Se il Lodo Alfano è incostituzionale, il controllo di Napolitano è stato insufficiente

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vauroOra che la Corte Costituzionale ha definito anticostituzionale il Lodo Alfano (e non ci voleva molto a capirlo: bastava leggere il memoriale a difesa di quell’originalone di Ghedini) tutti ve la prenderete con il povero Sultano, che torna a essere un italiano come gli altri, “uguale davanti alla Legge”.

Per carità, fate bene a prendervela col corruttore di giudici e avvocati, ladro di gruppi editoriali, nonché piduista e oste di killer di mafia. E beninteso: per questo blog il signor Berlusconi SI DEVE DIMETTERE in quanto indegno di ricoprire qualunque carica pubblica. Non lo farà, lo sappiamo bene dove tiene la dignità personale e quella dello Stato: in terrazzo (come direbbe Madreeeh).

AdF però vuole portare l’attenzione dei suoi 25 lettori su un altro Presidente: il Presidente della Repubblica, l’ex comunista e oggi piddino Giorgio Napolitano. Napolitano, di solito, è un ottima persona, piena di dignità soprattutto se lo paragoniamo al resto dei politici italiani.

E tuttavia non possiamo giustificarlo stavolta. La Costituzione italiana, agli artt. 73, 74 e 87, assegna al Capo dello Stato il potere di promulgare le Leggi e di rispedirle alle Camere per chiederne una seconda deliberazione. Questo potere, un veto debole che può essere superato da una seconda approvazione delle Camere (in onore del carattere parlamentare della nostra democrazia) il PdR lo esercita quando egli ha il sentore che la Legge possa avere, tra l’altro, un difetto di anticostituzionalità. Siccome il primo difensore della Costituzione è appunto il PdR, è suo dovere rimandare una legge alle Camere se il suo ufficio ha il sospetto che quella legge possa essere in qualche modo – anche parziale – anticostituzionale. Un rinvio alle Camere ha un alto valore simbolico e politico, anche nel caso che poi il Parlamento decida di riprensentare lo stesso identico testo di legge. Perché quando lo stesso testo è riproposto alla firma del Capo dello Stato, lui deve promulgarlo, ma è chiaro che se ne chiama fuori: lo firma e lo promulga in seconda battuta non perché creda che sia giusto, ma perché deve e non ha alternative.

Adesso che la Corte Costituzionale ha stabilito che il Lodo Alfano è anticostituzionale, e lo ha dunque cancellato, mi domando: che razza di qualità offre il controllo preventivo di costituzionalità del Presidente Napolitano? Mi pare insufficiente. E’ chiaro che altri presidenti (da Einaudi a Scalfaro) si sarebbero comportati diversamente. E questo rimarrà nei libri di Storia.

34 pensieri su “Se il Lodo Alfano è incostituzionale, il controllo di Napolitano è stato insufficiente

  1. KW

    Nemmeno i giudici costituzionali sono riusciti ad accordarsi fra di loro sull’incostituzionalità del lodo (e infatti la decisione è stata presa a maggioranza). Quindi l’illegittimità non era così palese.

    Immaginati se Napolitano avesse rispedito al mittente il lodo e questi, dopo averlo riapprovato tale e quale, avessero avuto conforto pure della Corte Costituzionale. A quel punto Napolitano si sarebbe dovuto dimettere istantaneamente. E al Quirinale ci sarebbe andato direttamente Silvio.

  2. Beh proprio l’altro giorno Napolitano ha detto che lui le leggi alle camere non le rimanda perchè tanto quelli che ci stanno dentro le rivoterebbero pari pari. Bel controllo preventivo di legittimità… Bel presidente della repubblica che ci ritroviamo…

  3. Non mi trovi mica tanto d’accordo.
    E’ la Corte Costituzionale che giudica sulla costituzionalità delle leggi, non altri.
    La Costituzione dà al Presidente la possibilità di chiedere al Parlamento una nuova deliberazione. Non si parla di sentori di costituzionalità. Volendo esagerare, successe con Cossiga, potrebbe farlo anche per sue convinzioni personali.
    Non mi pare di ricordare sia mai successo che una legge rimandata al Parlamento sia tornata al Colle tale e quale alla prima approvazione; quando succederà un evento del genere sarà, politicamente parlando, una vera e propria sfiducia del Parlamento al Presidente.

