Su Rosy Bindi

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Ha detto benissimo Elfo Bruno:

A proposito di partiti colabrodo: Roy Bindi. Ieri è stata (ri)apostrofata più bella che intelligente e Castelli l’ha definita zitella petulante. Penso sia vero. Tutto drammaticamente vero. Poi va da sé che Berlusconi non rientra nelle prime centomila persone che salverei da un attacco di rottweiler, ma io non sono (e non posso) essere solidale con la Bindi. Ha insultato più volte la comunità GLBT, adesso sa cosa si prova a esser presi di mira sulla base di ragionamenti imbecilli.

E io sottoscrivo.

Oh, il bello di un blog e dell’avere una disposizione al confronto. Ieri notte avevo scritto che condividevo la mancata solidarietà espressa da Elfo Bruno, perché in effetti la filosofia omofobica della Bindi mi fa schifo. Quindi lo avevo scritto. Poi sono arrivati a commento di questo post 3 ragionamenti, due di donne e uno di uomo, che spiegano esattamente l’opposto: del perché si deve solidarizzare in questo caso e del perché si deve “essere migliori”, anche della Bindi stessa. Beh anellidi, sapete che c’è? I tre commenti mi hanno convinto. Per quanto la Bindi non dovrebbe permettersi di fare politica ritrovandosi le idee razziste che si ritrova contro le persone BLGT, questo non può autorizzare nessuno – e in particolare un uomo, e in particolare un uomo che ricopre una qualunque carica pubblica, e in particolare un uomo che è Presidente del Consiglio – a muoverle un insulto sessista. Tenere un blog, leggere i commenti e rifletterci su non significa che occorre sempre tenere il proprio punto. Alle volte, si viene convinti da ciò che dicono gli altri e bisogna solo ammetterlo. Dovrebbe essere il fine di ogni dialogo e di ogni blog: la predisposizione ad ascoltare le ragioni altrui. Quindi, ringrazio i primi tre commentatori di questo post.

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33 pensieri su “Su Rosy Bindi

  1. Lorenzo

    Mh, nonostante la mia scarsissima stima per la Bindi come figura politica, non posso approvare che chicchessia, men che mai una figura istituzionale, si permetta di denigrare una persona in base alle proprie condizioni personali e sociali. Quindi ha la mia solidarietà. Trovo invece stucchevole e sbagliata la campagna della Repubblica, impostata sulle donne offese dal Premier. Sembra dunque che un uomo non possa essere offeso da un altro uomo che teorizzi la donna oggetto. Ma allora neanche le donne belle dovrebbero sentirsi coinvolte: la Bindi dovrebbe avere solo la solidarietà delle cozze… sarebbe come dire che un gay offeso per la sua omosessualità dovesse avere solo la solidarietà degli altri gay.
    Insomma, la Bindi è stata iniqua e offensiva in passato, ma non posso non essere solidale con lei, senza per questo dimenticare le sue colpe e i suoi errori.

  2. Ambra

    Ciao, Anellide mio. Neanch’io amo la Bindi, neanch’io le perdono certe uscite. Però solidarizzo. Perché siamo in Italia, dove una donna brutta, non importa quanto meravigliosa, resta, anzitutto, una donna brutta. Dove “qualsiasi moglie e madre, per quanto disgraziata e puttana, vale di più di una donna magari di grande valore, che però moglie e madre non è” (questo è il grande Aldo Busi, spero di avere citato bene, vado a memoria). E se quest’ultima donna esprime un’incazzatura, tutti lì a dirle che è incazzata perché non scopa, o perché non ha figli (come se fossimo uguali alle gatte, che se non figliano vanno fuori di testa). Ancora mi brucia ricordare un programma in cui Milly Carlucci (un cognome una garanzia) presentava Rita Levi Montalcini (mica l’ultima delle cretine) sottolineando “la solitudine di una donna, che può essere dignitosa e bla bla”. Attenzione, perché, a fronte di ragionamenti intelligenti, umani, di una brutta o di una nubile (come di un/una glbt) ci sarà sempre chi risponderà: “Sì, ma quello/a è la cosa X”. Questo è inaccettabile. Accetterei (anzi, applauderei) chi contestasse alla Bindi le sue sparate sui glbt. Mai potrei accettare nessuno che le dicesse: “Zitta, cesso che non scopi”. Anche se, ripeto, in passato ha espresso opinioni che mi indignano, non prestiamoci alla rissa, non cediamo alla tentazione del “chi la fa l’aspetti”. Siamo più grandi (‘fanculo, l’ho detto): mostriamolo, sempre. E, se possiamo, noi donne “negri del mondo” (John Lennon) e i glbt (“abbronzati” anche loro), cerchiamo di difenderci a vicenda. Scusa il tono da lezioncina di vita. Ambra

