Se il caciottaro canadese ti ringrazia

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Non chiedetemi il perché, ma i formaggi in Nord America sono uno status symbol culinario. Esistono, a Toronto, dei negozietti che vendono esclusivamente formaggi. Sono vere e proprie boutique, di solito, dove si entra e si nota subito un arredamento che non ha nulla a che vedere con quello di altri negozi alimentari, men che meno con le nostrane salsamenterie.

L’altro pomeriggio, mi sono deciso a entrare in una di queste boutique, perché avevo una gran voglia di caciotta. Siccome ho imparato che spesso in inglese diverse merci si chiamano con il nome italiano (prosciutto, salame, espresso, cappuccino, caffè macchiato, pizza, fettuccine ecc.) ho provato a chiedere: “Do you have an Italian cheese called ‘caciotta’?” No, non l’avevano. Avevano però un ‘cacio romano’ che ammetto mi ha tentato. Poi però noto un formaggio che per colore, consistenza e forma richiamava proprio la mia adorata caciotta. Quindi chiedo: “What’s this?” il tipo mi dice il nome, che naturalmente ho già dimenticato, e aggiunge: “It’s from Ontario”. Dunque un formaggio locale. Me ne fa assaggiare una sfoglia, e vi assicuro che è riuscito a tagliare una fettina spessa meno di un millimetro. L’assaggio, si scioglie in bocca: è caciotta, poi se è dell’Ontario, sticazzi. Era rimasto solo un quarto della forma originale, di dimensioni modeste. Mi chiede: “How much?” E io di rimando: “I take it all”. E lui, completamente sbalordito: “Oh, thank you!”.

Allora: per l’esperienza che mi sono fatto nei negozi alimentari del Nord America, quando il negoziante ti ringrazia per aver comprato un prodotto, significa che stai per pagarlo a peso d’oro. Ma ormai, è troppo tardi. Compro il mio quarto di caciotta locale per la modica cifra di 32$. Un vero sproposito, a Roma sarebbe costata a dir tanto 10 euro, ossia 16$. Ecco perché il caciottaro mi ringraziava… ma si poteva comprare la metà di un quarto della forma? Per me, non si poteva. Mi porto il mio preziosissimo quarto a casa, che nel frattempo il negoziante ha provveduto a incartare con cura, con un foglio di plastica e poi un foglio di carta rosa, con un’attenzione tale che pareva stesse infiocchettando un dono di Natale. Lo metto nella mia sportina di tela, che uso da bravo canadese riciclatore di tutto e combattente contro i sacchetti di plastica, e me ne torno a casa. Ne mangio una fetta che sarà costata 10$: è davvero buona, ci tornerò, ho un debole per i formaggi. E amen per i soldi, dopotutti servono a essere spesi.

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11 pensieri su “Se il caciottaro canadese ti ringrazia

  1. Ivan P.

    Voglia di caciotta? Scilt, mica mi starai aspettando un bebé 😀 mannaggia ora hai messo la voglia anche a me!

  2. Perfettamente concorde.
    Sui soldi e sul formaggio.

    Epperò me sa che se il canadese si accorge che lo chiami caciottaro la prossima volta il pacchetto regalo te lo sogni…

  3. Beh, ma le formaggerie mica sono una cosa nordamericana! ci sono ovunque, qui e pure in Italia! Poi vabbè, quella di via Torti, a Genova, ha chiuso per far posto a una gioielleria, ma quello è solo il senso del cambio della società…

  4. Capitato anche a me una cosa simile qui in UK. Non solo ma un giorno entro per la prima volta in una panetteria e chiedo un chilo di pane. La tipa mi guarda sbalordita ed entra in panico. Io penso sia la questione dei pesi imperiali e le chiedo l’equivalente in pounds. Quella non sa cosa fare e va dal superiore.
    Io nel frattempo penso: “ma che avrò detto di male?”
    Il superiore arriva e mi spiega che loro vendono il pane “al pezzo” non in peso. Al che mi cadono le mascelle a terra. In UK si fa così, come in Africa. Quando mio padre andò in Etiopia chiese un chilo di banane e la faccia del venditore fu la stessa della mia equivalente inglese. Da che mondo è mondo le banane si vendono cadauna.

    Ah questi barbari anglosassoni.

  5. Buona la caciotta! 🙂 Adoro i formaggi dolci; invece quelli dal sapore pungente mi danno fastidio.
    Bravo bravo, questo spaccato di vita vissuta canadese era esaltante, continua così, facce sogna’.

  6. caciontario? mo’ me lo segno (cit.) 😉
    Qui per le buste di plastica siamo più radicali: la coop smette in questi giorni di venderle e propina a noi soci sporte scontate in tela. Io ne ho già tre, vecchie di qualche anno. Quelle nuove belline, coi fiorellini stagionali, sono già introvabili. Se non riforniscono di nuovo gli scaffali giuro che vado a fare la spesa con la busta di plastica, coi soldi della tua caciotta comprerei almeno una dozzina di sporte.

  7. Hai fatto bene a spenderteli quei soldi, che dopo una bella mangiata, e tolto il desiderio la vita è più bella.
    Io faccio le pazzie per i marron glacè, che qui costano un casino, ma vuoi mettere dopo averli assaporati le visoni paradisiache che mi riconciliano al mondo?
    Non hanno prezzo
    Un abbraccio bianco latte.

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