  4. KW, è del tutto normale (anzi: AUSPICABILE) che una decisione delicata sulla incostituzionalità di una legge venga presa con una larga maggioranza e non all’unanimità. Se ci fosse stato un voto di 15 a 0, per dire, avrebbe significato che il Parlamento e il PdR avevano approvato e promulgato una legge contraria in modo lampante alla Costituzione. Invece, il fatto che almeno 6 giudici su 15 abbiano sostenuto che il lodo non fosse in conflitto con – nientemeno – l’art. 3 della Costituzione, è un fatto positivo, che da un lato ci dice che la Corte non è un monolite, dall’altro che la decisione è stata discussa a fondo e infine che il Parlamento non ha tentato un golpe.

  5. Massi, Napolitano dicendo quel che ha detto si è ricoperto di ridicolo. Se è vero che il controllo di costituzionalità spetta alla Corte, il controllo preventino di legittimità spetta al PdR, non ci sono dubbi. Sennò la Costituzione non prevederebbe il suo potere di veto debole. Non gli darebbe alcuna possibilità di dissentire, semplicemente.

  6. Faccio poi notare che la bocciatura della Corte Costituzionale questa volta è recisa e radicale. Non si è trattato di una sentenza additiva, come notava il mio giurista in erba preferito (cfr. http://davanti.wordpress.com/2009/10/07/additiva/) ma proprio di una bocciatura netta, in quanto la legge non è conforme con uno dei principi supremi della Costituzione, l’art. 3 e con l’articolo più importante al di fuori dei primi 12, ossia il 138.

    Cioè, non è che la Corte ha dato uno schiaffo a Berlusconi. Ha preso la rincorsa e gli ha dato un uppercut che rimarrà nei libri di storia del diritto. In difesa granitica del principio di eguaglianza davanti alla legge.

    Del resto, il memoriale Ghedini credo che sarà studiato nelle facoltà di Legge dei prossimi 50 anni come modello di tutto quello che NON si deve dichiarare quando si va davanti a una Corte Costituzionale. Non ho ancora capito se Ghedini è un comunista quinta colonna in incognito, praticamente una spia, oppure se è semplicemente un povero coglione. E scusate il francese.

  7. Federico

    In assoluto disaccordo, sia giuridico che politico.

    Giuridico: la facoltà presidenziale di rinvio è strettamente limitata all’incostituzionalità manifesta. In questo caso, i precedenti pareri della Corte o non sollevavano la questione di costituzionalità (sentenza lodo Schifani), oppure (pareri raccolti da Ciampi prima di promulgare) asserivano espressamente il contrario: nessun profilo di incostituzionalità legata all’art. 138.
    E’ vero: si tratta comunque di prove indiziarie, ma sufficienti se non altro ad escludere un’incostituzionalità manifesta. Come confermato dalla sentenza a maggioranza. Una sentenza unanime avrebbe invece nuociuto a Napolitano.

    Politico: Berlusconi può attaccare anche il presidente della Repubblica, come fa all’impazzata, ma ha le armi spuntate. Il lodo è stato abolito senza indebolire il Quirinale: meglio di così.

  8. Ma tutte le leggi che sono state, nel tempo, dichiarate incostituzionali dalla Consulta erano state firmate dai presidenti della Repubblica.
    Capisco che questa era singolare assai, però è per giudicare della costituzionalità delle leggi che esiste la Consulta.

  9. Federica, converrai che c’è differenza tra la promulgazione in prima battuta o in seconda. E’ proprio quello che dico.

    Federico, noi siamo spesso in dissenso: una volta di più.

  10. abbastanza semplicemente è l’articolo 3 che toglie qualunque dubbio sulla costituzionalità. Napolitano non avrebbe dovuto fare uno sforzo sovrumano per respingerla al mittente, ma ha preferito evitare lo scontro istituzionale. Poteva risparmiarsi questa figuraccia..

