni, che di sicuro conoscerai bene: http://www.kaosedizioni.com/schbelpaese_pannella.htm

    E aggiungo: ho ritrovato i Radicali all’epoca della Rosa nel Pugno, quando sono stato candidato al Comune di Roma (anche se io all’epoca ero nel PS). Oggi come oggi, se i Radicali hanno tanti voti sono contento, ma capisco il motivo per cui questo non accade mai. Non è mica solo perché il popolo non vota per un Partito d’Azione. E’ anche perché i Radicali, come il P.d’Az, non hanno ancora capito che la politica si fa parlando alle masse ed essendo nazional-popolari, avendo un minimo di rispetto per simboli universali (come la stella di Davide gialla, che vederla sui baveri dei politici italiani in tv è per molti una cosa davvero blasfema e ignobile; si può perorare la giustezza di quella stella come emblema di discriminazione eccetera, rimane che per molti ebrei è una cosa blasfema utilizzarla come simbolo al di fuori del contesto della Shoah).

  7. serena

    Sintetica biografia politica di Mario Staderini su “Europa”:
    http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/114635/mario_staderini
    Il suo sito:
    http://www.mariostaderini.it/staderini
    Intervento ad Annozero nel 2007, sulle proprietà immobiliari ecclesiastiche a Roma:

    Sciltian, io ho conosciuto i radicali da più vecchia, a 15 anni: marcia antimilitarista Milano-Vicenza del 1967.
    La storia di Alleanza Democratica a me risulta un po’ diversa. Dentro vi erano anche personaggi provenienti dal Pds, ma non certo il partito intero. I radicali – tutti, non solo Pannella – gli altri non ce li hanno voluti, nonostante fossero stati i primi a lanciare e articolare la proposta di far nascere un partito democratico, e nonostante avessero contribuito alla fase iniziale del nuovo soggetto. Comunque sia, con il dovuto rispetto, credo che il confronto tra la statura politica di Willer Bordon, o di Sandro Bogi, o di Giuseppe Ayala e quella del Pannellone non si risolva a favore di nessuno dei primi.
    Quanto a Segni, il referendum che porta il suo nome avrebbe potuto, a buon diritto, chiamarsi referendum Pannella; ma questi accettò di piazzarsi in seconda fila, accogliendo l’opinione di Indro Montanelli per cui la faccia di un politico cattolico avrebbe consentito di raggiungere un consenso più vasto.
    Quanto a Suttora, come altri radicali che hanno smesso di esserlo e rivendicano a sé la fedeltà ai principi del buon radicalismo perduto di un tempo, assembla e cucina ingredienti della storia radicale con propri condimenti in modo da presentare, alla fine, un manicaretto disgustoso. Se metto su un piatto della bilancia le parole di Mauro Suttora e sull’altro non le parole, ma le vite di Marco Pannella e di Emma Bonino il primo piatto schizza in alto, senza peso.
    Anche quando mi è capitato di non trovarmi d’accordo con le scelte radicali, ho guardato al resto della politica e non ho visto niente di meglio, di più credibile, importante e onesto.

    Pannella è ingombrante, è vero; nella felice definizione di Gianluigi Melega, nel quadro della politica italiana è come “una portaerei nel lago di Nemi”. Bisogna augurarsi che Pannella si inabissi o che il lago diventi un oceano, con prospettive più ampie e lungimiranti, e che vi facciano comparsa altre navi di buona stazza?

  8. staderini è uno forte, secondo me farà bene.
    mi auguro una ferrea collaborazione tra radicali e verdi in futuro, per la rinascita della democrazia in italia, ormai sogno proibito di molti.

  9. Leonardo

    Beh…è indiscutibile. Il partito radicale lancia giovani segretari che nel giro di tre quattro anni emigrano, anche perchè a comandare resta sempre e
    solo Pannella. La convivenza con Pannella non è mai matrimoniale e fin qui….anche a lui piacerebbe raccontarsela così, ma la vittima della situazione è il figlio-Partito, mai nato.

