“La piramide del caffè”, una recensione
10 maggio 2013 § Lascia un commento
Ho letto l’ultimo romanzo di Nicola Lecca e mi è piaciuto, anche se non l’ho trovato il suo migliore.
Se la passione per la musica classica è uno dei lacci più evidenti che fasciano la produzione di Lecca, dal bellissimo“Hotel Borg” all’asfissiante “Il corpo odiato”, passando per il sordo “Ho visto tutto“, il dolore addomesticato è invece la sottotraccia psicologica che lega i suoi romanzi. La mestizia, la tristezza, il dolore ormai quasi silenzioso o comunque sempre solo sussurrato, che avvolge placido ogni protagonista nelle sue spire ormai abituali, quotidiane. Un dolore che ormai si porta come una vecchia fede nuziale: senza accorgersene. Un dolore che, tuttavia, non impedisce la nascita di sogni, pur all’interno di un percorso psicologico segnato e limitato.
Sembra quasi che l’autore abbia conosciuto il dolore cupo, e oggi, finalmente, si liberi in parte dalle sue tenebre libro a libro, attraverso queste pagine scritte, questo nitore di parola, questo uso pacato, colto e consapevole della parola, in uno stile a tutti gli effetti letterario.
Qui la recensione intera, sul Fatto Quotidiano.
Son sempre 50 punti
3 maggio 2013 § Lascia un commento
Ok, lo so, ormai è come sparare sulla Crocerossa, ma non è colpa mia se Scalfar8 ha definito le posizioni omofobiche di M. Biancofiore come “molto conservatrici”. Roba che se lo leggono i conservatori di Canada e UK lo querelano. http://www.ivanscalfarotto.it/2013/05/03/diritti-civili-il-ruolo-del-parlamento/
Gli atleti non possono essere gay, le atlete lo sono tutte
3 maggio 2013 § Lascia un commento
Si parla di diritti civili, coming out e stereotipi sul mio ultimo pezzo per Il Fatto Quotidiano.
Le differenze fra grosse koalitionen e grosso inciucione
1 maggio 2013 § 2 commenti
Ce le riassume in brevissimo il signor Alessandro Heinemann, tesserato SPD e PD:
1) nel 2005 in Germania matematicamente non vi era alternativa fattibile alla coalizione CDU-SPD,perché non vi furono altre maggioranze fra due partiti (ed è piú facile fare una coalizione in due che in tre – tranne in Italia dove ci piace l’ammucchiata).
2) i democristiani tedeschi si distinguono dal PdL non solo per concetto dello stato e di legalità, ma anche per pragamtica: Non troverá pluriimputati, pluricondannati, ex squadristi fascisti e un presidente al quale il partito letteralmente appartiene.
3) spiace dirlo, ma anche il PD è ben diverso dal partito socialdemocratico tedesco, sia per la sua eterogeneità ideologica molto maggiore, sia per strutture interne. Perchè la democrazia all’interno di un partito non si fa solo con le primarie. Tanto per dirne una: La SPD sulla Grosse Koalition ci ha votato prima di andare al governo, in un congressoregolare, con la direzione nazionale e deputati eletti dai circoli e gruppi regionali. Non mi pare che nel PD avessimo assistito a un operazione simile in questi giorni.
Scalfarotto e PD, votate Rodotà
20 aprile 2013 § 1 commento
Questo pezzo è uscito ieri sul Fatto, scritto un’ora prima che Prodi venisse impallinato da 101 franchi tiratori interni al PD.
Sono rimasto basito dall’articolo del Grande Elettore Ivan Scalfarotto (vice-presidente del Pd) in cui ha spiegato perché uno come lui, democratico già iscritto al Partito Radicale, alfiere dei diritti civili, ha deciso di non votare per Stefano Rodotà, anch’egli ex Radicale, anch’egli alfiere dei diritti civili, già deputato della Sinistra Indipendente (fu il gruppo parlamentare ulivista ante-litteram, di non iscritti al Pci e provenienti dalle aree laico-azioniste o cattodem, che ebbe fra i suoi esponenti Altiero Spinelli, Edoardo De Filippo, Cesare Terranova, Gino Paoli). Quel Rodotà già europarlamentare, e oggi giurista e accademico di prestigio internazionale che ha insegnato negli Stati Uniti, in Canada, in America Latina, in India, in Australia. Uno degli autori della Carta dei diritti fondamentali della Unione Europea.
