Giovanardi, il fascista postmoderno

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Sono contento, perché Francesco Merlo ha scritto un articolo violentissimo contro Giovanardi e mi ha, in qualche modo, sollevato dall’incombenza di doverlo scrivere io. Di quell’articolo, io avrei solo cambiato il titolo, nel modo che ho usato qui per questo mio breve post. Perché il cuore di quell’articolo di Merlo ci dice che Giovanardi non è solo un “cattolico feroce”, ma è proprio un fascista postmoderno, un aguzzino politico che non gira con il manganello solo perché ha paura di trovare uno più grosso e violento di lui che gli spacchi la faccia, un po’ come hanno fatto i carabinieri che Giovanardi difende nei confronti di Stefano Cucchi. Giovanardi è un omino che sparla contro l’uso delle droghe leggere, forte di un suo proibizionismo ad vitium, poiché poi lo stesso Giovanardi è un esplicito esaltatore dell’uso e dell’abuso della grappa, dei super-alcolici, del vino e del bere in compagnia.

Giovanardi è la vergogna di quest’Italia di oggi. Uno sciacallo che si ciba di cadaveri di ragazzini morti ammazzati, diffamandone la memoria (la famiglia Cucchi ha sempre riconosciuto che Stefano fosse stato tossicodipendente, ma non sieropositivo) e violentando la decenza e il senso di pietas, di humanitas e di rispetto che un intero Paese ha provato dinanzi alle foto di quel corpo al quale la vita è stata strappata a suon di calci sulla spina dorsale.

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4 pensieri su “Giovanardi, il fascista postmoderno

  1. Pienamente d’accordo. Ma perchè micriocefali come giovanardi e gasparri sono stati messi in posizioni di responsabilità? Giovanardi è ignobile, abietto, inqualificabile. ma come s’è permesso?

  2. Molto bello e sincero l’articolo, condivisibilissimo il tuo commento. Il pregiudizio e l’ignoranza insiti nel DNA di certi personaggi che si professano cristiani farebbero rivoltare Cristo nella tomba (se non ne fosse resuscitato…) [non è una battuta sarcastica, ma una mera considerazione]

  3. rossana

    Stamattina, quando ho letto l’articolo di cui parli, mi sono sentita in parte sollevata dallo sconcerto e dall’ira che avevano suscitato in me le parole di giovanardi. E questi sarebbero i rappresentanti di un popolo civile! Sedicenti cattolici, per giunta. Pronti a difendere simboli e diritti inesistenti ma senza pietà per chi ha avuto la disgrazia, nella vita, di incontrare la droga, con tutto ciò che essa comporta(perdita del rispetto di sé e degli altri, tanto per dirne una) e di essere oggetto di pesantissime vessazioni da parte di chi aveva il compito di tutelare la legalità. Hai ragione tu, voglio vivere in un altro mondo.

  4. Hans

    Concordo in pieno.

    L’uso strumentale da parte di certuni delle parole “cristianesimo” e “cattolicesimo” e dei loro derivati, nonché dei simboli che le richiamano, è bieco, spudorato, offensivo, blasfemo.
    Questo vale per i politici e gli uomini di cultura, e vale per le persone comuni.
    Fra i miei studenti di una scuola superiore, coloro che più insistentemente ed esibizionisticamente si proclamano cattolici e fautori del crocifisso appeso nelle aule della scuola, si mostrano poi più egoisti, spietati, crudeli, sprezzanti, arroganti nei confronti del prossimo, in particolare se più debole o più solo.
    Sento una tristezza infinita osservando, nella generazione che deve incarnare le nostre speranze, l’incrudelirsi dello sguardo verso il prossimo, la progressiva riduzione dello spirito comunitario a protezione di “noi” contro “loro” (meridionali, immigrati, tossicodipendenti – verso i quali le parole di molti studenti sono degne del giovanardi), fino al suo rovesciamento nella predicazione del “mors tua, vita mea”.
    Come è possibile che i pastori di una religione che pretende di insegnare l’amore universale e incondizionato non provino orrore per l’accamparsi del lato oscuro, belluino della natura umana? Per questo mutamento – o disvelamento – antropologico in corso, e forse già terribilmente compiuto?
    Ma se si escludono alcuni coraggiosi alla base della piramide gerarchica la domanda, lo so, è retorica.
    Resta il senso di disgusto per come una cricca di chierici e laici usa cinicamente parole, messaggi e simboli religiosi in una guerra per il potere: il potere sulle coscienze, dunque il vero, autentico potere.

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