  11. La bocciatura del lodo Alfano da parte della CCost – sebbene non scontata – era altamente probabile. Bastava leggere attentamente la motivazione della sentenza n. 24 del 2004 (quella sulla legge Schifani) e confrontare i testi dei due provvedimenti per concludere che si trattava di una fotocopia quasi identica, con pochissime differenze che – in presenza di una Corte che fa storicamente della continuità della propria interpretazione costituzionalmente orientata nel tempo la sua forza e giustifica il suo ruolo delicatissimo e fondamentale ruolo – non potevano certo bastare a salvarla.
    Io personalmente se avessi dovuto “quotare” l’esito negativo del lodo (perdonate il parallelo volgare!),l’avrei “pagato” non più di 1.15..
    Soltanto una maggioranza ottusa,ignorante,manichea e legata al suo front and one-man padre-padrone, poteva pensare che sarebbe rimasta tranquillamente in piedi.
    Quindi la Corte non mi ha stupito (piacevolmente), ed Ha fatto quello che aveva già fatto con un alegge molto simile appena 5 anni fa.
    Detto questo,cerchiamo di non gettare la croce della responsabilità politica addosso al PdR, perchè altrimenti andiamo fuori strada.
    Le posizioni di di AdF sono quelle dell’IDV,rispettabilissime: ma sotto il profilo giuridico piuttosto discutibili.
    Rimando a quanto già scritto da Vittorio Grevi – non proprio uno degli ultimi giuristi italiani – circa le critiche a Napolitano sulla promulgazione dello scudo fiscale sul Corriere pochi gg fa (http://www.corriere.it/politica/09_ottobre_05/poteri-colle-vittorio-grevi_0662c02c-b178-11de-82d9-00144f02aabc.shtml).
    Il passaggio di Grevi sul potere di veto del Presidente della Repubblica chiarisce la misura e la valenza di questo genere di potere previsto dalla Costituzione: si parla di “incostituzionalità manifesta”, e questa faceva sì schifo e ribbrezzo sotto il pfilo della valutazione politica,ma tecnicamente finchè non si sottoponeva – come giustamente, doverosamente è stato fatto – al controllo di legalità costituzionale dell’unico vero organo deputato a farlo, la incostituzionalità del lodo Alfano sarebbe rimasta la opinione prevalente di autorevoli giuristi e di una larga parte della popolazione,ma una valutazione così delicata e nel merito non credo avrebbe dovuto essere attribuzione esclusiva – quanto temporanea – di un uomo solo, per quanto importante.
    Resta quindi escluso in capo al PdR qualsiasi sindacato di merito politico delle scelte parlamentari (altrimenti si abbia il coraggio di dire che si preferisce una repubblica presidenziale).
    Seguendo poi la linea di AdF,dovremmo concludere che anche Ciampi – nel 2004 – come tanti altri presidenti prima di questo si debbono assumere una responsabilità “morale” ogni qualvolta una o più norme di una legge debitamente promulgata viene poi dichiarata in parte o in tutto incostituzionale dalla CCost.(nella storie repubblicana sono state molte,soprattutto norme penali); il che – francamente – appare un risultato finale del ragionamento un pò paradossale.
    Non mi sembra tra l’altro di ricordare – ma posso sempre sbagliare, per carità.. – che Di Pietro nel 2004 abbia alzato il tiro della polemica su Ciampi per la promulgazione della Schifani.

  12. Federico

    “abbastanza semplicemente è l’articolo 3 che toglie qualunque dubbio sulla costituzionalità.”

    Il che implica che 6 giudici su 15 siano corrotti/imbecilli, al pari di Ciampi che promulgò il lodo Schifani, di 3 presidenti emeriti della Consulta che gli dettero parere positivo, e della stessa Consulta che nelle motivazioni di rigetto aveva però scritto di trovare “apprezzabile” lo scopo della legge. Che è esattamente di ripristinare una qualche “infrazione” dell’art. 3.

    Ah, ricordiamo di inserire fra i corrotti/idioti anche i costituenti che vollero l’immunità parlamentare. Costituenti anticostituzionali.