Scalfarotto non ignora tutto ciò e definisce Rodotà per ciò che è. Addirittura aggiunge: “Stefano Rodotà, per me, è uno dei grandi italiani viventi.” Quindi anche Scalfarotto non ha alcun dubbio sulla limpidezza della candidatura di Rodotà al Quirinale, che in un precedente articolo avevo riassunto in modo semplice come di bella perfezione.
Dice però Scalfarotto: “Non sono (solo) le caratteristiche personali del candidato o la predilezione del grande elettore per il potenziale Presidente a contare.” E già qui non sono d’accordo. Le qualità personali del candidato sono ovviamente sempre fondamentali, in qualunque genere di elezione, che sia diretta o indiretta, per mero rispetto dell’etimologia del termine. Nella elezione del Presidente della Repubblica, poi, sono proprio dirimenti. Perché si deve scegliere una personalità di enorme prestigio nazionale e internazionale, in grado di rappresentare l’unità della nazione in Italia e all’estero. Quindi le sue qualità personali sono imprescindibili, sennò andrebbe bene eleggere l’esponente di una qualunque maggioranza assoluta, cosa che anche se la Costituzione prevede dalle quarta votazione in poi, non è in sé auspicabile.
Scalfarotto continua: “Cosa rappresenterebbe un voto per Rodotà? La risposta è che la scelta del professore avrebbe senso solo se, in termini politici, essa costituisse la legittimazione e lo ‘sdoganamento’ del M5S nel quadro politico-istituzionale del paese.” Ma che diamine, on. Scalfarotto, il M5S lo hanno sdoganato quei 9 milioni di italiani che lo hanno votato. E’ entrato nel Parlamento con il 25% dei voti! E ha oggi la forza di proporre un proprio candidato, intelligentemente scelto all’interno della cultura politica oggi di maggioranza in Parlamento, la Sinistra. Oltretutto, Scalfarotto, un po’ di fiducia in Rodotà: lei pensa che avrebbe accettato la candidatura da parte di M5S se il suo ragionamento fosse accorto? Io no.
Scalfarotto continua: “[Rodotà] Non è un’idea che si vuole condividere, ma solo un’altra proposta ‘prendere-o-lasciare’ che non risponde a un pensiero di costruzione di un sistema comune“. A me sembra che Grillo, invece, proprio a partire dalla proposta di bandiera Gabanelli, abbia cambiato passo, offrendo al Pd la possibilità di una collaborazione di governo, se questo avesse contribuito a eleggere il candidato M5S al Quirinale.
In ogni caso, on. Scalfarotto, se anche fosse giusta la sua interpretazione sul “prendere-o-lasciare” ci sono casi in politica in cui si deve prendere. Perché il candidato è particolarmente buono, perché i numeri lo impongono, perché non si può sapere cosa porterebbe questo primo accordo fra Pd e M5s per il vicino futuro. E soprattutto perché non si fa politica sostenendo che siccome il miglior candidato possibile lo ha proposto il partito sbagliato, allora noi non lo votiamo. Non almeno per il Quirinale, Scalfarotto, dove l’eletto deve proprio essere rappresentativo di culture politiche plurali.
Concludo infine sulla scelta di Prodi, fatta dal Pd: come tutti sappiamo, Prodi non ha i numeri per essere eletto nemmeno con la maggioranza assoluta. Anche immaginando zero franchi tiratori nel Pd (e vedrete: ce ne saranno, invece), la somma di Pd e Sel non arriva a quota 504. Allora: o Prodi ha in tasca un tacito accordo con Grillo e Casaleggio per essere soccorso nel segreto dell’urna da un centinaio di voti del M5S, oppure non sarà eletto Presidente della Repubblica.
E se questo succederà, il Pd avrà messo il suo capo nel tritacarne pur di non votare Rodotà, che fu già il presidente del Partito Democratico della Sinistra. E chi verrà dopo Prodi sarà senza dubbio peggio di Rodotà, perché sarà eletto coi voti di Berlusconi. Va bene il tafazzismo, on. Scalfarotto, ma uccidere in un colpo solo due padri storici del proprio olimpo a me pare una roba da dimissioni e scioglimento del partito. A lei?
Il Post copia Anellidifum0
19 aprile 2013 § Lascia un commento
Vedo di essere diventato ispirazione in tutto e per tutto a quelli de Il Post.
L’occasione per de-berlusconizzare l’Italia
5 marzo 2013 § 3 commenti
“Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare” diceva Belushi in Animal House. Speriamo che Grillo sia un duro e non uno tutto chiacchiere e distintivo, ora che il distintivo glielo hanno dato alcuni milioni di elettori.
Ne ho parlato sul Fatto Quotidiano.