  3. Chicca

    Mi dispiace, io no. Non si risponde a imbecillità con imbecillità. A prescindere da quello che si può pensare della Bindi, le parole che le sono state rivolte sono vergognose e offensive verso tutte le donne che non hanno fatto strada a colpi di tette e culo. Ho trovato molto condivisibile il commento di Chiara Saraceno su Repubblica: http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/politica/giustizia-12/offesa-bindi/offesa-bindi.html. Non credo, peraltro, che alla comunità GLBT faccia bene un clima politico e sociale sessista.

  4. Paolo Bizzarri

    Perchè sostenere che Rosy Bindi è più bella che intelligente è un commento sessista, e che la Carfagna è diventata ministro per prestazioni sessuali non lo è?

  5. Bizzarri, perché nel caso della Carfagna esistono registrazioni telefoniche nelle quali lei e la Gelmini parlavano di cosa fosse necessario per farlo venire duro al presidente del Consiglio. Quindi non è un commento su un modo di essere intrinseco della Carfagna, ma su un suo specifico comportamento da lei ammesso al fine di diventare ministro. Nel caso della Bindi, lei non ha fatto nulla per essere com’è: una donna non particolarmente bella, ma di indubbia intelligenza, almeno rispetto alle sue colleghe (sebbene a me la Bindi non piaccia punto come politica, ma questo è un altro discorso). Come se non bastasse, il commento sulla Carfagna – che come ho spiegato non è sessista perché non se la prende con tutte le donne – è stato fatto in privato su un blog che la Carfagna non legge. Mentre il commento di Berlusconi è stato fatto da Berlusconi alla Bindi durante una trasmissione televisiva ascoltata da qualche milione di italiani. Per non dire che io qui dentro rappresento giusto me stesso, mentre in teoria un Presidente del Consiglio rappresenta tutti gli italiani e le italiane. Rosy Bindi inclusa.

  6. Paolo Bizzarri

    @Anelli
    Mi fa piacere sapere che esistono delle registrazioni. Suppongo tu le abbia sentite. Io non le ho ancora viste.

    In ogni caso, non facevo riferimento al tuo commento, ma al commento fatto e riportato n volte da n personaggi pubblici (tipo, tanto per capirsi, la Guzzanti).

    Mi sarebbe piaciuto vedere una sollevazione analoga delle donne, che dicevano “giudicateci per quello che facciamo come politici, non per le voci che mettono in giro su di noi”.

    E tanto per capirsi, l’unica cosa buona fatta dalla Carfagna come ministro è la legge sullo stalking.

  7. Bizzarri, ma guarda che le registrazioni sono state pubblicate dalla stampa, sennò come pensi che la Guzzanti potesse mai osare di ripetere quei concetti in pubblico? Registrazioni pubblicate e per altro mai smentite: ci sono i nastri, come dire… Poi mi pare che non sia riuscito a spiegarmi, quindi mi ripeto:

    – commento sessista è quando uno/a denigra una donna o un uomo in quanto donna o in quanto uomo;
    – commento non sessista è quando uno/a denigra una donna o un uomo per un comportamento disdicevole che quella persona ha tenuto.

    Per disdicevole può esserci: criminale, amorale, immorale, indegno e così via.

    Quindi: se io dico che la Meloni è una mignotta perché donna di successo, è un commento sessista (e volgare, e offensivo, e passibile di querela). Se io dico che la D’Addario è una mignotta perché è andata a letto con Berlusconi per 1000 euro e per favori politici, ricordo un fatto noto ai più. Di sessista, nel secondo caso, non c’è nulla. Così come se io ricordo la registrazione in cui Carfagna e Gelmini parlano di cosa si può fare con la bocca per cercare di farglielo venire duro al Cainano. Non è sessismo, è cronaca. La cosa triste è che presto diverrà storia d’italia.

  8. PaoloB

    “Bizzarri, ma guarda che le registrazioni sono state pubblicate dalla stampa”

    Dove? A quanto mi risulta, le uniche registrazioni pubblicate sono quelle della D’Addario. Ma se mi fornisci i riferimenti puoi tranquillamente smentirmi.

    Quanto a Guzzanti, è il solito che era convinto di essere indispensabile al signor B., e scopre che il signor B. ne può fare tranquillamente a meno…

  9. PaoloB

    Mi riferivo al Guzzanti padre che ne parla.