    Come poi un laico possa trovarsi a suo agio nel PDL del 2009 è un mistero della fede, già è difficile sopportare il clericalismo del PD…ma Berlusconi sul caso Englaro credo abbia superato ogni limite della decenza.

    Vi è da dire che i Radicali vanno ovunque, ma non nel PCI-PDS-DS-PD. E ci sono stati Radicali pure nel PSDI…mica ho detto niente. Questo vorrà pur dir qualcosa immagino. Un’idea peraltro abbastanza neutrale è che i Radicali stanno bene ovunque purchè non sia un Partito-casa. E sopportano altrove ciò che in un partito casa, non sopporterebbero.

  10. Le idee dei Radicali hanno cambiato le idee degli italiani, poi gli italiani non hanno avuto più idee ma solo voglia di srare seduti in poltrona e quindi molti hanno lascaito il PR e sono saliti sul Carrozzone Conveniente del Cavaliere.
    E a me sta cosa, come la mette e metti , sempre schifo mi fa, perche posso capire che si cambi idea ma non identità.
    L’anima ha solo un colore, qualche sfumatura si , ma sempretono su tono, e mi si consenta la matafora.
    Auguri al nuovo segretario, magari quello un anima ce l’ha.
    Un abbraccio affettuoso.

  11. Serena, con tutto il rispetto, a me la tua militanza per i Radicali pare più vicina a un rapporto d’amore, e i rapporti d’amore non si discutono mica. Io rivendico un approccio più laico al partito dei laici per eccellenza… Anche io spesso ho votato Radicale quando non c’erano le soglie di sbarramento, e quando c’erano, li ho sempre considerati al voto fin dentro la cabina elettorale, magari poi per votare altro. Ogni tanto ciò che i Radicali han fatto non mi è piaciuto proprio per niente (elezione e alleanza con Berlusconi nel 1994, questione delle stelle di Davide di cui ti dicevo – e sulla quale apprezzo la tua non difesa; politica economica iper-liberista, politica estera pro-Bush jr. e pro-guerra preventiva: una bestemmia) e quindi ho votato per altri. Anche la loro posizione sulla magistratura, che non considera il contesto italiano di oggi, mi pare opaca e controproducente per l’Italia.

    Dopodiché, chiunque negasse il peso storico delle posizioni del PR, di Pannella e Bonino e non solo, nel progresso civile e civico italiano specie negli anni Settanta, è un poveraccio o un ignorante.

  12. Leonardo

    Sì è vero che sono nel gruppo parlamentare del PD, ma non credo siano tesserati, nè si sentano parte del PD.
    Il chè peraltro dal mio punto di vista è un bene, che siano solo “ospiti”.

    Invece in Forza Italia e nel PDL mi paiono a loro agio
    come ex radicali.

    Insomma una differenza c’è…

    Non so perchè, ma in quanto ex Radicali finiscono nella Margherita, fra i Verdi ed in tutti i partiti
    possibili immaginabili, tranne Lega e PCI-PDS-DS ( e per ora PD )

  13. Leon, premesso che la politica italiana ci ha abituato a tutto – ma proprio tutto – il giorno in cui vedo un Radicale trasnazionale finire iscritto nella Lega delle piccolissime patrie e dei campanili, con le ampolle del dio Po, ma anche il crocifisso usato come simbolo da crociata, giuro che mi stupisco.

  14. beh anelli, i radicali hanno preso il 2,4% alle europee, non so da dove prendi quel 2% insieme. comunque non devono fare una lista unica, e soprattutto i consensi arrivano col tempoe se lavori bene. poi se ragioniamo statici tanto vale unirsi tutti in sinistra e libertà, progetto ormai moribondo perchè con un vizio di origine insormontabile.

  15. serena

    Il mio amore deriva da conoscenza, è razionale.

