Django Unchained: all’anema del capolavoro

16 gennaio 2013 § Lascia un commento

Ho visto Django Unchained al cinema (esce domani in Italia) e mi è molto piaciuto.

Warrior, una recensione

12 settembre 2011 § Lascia un commento

Vincendo un forte scetticismo, la compagna di viaggio e io siamo andati a chiuderci per due ore e mezzo nel bellissimo cinema Varsity, vicino casa, per vedere Warrior, film di Gavin O’Connor (voi l’avevate mai sentito? Io no) con Joel Edgerton, Tom Hardy e Nick Nolte. Che se non fosse per il vecchio Nick, splendido nei panni di un anziano padre che ne ha sbagliate troppe, ma anche ostaggio di due figli che non gli perdonano la morte della mamma, sarebbe stato un film in cui proprio non conoscevo nessuno nessuno. La storia è di quelle che trasudano testosterone e sudore a ogni fotogramma: due fratelli che non si vedono da una quindicina d’anni si trovano a combattere per ragioni diverse in un circuito di boxe thailandese (credo) ad Atlantic City. In palio, 5 milioni di dollari e molto altro sul piano personale.

Nonostante le poche credenziali, e qualche scivolata nello stereotipo che un regista non statunitense si sarebbe probabilmente risparmiato (vedere il passaggio del fratello più giovane nella guerra d’Iraq, con conseguente azione eroica eccetera eccetera, ma anche il progredire dei combattimenti vittoriosi dei due fratelli, che naturalmente s’incontreranno uno contro l’altro nel match finale) il film, inaspettatamente, regge, e regge pure bene. Davvero molto buona la sceneggiatura, con dialoghi di altissimo livello e una trama non poi così banale, se anche il finale ce lo siamo tutti immaginati prima di vederlo. Molto credibile la recitazione dei tre attori principali, così come la costruzione fisica dei due fratelli. Sarebbe facile credere che uno dei due, Tom Hardy, sia stato preso di peso dal mondo dei combattimenti e messo davanti a una telecamera, perché io muscoli così sviluppati su un attore non li vedevo dai tempi del primo Conan di Schwarzenegger, con la differenza che questi non sono pompati da anabolizzanti, ma ricavati da anni di allenamento in palestra. Invece, a leggere la sua bio, sembra proprio che il ragazzo sia destinato a diventare il nuovo Matt Damon degli anni Dieci, con in più una componente bisessuale ostentata con tutto rispetto. Chapeau.

Alla fine, Warrior è un film di uomini duri per uomini duri, ma dove i sentimenti e perfino le lacrime hanno una grossa parte. Molto ben curata la componente edipica e il rapporto dei due figli col padre reietto, pressoché inesistenti i ruoli femminili. Un film originale, di sicuro, che fa volare le 2 ore e mezzo. La sala era mezza piena, e ho sentito diversi spettatori uomini piangere, vergognandosi delle loro lacrime, per altro, segno che erano proprio coinvolti. In effetti, la pellicola ha preso anche due iper-scettici ironici come noi, per cui immagino che in generale la risposta del pubblico sarà molto buona, almeno in Nord America.

Il posto (1961) di Ermanno Olmi

18 marzo 2010 § 2 commenti

Copertina del DVD per il Nord America

Ieri mi sono fidato del giudizio di Matteo Garrone, che nell’intevista al DVD di “Gomorrah” (notare la “h” in fondo, che significa che parlo del DVD per il mercato anglosassone) citava esplicitamente le sue fonti ispiratorie per il suo piccolo capolavoro. Uno dei due film citati è stato Il posto“, di Emanno Olmi, anno di grazia 1961, che per Garrone era a sua volta “un capolavoro”. Incuriosito, ho preso in prestito dalla mitica Kelly Library questo film di Olmi. Signori, giù il cappello e cinque stelle.

Il regista, qui al suo esordio autoprodotto con la vendita di una sua casa a Bergamo, riesce a descrivere una Milano del 1961 totalmente altra rispetto a quella che ho potuto conoscere io, non solo oggi ma anche negli anni Ottanta. Il mito agognato del posto di lavoro a tempo indeterminato, tipico di quell’epoca lontana, è descritto benissimo dal regista, che riesce a farlo apparire per quello che poi filosoficamente è: un traguardo ambito, un punto di arrivo e di partenza, ma anche una vera tortura, un inferno miserissimo miserrimo.