    La Guzzanti figlia dice di averle viste su un quotidiano argentino, se non ricordo male, dove si dice che ci siano.
    Lei comunque si è presa una bella querela, e sarà da ridere….

  10. Paolo Bizzarri

    @Anelli.
    Oh yez. Allora, wikipedia non è una fonte, come è noto.

    Infatti cita Clarin.

    Che cita GUARDA CASO Repubblica.

    “Hasta ahora esas intercepciones no han terminado en las páginas de algún diario o revista, como es usual en este país, ni en la línea de los sitios de Internet, donde brotan como manantial los chismes de todo tipo.

    Pero el diario La Repubblica cita a la ex viceministro de Relaciones Exteriores y dirigente socialista Margarita Boniver, devota partidaria de Berlusconi, que reconoce la existencia de los mensajes a luces rojas .”

    Che, secondo Clarin, cita la Boniver.

    Quindi ci sarebbe in giro un numero di Repubblica con una dichiarazione della Boniver. Che ovviamente non c’è.

    C’è solo questo:

    http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/politica/berlusconi-intercetta-1/camera-gf/camera-gf.html

    Ma forse ce ne è qualcun altra che non ho visto.

  11. Wikipedia non è una fonte? Bella questa. Allora anche il Clarin non è una fonte: è scritto da uomini, come anche Wikipedia, che devono verificare le notizie, come anche Wikipedia. In ogni caso: presto ci sarà un tribunale che verificherà se le registrazioni a cui Clarin e Repubblica hanno fatto riferimento esistono oppure no. La magistratura italiana ci dirà se quelle registrazioni:
    a) esistono davvero;
    b) contentgono i contenuti che Clarin, Repubblica e Guzzanti sostengono di aver letto;

    E noi sapremo la verità. Ah, certo: a meno che anche tu non ritieni che la magistratura italiana sia fatta da giudici comunisti che ce l’hanno contro Berlusconi Gesù Cristo.

  12. Paolo Bizzarri

    @Anelli.
    Wikipedia è fonte indiretta, ossia riporta altre fonti.

    Clarin cita (male) Repubblica che cita la Boniver che non parla di nulla.

    Quanto ai processi, quel materiale NON uscirà perchè non è argomento di processo.

    Cavolo, ma devo spiegare io a te che i fatti privati di un cittadino non sono un delitto? Ma hai passione per le repubbliche di preti?

  13. Bizzarri, i fatti che coinvolgono i meccanismi attraverso i quali un cittadino è diventato ministro della Repubblica, e i meccanisimi attraverso i quali un Presidente del Consiglio ha scelto un suo ministro, sono pubblici e non soggetti alla legge sulla privacy.

  14. La mia solidarietà alla Bindi oggi come alla Carfagna ieri. Se è vero che esistono le registrazioni della Carfagna che sostiene quel che tu affermi, perché nessuno le ha pubblicate? La scusa che è ministro non vale, perché l’Espresso ha pubblicato quelle di Berlusconi che fa apprezzamenti alla D’Addario perciò nulla avrebbe impedito una scelta di pari livello.

    Il fatto è che si trattò di voci di possibili telefonate, che poi non uscirono mai. Questa notizia l’ha riportata solo Rep. con allusioni e il Clarin l’ha copiata, Wikipedia ha copiato da quest’ultimo e tu citi da Wikipedia: è così che nascono le false notizie (il grande Marc Bloch ti potrebbe dare una lezione a proposito). Ma quegli annunci di imminenti uscite sconvolgenti non ebbero mai seguito, se non una querela.

    La Carfagna è vittima del pregiudizio contrario e opposto della Bindi: a destra pigliano in giro la Bindi perché è brutta e sono barbari. A sinistra criticano la Carfagna perchè è bella e “quindi” si dà per scontato che abbia fatto carriera col sesso. Entrambi sono discorsi che si fanno nelle osterie e negli autobus. Su Repubblica e sul Giornale. E sui blog.

  15. Hamelin, presto tutto ciò sarà materia di tribunale e ci sarà un giudice di primo grado che stabilirà quale sia la verità. A me basterà quella sentenza lì e le due eventuali successive di II e III grado.

  16. Paolo Bizzarri

    @Anelli.
    Nella Repubblica dei Preti, forse.
    Nella nostra il Primo Ministro propone i suoi Ministri al Capo dello Stato, che li nomina.
    Come il Primo Ministro li scelga, sono fattacci del Primo Ministro, che ne risponde al Parlamento (che gli vota o meno la fiducia) e quindi agli elettori (che gli danno il consenso).