    • Nel ’94 i Radicali, esclusi dalla costruzione della macchina da guerra occhettiana, avevano presentato proprie liste da soli. Li avrei visti bene limitarsi a questo, pur sapendo che – stanti la legge elettorale e il sistema informativo – sarebbe equivalso a pura testimonianza. Berlusconi aveva loro offerto alcuni posti “di tribuna”, accettati per “scommettere il possibile contro il probabile”. Si è avverato il probabile. Finiti nel cesso gli accordi per una riforma americana (non SUDamericana) del sistema istituzionale-elettorale, l’impegno a promuovere un convegno internazionale, politico e scientifico, su proibizionismo e antiproibizionismo, la legge sul conflitto di interessi, e così via. Uniche promesse mantenute: Emma Bonino commissaria europea e un incontro con il Dalai Lama, nonostante le solite proteste cinesi (Berlusconi non era ancora abbastanza scafato per capire che non si fa).

    • Pro-guerra preventiva: none, campagna “Iraq libero – Saddam in esilio”, di cui – radio e siti radicali a parte – aveva informato all’epoca, e con calore, solo Furio Colombo su “L’Unità”. Liquidata con sufficienza da Fassino (pretesa di “mettere le brache al mondo”, conti fatti senza l’oste Saddam…) e da Antonio Martino, con uguale miopia.
    Si è scoperto, poi, che la trattativa c’era, si discuteva già sul numero delle persone al seguito di Saddam, quando Bush (con Blair al seguito) aveva affrettato l’inizio della guerra. Gheddafi aveva portato il suo contributo, facendo saltare una riunione della Lega araba che aveva per oggetto l’esilio.
    http://www.fainotizia.it/2009/05/13/libia-interrogazione-sulla-collaborazione-berlusconi-gheddafi-prima-del-conflitto-irachen

    • Politica economica iperliberista: se anche Ichino è iperliberista, ok. Varie iniziative in comune.

    • Alle ultime politiche i Radicali volevano partecipare con propria lista, alleata al PD, ma Veltroni aveva detto sì solo all’IDV, con la garanzia di Di Pietro che i suoi eletti sarebbero poi entrati nel gruppo parlamentare PD. Si è visto. Gli eletti radicali partecipano alle (scarse) riunioni del gruppo, innalzano la media delle presenze piddine in aula (il che non è poco, scudo fiscale insegna); nessuno di loro scalda la sedia ma, salvo quando sono in dissenso con le posizioni PD (es.: la sacrosanta battaglia ostruzionistica contro il trattato con la Libia), o illustrano propri emendamenti e mozioni, hanno poche opportunità d’intervenire. Attivissimi ed efficaci, nei limiti del possibile, nelle commissioni.

    • Europee: 2,4, ma di più al nord e oltre il 4 o il 5 in molte città. Notevole rispetto al tragico zero virgola delle previsioni, a campagna elettorale iniziata, dovuto al fatto che solo all’uno per cento degli elettori era nota la presenza della lista Bonino-Pannella. Caro Rigitans, non basta “lavorare bene” (se così fosse i due Marchi radicali, come Monica Frassoni dei Verdi, sarebbero stati inondati di preferenze e riconfermati), bisogna che agli elettori sia offerta la possibilità di saperne qualcosa.

    • Stella gialla: non ero d’accordo, ma solo perché l’analfabetismo, di ritorno o di partenza, è troppo diffuso. L’Europa di Monaco?! Un quarto d’ora minimo per spiegare. Comunque, le migliori argomentazioni contro e pro nel merito, Loewenthal e Pannella:
    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6002&ID_sezione=&sezione=
    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6007&ID_sezione=&sezione=

    • C’è anche chi ha fatto il percorso in salita da FI a RI. Due fanno parte del consiglio di Radicali Italiani, un 40enne veneto e un 25enne lombardo.

    • Un tot di radicali si sono iscritti al PD, altri ci hanno provato (per votare Marino due volte) ma hanno ricevuto un rifiuto: niente doppia tessera. Dovrebbero espellere, allora, Luigi Manconi e Furio Colombo.

    • Valutazione, sulla base di un ascolto frequente delle sedute del Parlamento: il deputato PD con miglior tecnica d’aula e sensato attivismo è Roberto Giachetti, di origine radicale.

    • Comunque la pensiate, firmate perché viva il servizio pubblico di Radio Radicale. Tra i sottoscrittori c’è un pieno di messaggi del tipo: Non sono radicale, ma … Voto PdL, ma … Sono comunista, ma …
    http://www.radioradicale.it

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