Nomen omen

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Ora, quando si parla di nomi io dovrei solo stare zitto. Eppure, è uscita questa ricerca tedesca, che meravigliosamente potrebbe essere riassunta con una delle frasi dette da una delle prof intervistate: “Kevin non è un nome, è una diagnosi”. Io mi sono sempre trovato a spiegare come hazzo mi chiamo: fossero professori, amici o perfino studiosi d’arte, a meno di trovare il patito del Surrealismo russo, nessuno ha mai collegato “Sciltian” a “come il pittore di Rostov”. E’ successo talmente poche volte che me le ricordo tutte e 4. Quattro in 35 anni, mica male, no?

Ora, la ricerca mi mette un po’ in crisi. Perché se in effetti la mia famiglia conferma la sostanza della ricerca (nomi ricercati e acculturati corrispondono a famiglie ricercate e acculturate, mentre nomi televisivi e dello spettacolo corrispondono a famiglie poco istruite e boccalone) si alza atroce il dubbio: e io, che volevo chiamare i miei figli Candy, Terence*, Lady Oscar, Lamù e Ataru, non lo potrò più fare?

* = Voi ci scherzate, ma l’ondata dei Terence in Italia c’è stata eccome, proprio quando le donne della mia generazione hanno cominciato a essere in età da figli. Sia detto per inciso, sto scherzando: non ho mai pensato di chiamare i miei figli Candy, Terence, Lady Oscar, Lamù e Ataru. Al limite, Aktarus.

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12 pensieri su “Nomen omen

  1. Caro Sciltian, allora io sono messa mele mi sa che sono ibrida: ho scelto i nomi dei miei figli per dargli le ali, il grande come un Arcangelo ma la seconda come l’eroina televisiva di una serie di film degli anna 60, tratte da altrettanti romanzi di Anne e Serge Golon, il mio cane si chiama come il più famoso compositore austriaco ma perchè mi piacque lo sceneggiato che vidi sulla sua vita e poi comprai il libro della sua biografia e il prossimo cane lo voglio chiamare come il famoso gabbiano.
    Che vor dì, che so ‘ na snob trash?:-D
    un abbraccio
    ps: Adoravo Candy Candy, sono deviata per questo? 🙂

  2. Anch’io ho un nome insolito, non quanto il tuo forse ma poco diffuso, almeno al nord italia dove vivo. Le persone che lo sentivano per la prima volta si sono sempre divise in due gruppi, quelli affascinati e che non lo dimenticavano più, e quelli che probabilmente non lo capivano mentalmente, non lo ricordavano mai e lo storpiavano in tutti i modi possibili, nonostante le cinque-lettere-cinque di cui è composto.
    Quasi tutti gli insegnanti mi chiamavano per nome e mai per cognome come facevano con gli altri, ma non ho mai avuto l’impressione che influisse sulla loro opinione verso di me e le mie capacità, credo piuttosto abbia influito di più il mio essere un piccolo gay chiaramente visibile.
    Un capitolo a parte potrei aprirlo sui bambini che quando vogliono sanno essere di una perfidia e cattiveria assoluta, c’è stato un periodo che ho odiato i miei per avermi dato un nome poco comune. Paradossalmente oggi i bambini appena lo sentono mi guardano meravigliati e un po’ invidiosi, diciamo che negli anni ci sono stati alcuni eventi che hanno portato alla ribalta il nome, o meglio, la famiglia di appartenenza….

    Per quanto riguarda i nomi di Candy e Terence io ti prendo sul serio, perché conosco personalmente un caso: una famiglia di giostrai che vedevo una volta all’anno quand’ero bambino, ogni anno la mamma arrivava con il pancione e agli ultimi due , la settima e l’ottavo, hanno dato i nomi proprio dei due innamorati della” serie cartonata”.

  3. I casi migliori dalle mie parti sono i nomi stranieri che in più sono stati reinterpretati all’anagrafe: Maicol, Gennifer, Gionata…

    La questione della discriminazione è sicuramente vera, ammetto che anch’io sentendo un nome così mi faccio subito dei pregiudizi sulla famiglia di origini di queste persone. Compito di ciascuno, e soprattutto di un insegnante, è scacciarli e non farsene influenzare.

  4. rossana

    Sciltian, sei fortunato: a me capitò un incolpevole alunno di nome Maico, non ho mai capito se figlio del rischiatutto o di protesi per non udenti.

  5. riki

    Mamma mia che cosa triste.
    Della serie “le colpe dei padri ricadranno sui figli”. L´ho sempre odiata sta cosa.
    Io sarei per dare ai figli un codice, un PIN e poi quando sono sufficientemente maturi si scelgono il nome da soli. Io volevo tanto chiamarmi Riccardo, come il cuor di leone e invece mi han chiamato come il primo martire. Meno male che internet ci dá la possibilitá di avere uno pseudonimo.
    Saluti,
    riki 🙂

  6. non ho un nome insolito, diciamo poco usato ecco…
    da qualche anno nascono tanti “figli della soap-opera”, tanti di quei Dylan da far invidia pure all’america
    la verità è che ci lasciam trascinare anche in queste cose, influenzare…e parlano solo di suina….
    il tuo nome mi piace però..

  7. Carlo

    Io ho sempre sognato di chiamare mio figlio Ezechia come un cazzutissimo Re d’Israele ma mi fermo il dubbio che il piccolo me ne avrebbe voluto. (Optai per Davide)

    p.s.

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