    Quindi no, non c’è nessun processo in cui si parla di queste cose, perchè, in questo caso, NON C’E’ NESSUN REATO DA CONTESTARE.

  17. Bizzarri, ma ti sbagli di grosso. Se Berlusconi ha proposto uno scambio di tipo sessuale alla Carfagna (un pompino per un ministero) ha commesso alcuni reati che hanno leso la libertà della Carfagna e hanno leso l’onore e il prestigio della carica pubblica che ricopre. Tu sembri avere una concezione della Presidenza del Consiglio come fosse un potere assoluto e disciolto da qualunque laccio giuridico. Beh, dai tempi della Rivoluzione Francese, 1789, non è più così. Non abbiamo un re-sole, ma un PdC che non può fare ministro chi gli pare a lui (dal momento che la Costituzione riconosce al PdR un potere di interlocuzione anche nella scelta dei ministri, che non a caso devono essere controfirmati da lui, cfr. Scalfaro vs Berlusconi su Previti ministro della Giustizia, 1994) e soprattutto non può ricattare le persone, né stabilire dei mercimoni privatistici. Va bene che l’uomo è un corruttore provato, ma insomma! E bada che chi scrive è un mangiapreti.

  18. Paolo Bizzarri

    @Anelli.
    Davvero? E mi sai anche citare l’articolo di legge che dice che è reato, o ci fidiamo sulla parola?
    Se io vado da Berlusconi, gli do 1 milione di euro per la campagna elettorale, e poi gli dico “ora però mi fai ministro” quella NON è corruzione. La scelta del PdC è arbitraria (e ovviamente va confermata dal PdR, ma la proposta originaria è e resta del PdC).
    Mai detto il PdC che possa ricattare alcunchì. In quel caso il reato è, appunto, il ricatto.
    Poi, nello specifico.
    Se leggevi l’articolo che citavi, scoprivi che i fatti, se sono avvenuti, sono avvenuti quando il Berlusconi era all’opposizione. Quindi lui non aveva alcun titolo per fare ministri, al massimo per promettere candidature.
    Solo che promettere candidature nel proprio partito in cambio di favori, ancora, NON è reato.

  19. Paolo Bizzarri

    E, fra l’altro, se leggessi i giornali che citi a spron battuto, te ne accorgeresti facilmente: in nessun caso il B. è stato indagato per “pompino di scambio”, ma al massimo per sfruttamento della prostituzione (cosa moooolto dubbia).

  20. Vabbè Bizzarri, che dirle? A lei pare lecito e normale, magari anche auspicabile che un tizio (di 70 e passi anni) abbia scelto un ministro della Repubblica sulla base di una prestazione sessuale. Io non capisco proprio perché debbo sprecare altro tempo nel tentativo di farle capire i motivi per cui questa cosa non va per niente bene, a prescindere che sia o non sia identificabile come fattispecie di reato. Sono stanco di parlare al muro. Le sta bene Berlusconi e i suoi scandali finanziari, personali, sessuali, criminali e morali? Se lo goda tutto: io vivo in Canada da tre anni, non a caso.

  21. Concludo il nostro scambio con la citazione dell’editoriale di oggi di Repubblica:

    “Non si riesce a tenere il conto delle menzogne e dei ricatti che l’Egoarca riesce a distillare nei suoi flussi verbali, ormai oltre ogni controllo di ragionevolezza, del tutto catturati dal suo disturbo narcisistico. Stiamo ai fatti. Il lucidissimo furore di Berlusconi si accende per i pasticci che si combina da solo, con la sua compulsività.

    Frequenta minorenni; riempie palazzi e ville di prostitute arruolate da un ruffiano; trascura gli affari di Stato per allegre scorribande amorose. Contestato dalla moglie in pubblico, se ne va nel luogo pubblico per eccellenza – la televisione – per recuperare (sa di doverlo fare) un’apprezzabile accountability. Sbaglia la mossa. Esige che le sue favole diventino scritture sacre. Se non accade – e non accade – s’infuria.
    Ingaggia maschere con mazza ferrata che, dai giornali e tv che controlla, fanno per lui il lavoro più sporco, “assassinando” la personalità di chi gli appare, anche da lontano, “un nemico”. Scatena gagliofferie, aggressioni, conflitti che (lungo l’elenco) investono, nel tempo, la moglie; impauriti testimoni delle sue imbarazzanti avventure; la Repubblica; il suo editore; il suo direttore; l’Unità; addirittura il salmodiante Corriere della sera; la stampa internazionale tutta; il servizio pubblico televisivo che non è al suo servizio; un pugno di comici, il cinema nazionale; l’Avvenire; la Conferenza episcopale italiana; il presidente della Camera; il presidente della Repubblica; la Corte Costituzionale; la magistratura tutta; un’opposizione che, peraltro, è oggi una bottega chiusa per inventario.

