L’omofobia delle piccole cose

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E’ sempre difficile rendersi conto di quanto si è omofobi. Perché per essere omofobi non è necessario arrivare a insultare o sputare in faccia a una persona gay, né, ovviamente, è necessario commettere crimini violenti contro un uomo gay, bisessuale, o una donna lesbica. No, l’omofobia si può individuare da piccoli atteggiamenti, apparentemente innocui, che in realtà esprimono un disagio interiore nei confronti di chi è omosessuale o del fatto che si parli apertamente di omofobia.

Prendiamo ciò che è accaduto fra ieri e oggi tra i commenti del mio ultimo post sul Fatto Quotidiano. Devo anche specificare che questo post non può essere pubblicato sempre sul sito del Fatto, perché hanno una (giusta e comprensibile) politica che impone di non citare in nuovi post commenti dei lettori, per evitare “di alimentare polemiche da parte dei commentatori citati e in generale della community.”

Ieri ho pubblicato una lettera aperta di Guido Allegrezza al sindaco di Roma, Ignazio Marino. Nel cappello del post ho richiamato due recenti fatti di cronaca nera romana, il suicidio per depressione di un gay 21enne, e l’omicidio di un gay 28enne. Ho poi ricordato che Roma, come città, è teatro da molti anni di omicidi o suicidi di persone gay, al punto che già nel 2002 Andrea Pini pubblicò un libro intitolato “Omocidi“, la cui descrizione, aggiungo qui, recita “In Italia i delitti contro i gay sono molto più numerosi di quanto si creda.

Ebbene, diversi commentatori sono intervenuti rivendicando che il mio post, pubblicato nel pomeriggio del 9 gennaio, non parlasse di un caso di cronaca avvenuto alcune ore dopo, nella sera del 9 gennaio, sempre a Roma. Si tratta dello stupro di una ragazza di 24 anni, avvenuto nel cuore della Capitale, fra via Frattina e via Bocca di Leone. Altri invece hanno contestato l’uso del termine “omocidio” che, come spiegato nel post, è un neologismo di un qualche successo, dal momento che è adoperatoda un decennio e più anche come titolo di alcuni libri.

Ora, se io fossi in grado di scrivere dei fatti di cronaca che avvengono nel futuro e non nel passato, non farei il blogger, ma leggerei il futuro. Il punto però è: ma se il mio post parla di una lettera di un militante gay indirizzata al sindaco di Roma, per quale motivo c’è chi commenta in modo gratuitamente feroce “Se la ragazza non era gay mi sa che non è una problematica ne dell’autore ne di marino.” Come si può pensare che se un blogger parla di un fatto, automaticamente significa che non gli interessa parlare d’altro?

Un’altra lettrice scrive: “I delitti contro i gay fanno notizia, lo violenza su una donna , evidentemente, no.” Ma davvero siamo messi così male, in Italia? Davvero esistono ancora donne che pensano che le violenze sulle donne sono nascoste dalla stampa italiana? A me pare che, al contrario, la stampa italiana dia molto risalto a tutte le notizie che riguardano violenza sulle donne, come giusto che sia, per altro. Certamente c’è una quota significativa di violenze sommerse, nel senso che non vengono denunciate e quindi la stampa non ne parla. Ma lì il problema è a monte, non nella valle giornalistica.

Un terzo commentatore scrive: “i gay 21enni suicidi negli ultimi mesi sono stati due…e tutti gli altri suicidi non gay?” Ora, che il suicidio sia un fenomeno potenzialmente di tutti, a prescindere dall’orientamento sessuale, è un’ovvietà. Ed è anche vero che il tasso dei suicidi in Italia stia aumentando a causa della crisi economica. Lo dicono i dati Eurispes. Gli stessi dati confermano che sia nello storico che nel solo dato del 2013, gli omosessuali si suicidano più degli eterosessuali, in rapporto al loro numero. E in ogni caso, in un post che cita una lettera di un attivista gay al sindaco di Roma, è parso di buon senso ricordare gli ultimi due casi di cronaca nera che hanno riguardato nella scorsa settimana, cittadini romani gay. Se la prima reazione è “e come mai non parli degli altri suicidi non gay”, c’è qualcosa che non va in chi commenta così.

Il tentare di sminuire, il chiedere di parlare d’altro quando si tratta di omofobia o di suicidi od omicidi gay, sono tutti piccoli esempi di omofobia. Sono segnali di insofferenza verso il fatto che si affronti questo tema in modo aperto ed esplicito. Meglio che dei suicidi e degli omicidi dei finocchi non si parli sulla stampa: ci sono cose più importanti di cui uno può e deve leggere. Ebbene, io non la penso così. E dico, candidamente, ai miei commentatori di farsi un esame di coscienza. Di domandarsi come mai un innocuo post su una lettera aperta al sindaco Marino, in cui si chiedeva null’altro che un discorso istituzionale di solidarietà verso i gay che hanno subito violenza, abbia scatenato commenti così poco empatici, poco civili e poco dignitosi.

Un pensiero su “L’omofobia delle piccole cose

  1. MariBerlinese

    Grazie per questo bellissimo testo. Del fenomeno descritto nell’ultimo passaggio me ne sono accorso solo qualche giorno fa in occasione dell’outing di Thomas Hitzlsperger, il calciatore tedesco.

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