    Quando leggo queste cose capisco a che livello è arrivato il dipietrismo nella sinistra.

  13. vegetarian

    concordo con Sciltian. Napolitano si sta comportando molto male, se avesse rispedito il lodo alfano facendo notare per lo meno che alcuni rilievi del lodo schifani non venivano superati (come la questione del primo ministro elevato a rango maggiore degli altri ministri) avrebbe evitato di promulgare una legge del genere (e con quella fretta tra le altre cose).

    Napolitano dovrebbe imparare a pensarci su un po’ più a lungo su quello che promulga, non gli farebbe male.

  14. Oh meno male che è intervenuto Fabrizio Albanese che, pur avendo espresso una tesi contraria alla mia, ha saputo farlo in un modo civile e urbano. Federico, tu hai sviluppato un modo di argomentare che è scostante e irritante, fossi in te ci rifletterei su, perché in questo modo non stimoli al confronto, ma solo a rispondere con slogan ai tuoi slogan.

    Fabrizio: in diritto valgono le interpretazioni e come abbiamo visto proprio ieri, anche in Corte Costituzionale abbiamo avuto 9 giudici supremi che hanno valutato il Lodo Alfano come anticostituzionale e 6 invece no.

    Allo stesso modo, io ricordo che quando Scalfaro era Presidente della Repubblica, non dette l’incarico di Presidente del Consiglio a Bettino Craxi sulla base del fatto che SI VOCIFERAVA dell’arrivo di un avviso di garanzia. Cioè: nessuna condanna e nessuna indagine era ancora partita, ma Scalfaro decise che il Presidente del Consiglio doveva essere al di sopra anche del sospetto, e quindi impose a Craxi di tirare fuori una rosa di nomi, dai quali Scalfaro scelse Amato come capo del governo.

    Sia Scalfaro che Cossiga hanno interpretato il ruolo del Quirinale in modo diverso da Ciampi e Napolitano. In particolare, il potere di veto debole è stato usato da Scalfaro e Cossiga in modo assai chiaro, come un controllo preventivo di legittimità costituzionale e di consequenzialità logica della legge. Credo non sia contestabile che il primo difensore della Carta Costituzionale è il Presidente della Repubblica. Se i padri costituenti avessero voluto un PdR taglianastri senza potere di interdizione nei confronti del Parlamento, non gli avrebbero assegnato nemmeno il potere di veto debole che invece ha.

    Infine: Scalfaro la Costituzione l’ha scritta, Napolitano no. Scalfaro ha un modo di interpretare il ruolo del PdR che è senza dubbio più aderente a ciò che lui stesso ha contribuito a scrivere, la Costituzione, rispetto a quanto faccia Napolitano.

    Napolitano sta giocandosi il suo ruolo non come un presidente super partes, difensore della Costituzione, ma come un politico togliattiano, che valuta cosa sia più conveniente per lui fare. Pensava di potersi salvare dagli attacchi di Berlusconi promulgandogli subito tutte le leggi, ma da oggi sappiamo che il Sultano lo odia perchè “non ha telefonato ai giudici costituzionali da lui nominati per convincerli ad approvare il lodo”.

    Altro che dipietrismo di sinistra, qui siamo davanti a un presidente del Consiglio eversore che annuncia il colpo di stato mediatico.

  15. Se domani si andasse a elezioni anticipate e Berlusconi le rivincesse, Napolitano non avrebbe MAI il coraggio istituzionale di imporgli di fare una rosa di nomi alternativa al suo per la presidenza del Consiglio. E sì che a oggi Berlusconi è stato condannato 5 volte, proscritto circa una dozzina per decorrenza di termini che lui stesso ha fatto accorciare come capo del governo.

    Ecco insomma la differenza tra Napolitano e Scalfaro: il secondo è stato un difensore della lettera della Costituzione, il primo è un politico che cerca di stare fuori dai guai. Il bello è che ora che il Sultano si scatenerà anche contro di lui, toccherà difenderlo con le unghie e con i denti, al pavido.