    L’Egoarca mostra, dietro il sorrisone, come il suo potere sia pura, nuda violenza. Non guadagna un punto. Ne ricava soltanto il discredito internazionale, un distruttivo “sputtanamento” che si completa, nelle opinioni pubbliche e nelle cancellerie d’Occidente, quando, con posa da bauscia al bar nell’ora del “camparino”, si vanta di aver convinto George W. Bush a mettere sul tavolo 700 miliardi di dollari per far fronte alla crisi finanziaria; di aver detto a quei due, Barack Obama e Vladimir Putin, di far la pace altrimenti non li avrebbe invitati al G8 di cui deve essere il proprietario; di “aver mandato Sarkozy” all’Est dopo avergli spiegato quel che avrebbe dovuto dire per risolvere la crisi georgiana; di essere messaggero presso il Papa, in un incontro della durata di minuti 3, dei “saluti di Obama”, come se il presidente degli Stati Uniti d’America avesse bisogno dell’Egoarca per discutere con Joseph Ratzinger. Un premier così garrulo e vanìloquo, che crede di potersi muovere sulla scena pubblica come tra le plaudenti prostitute ingaggiate per il salotto di Palazzo Grazioli, non ha bisogno di essere screditato. Si scredita da solo con le sue mani e, con le sue parole e condotte, disonora e danneggia l’intero Paese. Oggi se c’è in giro un antagonista della rispettabilità dell’Italia nel mondo è Silvio Berlusconi. Lo sappiamo noi, lo sanno i caudatari e le congreghe che lo sostengono, lo sa chiunque guardi ai nostri affari da oltre confine.”

    Bellissimo, controfirmo tutto.

  22. Lorenzo (L. Gallo)

    Di fronte ad una destra che trova normale o tutt’al più solo di cattivo gusto nominare un ministro in cambio di un pompino, c’è solo da aggiungere che anche la sinistra si fa male da sola.
    Non so se hai visto, AdF, che Bindi si è fatta fotografare con una maglietta con su scritto: “Non sono una donna a sua disposizione”.
    Fin troppo facile per la destra, di fronte alla evidente disforia di genere della gozzuta ministra(dovuta, secondo il personalissimo parere dello scrivente, ad omosessualità repressa), obiettare che le ultime tre parole sono superflue, sghignazzando.
    Se sulla maglietta ci fosse stato scritto “Essere donna e brutta non è reato, essere mafioso e piduista sì”, sì che mi ci sarei riconosciuto – e la destra avrebbe avuto poco da recriminare di fronte alla verità. Basta parlare delle piccole sconcezze, torniamo a parlare di quelle macroscopiche.

  23. Bizzarri, se vuole l’articolo del codice penale, le dirò che probabilmente lo potrei trovare, ma ho altro da fare nella vita. Qui non stiamo mica in un’aula di tribunale, e io non sono l’avvocato dell’accusa. Non può chiedermi di citare un articolo del codice penale, non perché non sappia cercarlo, ma perché non ne ho voglia. I reati dello scambio pompino-ministero pari opportunità probabilmente si chiamano abuso di potere, abuso d’ufficio, ricatto e probabilmente non solo questi. Se vuole gli articoli del codice penale, aspetterà il processo, non li chieda a me. Oppure li chieda a me e gleli li do fra qualche mese, non appena ho tempo di chiedere a un avvocato o di mettermi a sfogliare un codice penale. Ha dunque fatto la scoperta che in un blog si può sospettare un comportamento criminale anche senza conoscere l’articolo del codice penale relativo. Gran scoperta, eh?

  24. Chicca

    Una sola notazione veloce. Alle registrazioni delle ministre fa riferimento esplicito la Di Gregorio in un editoriale di non molto tempo fa, dicendo che tutte le maggiori testate le hanno avute e lette oltre un anno fa, lei compresa.

    Possiamo allora discutere se il problema della libertà di stampa in Italia si limiti allo strapotere berlusconiano o non colpisca invece tutte le grandi testate. Personalmente – e AdF sa che ho una certa esperienza – credo che il problema non si risolverà fintanto che in Italia non ci saranno editori puri. Per questo mi stanno sulle palle certe crociate di Repubblica. E anche l’ipocrisia della Di Gregorio che fa il suo atto di coraggio a oltre un anno di distanza.

    Detto ciò, concordo con AdF: c’è profonda differenza tra un commento sessista e una critica personale.

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