Eppure, “il posto” è quello che dà un senso a questi uomini, così piccini e semplici, chiusi in una mentalità provinciale milanesotta di allora, nella quale se correvi per strada venivi fermato da un passante in bici che ti chiedeva ragione della tua corsa (!), tu ti sentivi di doverti giustificare, dicendo che eri in ritardo e lui ti rampognava perché anziché correre avresti dovuto alzarti prima e essere in tempo (!!!) Dio santo, penso sarei diventato Renato Curcio fossi vissuto in quella Milano di allora.

Fantastiche poi le descrizioni delle selezioni di lavoro, col “test psico-tecnico”… e gli orari d’ufficio che sono sostanzialmente come quelli che raccontava Villaggio in Fantozzi, però qui c’è un umorismo sottile e timido rispetto alla comicità grottesca di Fantozzi. L’unica spostamento sulla comicità – geniale, ho riso ad alta voce come un idiota – è nella scena finale, quella della conquista del banco da lavoro più vicino al superiore, con questi che riceve la critica del suo sottoposto dell’ultimo banco quando il neo assunto occupa il banco in prima fila dell’impiegato morto da poco, e dopo aver fatto un’espressione come a dire “Ma guarda tu cosa mi tocca sentire”, poi invece va dal giovanissimo neo-assunto e lo prega di spostarsi in fondo, di liberare quel banco così ambito “Sa, per questioni di anzianità”. E come il nostro si sposta indietro, c’è una corsa degli altri impiegati ad accaparrarsi il posto fisico lasciato libero, con scorno dell’impiegato dell’ultimo banco, che potrà “avanzare” solo di una fila. Lì manca il Filini e la Signorina Silvani, ma per il resto la scena è proprio da Fantozzi.

In generale, un gioiellino, sto film, che permette di fare un viaggio nel tempo e vedere uno spicchietto di quella Italia del post boom che ha accolto la generazione dei miei genitori. Sembra, a giudicarla cogli occhi di oggi, un’Italia ESTREMAMENTE più semplice, buona, ingenua, provicinale, accogliente, illusa e affabile, così altra rispetto a quella di oggi, nella quale nei ristoranti le donne anziane si prendono la libertà di rivolgerti una parola, mentre le donne della tua età o più giovani hanno talmente introiettato l’idea di essere inferiori, che siedono tutte insieme (come facevano le mie amiche, ma alle elementari!!!) e non si azzardano a parlarti, se non dopo che le hai ben corteggiate… Hahahaha, che gran film ha fatto Olmi, e che bravi gli attori principali, dei quali per altro sul dvd non v’è traccia di nome! Si tratta comunque di Loredana Detto, futura moglie di Olmi, e di Sandro Panseri (davvero grande). Come nella tradizione del neorealismo, Olmi scelse attori non professionisti, gente presa fuori dalle scuole di avviamento al lavoro, perché secondo lui la gente dipinge sul viso ciò che sente dentro, con la vita. Molto vero, e il suo casting si rivela azzeccato oltre ogni limite.

The End of the World – Matt Alber

17 settembre 2009 § 2 commenti

Tonight I saw a movie that touched a few chords inside me. It’s entitled The New Twenty, and for those who can understand what I mean, it’s a XXI century St.Elmo’s Fire, a film I really loved. The soundtrack for The New Twenty is a gem, and since I care for you all, I post the music video hereby.

Matt Alber – End Of The World

I don’t want to ride this roller coaster
I think I want to get off
But they buckled me down
Like it’s the end of the world
If you don’t want to have this conversation
Then you better get out
Cause we’re climbing to our death
At least that’s what they want you to think
Just in case we jump the track
I have a confession to make
It’s something like a cork screw

I don’t wanna fall, I don’t wanna fly
I don’t wanna be dangled over
The edge of a dying romance
But I don’t wanna stop
I don’t wanna lie
I don’t wanna believe it’s over
I just wanna stay with you tonight

I didn’t mean to scream out quite so loudly
When we screeched to a halt
I’m just never prepared
For the end of the ride
Maybe we should get on something simpler
Like a giant balloon
But I’ve got two tickets left, and so do you
Instead of giving them away to some stranger
Let’s make them count, come on
Let’s get back in line again and ride the big one

Don’t you want to fall, don’t you want to fly
Don’t you want to be dangled over
The edge of this aching romance
If it’s gonna end, then I wanna know
That we squeezed out every moment
But if there’s nothing left can you tell me why
That it is you’re holding onto me
Like it’s the end of the world

Dove sono?

Stai esplorando le voci con il tag cinema su Anellidifum0's Blog.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 69 follower