  16. Federico

    Non mi ero rivolto a te, che ci hai scritto un post, ma a pattume che in 3 righe liquida la faccenda in termini di “sforzo sovrumano” e “figuraccia”. Se questo è il tono e la disponibilità alla riflessione, la mia replica non potrà essere diversa.

    Albanese ha espresso, con molta maggiore competenza, la mia stessa opinione, corredandola di pareri giuridici.

    Vorrei aggiungere che da Cossiga (forse da Pertini) in poi tutti i PdR eccedono in una forma o l’altra i limiti costituzionali del loro ruolo, sono stati scritti un certo numero di saggi su questo fenomeno legato al declino del sistema politico.

    Agli albori della Repubblica, quando era ancora ben viva l’opinione dei costituenti, e la loro entusiasta adesione al modello parlamentare con annesso timore del presidenzialismo, il PdR era davvero poco più di un notaio. Quindi non si può dire che lo stile di Scalfaro (benché motivato) fosse più aderente alla Costituzione, semmai il contrario. Per meglio difendere la Costituzione Scalfaro giudicò necessario forzare un po’ il suo ruolo.

    Faccio pure notare che in quest’ano e mezzo Napolitano è stato crocifisso (oltre che dal sempre simpatico Di Pietro per non essere abbastanza girotondino) esattamente perché ingeriva eccessivamente.

    A parte l’exploit Englaro, non si contano i casi in cui messi di palazzo Chigi sono stati mandati al Quirinale a raccogliere le critiche preventive di Napolitano – Fini lo sa bene perché lo affianca sempre – E’ successo, da ultimo, sul pacchetto sicurezza.

    Di fatto Napolitano ha inaugurato un regime semipresidenziale, in cui il PdR esercita un potere informale ma reale sul processo legislativo.

    La facoltà di non firmare invece è, come dice Albanese, condizionata a un’incostituzionalità *manifesta*. Che in questo caso non c’era.

    ciao

  17. Antonio

    Concordo con Anello. Napolitano e’ un presidente che di sicuro non rimarra’ nei libri di storia. E si’ che basterebbe poco di questi tempi per mostrare una “elevata moralita’”.

  18. 10 minuti per scrivere un commento.. e m’è zompato tutto 😦

    riassumo con un:
    non chiediamo al presidente di farsi carico della nostra responsabilità di elettori del parlamento

    e poi:
    lodi lodi lodi al comitato! 🙂

  19. Hans

    Già di fronte alle prudentissime decisioni e scelte di Ciampi si aveva l’impressione che il Presidente intendesse evitare quanto accaduto al predecessore Scalfaro, il quale nonostante il rigoroso rispetto della Costituzione era stato additato con successo dalla propaganda mediatica come un presidente golpista (al minimo).
    La pubblica opinione – e intendo proprio quella della “gggente” – non aveva fiducia e rispetto di Scalfaro; Ciampi decise una strategia più soft, nel confronto istituzionale col dominus della comunicazione di massa nonché capo della coalizione di governo (e alternatiamente dell’opposizione parlamentare).
    In altri termini, per conservare il proprio prestigio di tutore delle istituzioni, Ciampi volle ridurre al minimo (ben al di sotto del minimo indispensabile, a mio giudizio) le tensioni e le occasioni di scontro con Berlusconi.
    Napolitano si è mosso sulla stessa linea, ma con molta – troppa – prudenza in più. Il mancato rinvio della legge Alfano, del c.d. scudo fiscale e via dicendo sono state pecche gravi, commesse nel tentativo di non vedersi scagliata contro l’intera armata mediatica dell’uomo di Arcore e di preservare così la propria autorevolezza (meglio, l’autorevolezza del proprio ruolo di Capo dello Stato) di fronte a un Paese estremamente diviso (altro che “gli italiani mi amano, sono tutti con me!”).
    Non intendo giustificare le debolezze e le mancanze anche gravi del Presidente della Repubblica, naturalmente. Piuttosto, tento di leggerle alla luce di quella che è la pietra dello scandalo (e la pietra angolare) dell’attuale rovina culturale e politica dell’Italia.

    In ogni caso, è certo come scrive Anelli che oggi un Napolitano – come ieri un Ciampi – non avrebbe mai il coraggio di imporre, a un Berlusconi “privato corruttore” nonché pluriimputato e pluriimmorale (nel senso della moralità pubblica, naturalmente) uomo politico, la rinuncia all’incarico di Presidente del Consiglio.
    Il che fa ingigantire ancor più la figura del solitario Scalfaro, uno dei migliori Presidenti della Repubblica se non il migliore fra tutti.

  20. Federico, era ben chiaro che non ti rivolgevi a me. Ma anche quando ti rivolgi ad altri, qui dentro, c’è un’etichetta da conservare. Non mi pare affatto che la persona a cui rispondevi avesse scritto “pattume”, come ti consenti di chiamarlo tu, e non era di certo stata nemmeno volgare, né aveva deriso nessuno. Tu invece hai assunto quel tono dottorale e arrogante che non ti si confà – anche se ti piace usarlo spesso – dando per scontato che l’aggettivo “dipietrista” possa essere inteso come insultante. Beh, io ho votato IDV per tre volte e vedo all’orizzonte la quarta, per cui quando usi “dipietrista” in modo insultante sappi che insulti un 8-10% di elettori, compreso l’autore di questo blog.

  21. Federico

    “pattume” è il nome con cui si è firmato lui, non è roba mia.

    Io non ho insultato proprio nessuno, e se tu scambi un giudizio politico negativo sul dipietrismo, che certo era implicito nelle mie parole, per un insulto ti metti al livello del Pres. del Consiglio.

    saluti e baci

  22. Federico

    In effetti sono arrivato a questa età senza i tuoi insegnamenti e per fortuna gente con cui discutere non mi manca.

  23. Sì, e me ne rallegro, ma ciò non toglie che hai un modo arrogante e indisponente di discutere. Forse te l’hanno già detto, forse è la prima volta. Rimane che per me hai un modo di discutere sgarbato. Prova a fare uno sforzo e a esprimere le tue opinioni senza dire che le idee degli altri sono pattume, scoprirai valli dialettiche sconfinate.

  24. Proprio il fatto che il voto della Consulta sia giunto con voto a maggioranza significa che ci sono valutazioni di costituzionalisti che sullo stesso tema hanno opinioni diverse (e i giornali si sono sbizzarriti nel citare opinioni e interpretazioni variegate in questi giorni): è anzi segno che la Costituzione è interpretata come corpo vivo e non come feticcio cristallizzato, atteggiamento che la rende ancora attuale e non imbalsamata. Non è quindi scandaloso che il Presidente della Repubblica possa avere ricevuto pareri favorevoli al lodo Alfano. Così come la sua bocciatura non è sintomo di inefficienza di Napolitano (anche se la reazione seccata del Presidente dimostra che su questo aveva preso una decisione non affrettata).

    Scalfaro, nel corso dei suoi 7 anni, vide bocciare per illegittimità costituzionale ben 26 leggi promulgate da lui, questa è la prima in due anni e mezzo per Napolitano (fonte Corriere, che ricorda che a Pertini ne furono respinte 43 e a Ciampi 9). Non credo che le considerazioni dell’ultimo paragrafo siano pertinenti.

  25. Tutti i “lodi” vengono al pettine prima o poi…
    E un Pdr è diverso dall’altro, dato che sono persone diverse, con idee diverse di fare politica e Napolitano, non dimentichiamolo, è stato appoggiato anche da chi adesso lo critica, storia vecchia italiana come la canzone della Patti Pravo”Oggi qui, domani là,io vado e vivo così…”
    Un abbraccio malato ( ho una bruttissima bronchite ) ma vigile e sempre affettuoso

  26. Hamelin, interessanti i dati che riporti. Ma le 26 leggi bocciate dalla Corte Costituzionale, furono promulgate da Scalfaro tutte in prima battuta, o anche in seconda?

  27. Sinceramente lo ignoro, ma è possibile che, su numeri così grandi, possano essere un po’ e un po’. In ogni caso, quel che volevo scrivere è che la bocciatura di una legge non è una condanna né per il Parlamento che l’ha approvata né per il Presidente della Repubblica che l’ha promulgata: rientra nel gioco della dialettica costituzionale l’esistenza di valutazioni diverse e di organi che aiutano a tenere fede alla Costituzione. E che su questa specifica norma ci fosse un’opinione contraria lo dimostra la mancanza di unanimità dell’Alta Corte (i 6 favorevoli sono numericamente superiori al numero di giudici in “quota Pdl”, quindi non hanno risposto a ordini di scuderia, sempre ammesso che a quei livelli agiscano, come dice Berlusconi, ordini di scuderia). Del resto anche l’irrituale precisazione di Napolitano che spiega di essersi rifatto alla giurisprudenza della stessa Corte dimostra che la cagnara che c’è in questi giorni è il clima meno adatto per giudicare con serenità la dialettica che in un paese normale dovrebbe essere scontata.

  28. Fabrizio A

    i contributi di questo blog sono molto interessanti,sento che c’è voglia di partecipare e discutere vera e non sapete quanto mi fa piacere.
    Concordo assolutamente con le considerazioni di hamelin e cerco di spiegare meglio aancora quello che penso.
    Ciampi – da AdF indicato a modello di presidente-garante – nel 2004 la Schifani la aveva promulgata: e non era molto meglio – anzi sicuramente peggio – di quest’ultima: non mi sembra di aver sentito allora però strali da parte di nessuno circa una sua responsabilità “morale” o ancor peggio politica sulla legge.
    E questo conferma la bontà di quanto scrive hamelin circa l’imbarbarimento del clima in questi anni,e la sensazione diffusa che hanno molte persone che la sinistra riesca a stare unita solo quando si fa “casino” su berlusconi.
    Tornando a Napolitano brevemente,il potere di veto debole del PdR è chiaro che deve limitarsi ai soli casi di incostituzionalità manifesta: e con tutto che Berlusconi è quello che è, non è che si possa adattare il “vestito” costituzionale al soggetto del momento.
    Se è vero che è un eversore, è vero pure che sono 15 anni che il sistema democratico non lo espelle, nonostante la sinistra abbia avuto le sue brave possibilità di governo e quindi di fare una legge serie sul conflitto di interessi, mettendo in “sicurezza” – o almeno provando a farlo – il fenomeno.
    Invece la verità è che ci siamo – al solito – fatti male da soli.
    Lo stesso Di Pietro ancora oggi non ci racconta per quale motivo dopo 45gg come Ministro LLPP nel 1998 si dimette (il motivo per cui ha lasciato la toga viceversa i beneinformati magistrati a lui vicini all’epoca invece lo sanno eccome..ma non lo dicono: a me qualcuno lo ha raccontato..ed è per questo che oggi non riesco proprio a votarlo e considerarlo defensor delle anime belle e pure,senza macchia).
    Non è Napolitano il “pavido”, il problema da affrontare, il mancato rimedio a Berlusconi,non sono queste le occasioni perse su cui dobbiamo interrogarci e fare polemiche: sono ben altre,queste servono solo ad aiutare Berlusconi (che avrebbe facilmente dimostrato una congiura istituzionale nel caso di mancata promulgazione della legge da parte del PdR).
    E invece adesso a mio avviso ce l’ha il sultano il problema di dimostrare all’opinione pubblica la inesistenza di una emergenza democratica nel momento in cui dovesse perseverare in un atteggiamento di rifiuto del giudizio della magistratura costituzionale, e volesse insistere facendo approvare una legge identica o quasi: sarebbe la conferma anche per un sordo o un cieco che quello che gli interessa non è prevedere una generale ed astratta immunità per il premier dalla magistratura comunista oggi come domani,ma quello di evitare i suoi personali processi.
    E noi nel frattempo che facciamo?Pensiamo a mettere all’indice Napolitano,reo di non aver utilizzato un potere “eccezionale” di paralisi di una legge appena dichiarata incostituzionale solo – purtroppo – a maggioranza dai giudici deputati a farlo.
    Invece di approfittare del momento “favorevole” sferrando un attacco politico che evidenzi una proposta alternativa, vediamo l’opposizione come al solito frantumarsi in mille posizioni,ci occupiamo di sottili analisi esegetico-giuridiche individuando in Napolitano il problema.
    La verità è che così facendo facciamo proprio il gioco del nano,che sostiene che senza di lui a far da collante alla sinistra – il cui unico comune denominatore è l’antiberlusconismo – noi non abbiamo altri argomenti, nè programmi condivisi di governo, e che puntualemete anche vinte le elezioni ci sfasciamo.
    Invece bisogna tornare alla politica vera..anche partendo dalla voglia di quanti scrivono su questo blog.
    Me sò stancato de ‘sto nano maledetto!!

  29. Fabrizio, per carità: questo è solo un blog, non è mica un organo della Sinistra. Se lo fosse, ossia se dirigessi l’Unità, non avrei attaccato Napolitano in questo momento. Lo avrei forse attaccato quando promulgò la legge senza colpo ferire, ma di certo non ora.

    E’ chiaro che in questo momento in cui Berlusconi ragiona sulle possibilità e le conseguenze di un colpo di mano, occorre difendere le istituzioni al massimo. Il cainano sta pensando di destituire Napolitano e magari anche di arrestare i giudici “comunisti”. Dice che vuole usare le tv per ridicolizzare i giudici di Milano. Penso che sia in un momento di grande difficoltà, ma naturalmente il PD è chiuso per congresso e l’unica voce che si sente è Di Pietro. Che magari non si esprimerà sempre in modo urbano e corretto, ma almeno urla contro il Sultano e pare essere l’unica voce politica.

    Ricordiamoci sempre che nel Parlamento italiano pochi giorni fa abbiamo assistito all’espulsione per 5 giorni di un deputato dell’IDV, “reo” di aver dato del “mafioso” al provvedimento sullo scudo fiscale e su chi lo ha voluto. E’ stato espulso su richiesta di Italo Bocchino (PDL) il quale ha ricevuto una richiesta di arresto dai giudici di Napoli per l’affaire Global Service, richiesta che è stata respinta dal Parlamento. Capito, Fabbrì? Il deputato che dovrebbe stare in galera è in Parlamento, e ottiene l’espulsione per 5 gg del deputato che ha espresso un’opinione forte. Così va il Parlamento italiano.

    http://archiviostorico.corriere.it/2008/dicembre/18/Napoli_arresti_bufera_sulla_giunta_co_8_081218019.shtml

  30. Il fatto è che anche politicamente questa vicenda si ritorce contro la sinistra (non scambiate per l’elettorato italiano i blogger o le conversazioni tra élite). Tutte le rilevazioni dimostrano che solitamente quando Berlusconi è sotto attacco massiccio di stampa-magistratura-ecc, i suoi elettori si ricompattano. in queste occasioni i delusi da Berlusconi avvertono una fastidiosa persecuzione e gli ridanno fiducia. I dati che lui propaganda in questi giorni saranno anche trionfalistici ma non troppo lontani dalla realtà. Alla sinistra converrebbe invece puntare su ciò che del governo ritiene non vada (politica economica, politica estera ecc) e chiedere il voto a chi aveva scelto Berlusconi per cose che ha disatteso. Il premier perde voti quando è incalzato sull’azione di governo e non ci sono distrazioni (pseudo-complotti ecc) per l’opinione pubblica. Capisco che è un processo più lungo e tedioso (del resto questo avviene in ogni democrazia normale), ma è anche l’unico per evitare che a ogni spallata che lo fa cadere vi sia una grossa stampella elettorale che lo rimette in carreggiata.

  31. Hamelin, ragionamento che si è dimostrato vero, il tuo. E posso essere d’accordo anche io. Però a patto che noi non si faccia finta di niente, sul versante condanne e crimini commessi dal Sultano. Io non sono nemmeno per tralasciare i comportamenti amorali o indegni, se è per questo. Poi, ci si deve concentrare sul suo fallimento politico-economico, non c’è dubbio alcuno su questo.

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